04/07/2019

E tr-Rackete, è arrivata la telenovela di luglio

autore: Nicolò Zuliani
E tr-Rackete, è arrivata la telenovela di luglio

Lo strazio all’acquapazza che in questi giorni flagella le pagine dei giornali si chiama Sea Watch. Per quelli di voi che hanno altro da fare, proverò a riassumere. La nave di una ONG è governata da un capitano tedesco, tale Carola Rackete. Ha a bordo 42 anime ed entra nelle 12 miglia di acque italiane a Lampedusa. La Guardia costiera e la Guardia di finanza la avvisano che c’è il blocco navale. Lei resta al largo in attesa di sviluppi, poi a bordo i viveri scarseggiano, stanno sotto il sole che picchia e nessuno dei 42 passeggeri sa nuotare. Il capitano decide di entrare in porto lo stesso, in piena notte. Durante l’attracco quasi stritola una modovedetta della Guardia di Finanza che sta tra la sua nave e il molo.

La dinamica della collisione può saperla solo chi era in plancia

Da marinaio con regolare patente nautica, guardando la stazza della Sea watch e la visibilità, secondo me il capitano ha calcolato male il dislocamento del suo bestione o non ha visto la motovedetta. Sono speculazioni, comunque. Tutto finisce bene, non ci sono feriti e i danni sono lievi; capitano, equipaggio e passeggeri sbarcano tra scimmie eccitate dalle telecamere spettatori che si dividono tra chi applaude e chi incita allo stupro del capitano Rackete, che viene arrestata con l’accusa di aver forzato il blocco navale. Dopo 12 ore il GIP non convalida il fermo e il capitano viene condotto in una località sicura.

Tutti hanno qualcosa da dire sulla questione

Siamo in Italia, dove esistono la legge dello Stato e quella del popolo. Il primo è composto da individui selezionati per condotta morale, capacità e (un’almeno tentata) imparzialità; hanno il compito di applicare e interpretare le leggi promulgate negli anni. Il secondo è composto da anarcoidi Giamburrasca in pectore – destra o sinistra che votino – le cui uniche leggi sono bestialità tribali a metà tra Hammurabi e il Kanun.

Quando le decisioni dello Stato coincidono con le polluzioni notturne della suburra, essa applaude. In caso contrario lo Stato è fazioso, corrotto, ideologizzato e va riformato.

Una rara documentazione video degli opinion leader in questi giorni

Secondo i giornali di centrodestra i giudici sono tornati a essere rossi e ideologizzati come ai bei tempi di Berlusconi. Carola Rackete andava incarcerata, non liberata. È un tripudio di opinioni dettate da quasi competenti, ex competenti, anonimi competenti e via dicendo. Alle vesti stracciate segue l’immancabile retorica in cui non siamo più padroni a casa nostra, siamo diventati una colonia della Germania, bisogna affondare i barconi, insomma quello che gli americani dicevano di noi nel 1800.

Nel frattempo sono già sbarcati altri 200 immigrati, ma a nessuno importa perché lo fanno di nascosto.

Viceversa, secondo gli intellettuali di centrosinistra, il capitano della Sea Watch “merita il Nobel” e ha addirittura “sconfitto Salvini”. Capisco il wishful thinking, ma a livello comunicativo mi pare il contrario. Carola ha confermato che una tedesca (quindi l’Europa, agli occhi dell’opinione pubblica) può fregarsene dei blocchi navali e scaricare persone prive di documenti in un’altra nazione sotto il naso delle FF.OO, della legge e della classe politica regolarmente eletta dai cittadini.

È un regalo eccezionale alla Lega, che farà di questa baggianata una bandiera negli anni a venire e infatti dai sondaggi di tre giorni fa Salvini è al 38%. A furia di sconfitte, di blastaggi, di asfaltare, arriverà ai numeri del pentapartito.

E in tutto questo…

…lui.

Non sono marinaio perché “credo che”; sono marinaio perché dopo essere stato esaminato, lo Stato mi considera in grado di governare imbarcazioni a motore fino a 24 metri di lunghezza e mi autorizza a farlo. Eppure non conoscevo la Legge del Mare (ONU, 1982), la Convenzione Sila (Londra, 1974), la Convenzione Sar (Amburgo, 1979), l’omissione di soccorso in mare (art. 1158 del codice di navigazione) che il giudice di Agrigento ha citato nella motivazione del rilascio del capitano.

Perché giudicare non è il mio lavoro.

Rispettare lo Stato, invece, sì. Si rispetta anche quando ci mette la multa per divieto di sosta, quando assolve chi secondo noi è colpevole, quando ci arresta l’amico o ci sequestra la patente. Anche quando non incarcera Salvini o Berlusconi. Anche quando rilascia un capitano che non ci sta simpatico. È la base della civiltà.

Non ho la minima idea di come avrei gestito la faccenda al posto del capitano della Sea Watch, figurarsi se fossi stato al posto del giudice. Il mare è un posto mostruoso, dove la testa fa strani scherzi, le regole cambiano e anche le persone. Non ho mai avuto la vita di 42 uomini sulle mie spalle, ma conosco il terrore che si prova quando tutto attorno a te è blu e azzurro. Il senso di spaesamento, di alienazione, il bisogno ancestrale di mettere piede a terra. Non ho mai guardato una costa senza poterla raggiungere, non ho mai visto 42 paia di occhi terrorizzati che mi fissano come fossi Dio.

E credo pochi opinionisti possano dire il contrario.

Autore: Nicolò Zuliani

Veneziano, vivo a Milano. Ho scritto su Men's Health, GQ.it, Cosmopolitan, The Vision. Mi piacciono le giacche di tweed.
Tutti gli articoli di Nicolò Zuliani →