05/07/2019

Libia ultime notizie: a che punto è la battaglia per il controllo del paese?

autore: Michele Mastandrea
Libia ultime notizie: a che punto è la battaglia per il controllo del paese?
Libia ultime notizie: a che punto è la battaglia per il controllo del paese?

Ad ormai tre mesi dall’avvio della campagna per il controllo di Tripoli, lanciata dal generale Khalifa Haftar, la situazione politica e militare in Libia è ancora in stallo. Sul campo e nelle stanze della diplomazia rimangono forti difficoltà a superare la crisi in corso. A pagarne il prezzo sono soprattutto le migliaia di migranti rinchiusi nei centri di detenzione nel paese.

È arrivato infatti a 53 il conto delle vittime accertate del bombardamento su uno di questi centri, quello di Tajoura. L’attacco è avvenuto ad opera proprio delle forze al seguito del generale Haftar, note come Esercito Nazionale Libico, lo scorso martedì. Il leader del governo di Tripoli al-Sarraj ha dichiarato a seguito dell’attacco che potrebbe chiudere tutti i centri di detenzione attivi in Libia, liberando i migranti che vi sono detenuti.

Libia ultime notizie: la situazione sul campo

Secondo l’UNHCR i migranti soffrono durante la loro detenzione di condizioni inumane e degradanti. Per Vincent Cochetel, inviato ONU nel paese, la situazione nei campi sarebbe paragonabile a quella delle strutture dove gli Khmer Rossi cambogiani rinchiudevano gli oppositori politici negli anni Settanta.

Tra le 5000 e le 6000 persone potrebbero dunque essere rilasciate per via del provvedimento. La loro sicurezza, secondo al-Sarraj, non può più essere garantita a seguito dell’escalation militare attuata da Haftar. Quest’ultimo dal canto suo si è detto pronto a cooperare per la liberazione degli uomini e delle donne recluse. Allo stesso tempo ha però accusato il governo di Tripoli di usare i migranti come scudi umani.

Lo scorso mercoledì un attacco delle forze legate ad Haftar ha messo fuori uso la sala di controllo dei droni della base aerea di Mitiga, nella capitale Tripoli, segnando un forte passo avanti nelle tecniche belliche impiegate. La settimana precedente le forze di Tripoli avevano però riconquistato la postazione di Gharyan, principale avamposto delle forze al seguito di Haftar. Il generale controlla ancora l’est e gran parte del sud della Libia, ricco di risorse petrolifere. Allo stesso tempo, però, la sua avanzata verso la capitale sembra complicarsi fortemente.

Le posizioni della diplomazia internazionale

Proseguono anche le mosse della diplomazia internazionale. Il presidente russo Putin, ritenuto vicino al generale, ha parlato di rischio di guerra civile su larga scala, affermando la necessità di un cessate il fuoco e di stabilizzare il paese. Sempre più difficoltoso è per Parigi continuare il suo appoggio velato ad Haftar, soprattutto in queste ore seguite al bombardamento sui migranti. Gli USA nel frattempo avrebbero bocciato una risoluzione ONU proposta da Londra, la quale chiedeva un cessate il fuoco accusando Haftar della strage di Tajoura.

A sostenere il generale rimangono soprattutto Emirati Arabi ed Egitto, mentre dalla Turchia si sostiene il Governo di Accordo Nazionale di Tripoli, anche attraverso l’invio di armi. Proprio la Turchia per Haftar avrebbe contributo in maniera significativa all’attacco a sorpresa che ha portato alla riconquista di Gharyan da parte di al-Sarraj. Haftar ha reagito veementemente contro Ankara, minacciando di arrestare qualunque cittadino turco presente in Libia e di voler colpire gli interessi delle compagnie turche nel paese.

Libia ultime notizie: incubo escalation

Nell’equilibrio dei rapporti di forza del conflitto non ci sono dunque passi avanti significativi. Il pericolo è che, come dimostrato dall’attacco aereo a Mitiga, il blocco tra le due fazioni nelle periferie di Tripoli porti ad una escalation militare in Libia. Lo stesso Haftar ha parlato della necessità di andare oltre i “tradizionali” mezzi bellici per sbloccare la situazione.

Quello che è certo è che sempre più lontana è la stabilizzazione politica del paese. Il blocco al processo politico che l’ONU voleva avviare con il meeting di Ghadames, poi saltato a causa dell’offensiva di Haftar, non è ancora sciolto. La prospettiva di nuove elezioni e del superamento della diarchia di luoghi decisionali sembra essersi ormai dissolta.

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Autore: Michele Mastandrea

Nato nel 1988, vive a Bologna. Laureato in Relazioni Internazionali all'università felsinea, su Termometro Politico scrive di politica estera ed economia.
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