08/07/2019

La Sirenetta in versione gangsta, ed è subito polemica

autore: Nicolò Zuliani
La Sirenetta in versione gangsta, ed è subito polemica
La Sirenetta in versione gangsta, ed è subito polemica

Dopo quel vortice di mestizia che fu Maleficent, la Disney ha deciso di fare un altro dei tanti (fallimentari) remake. Questa volta ha scelto di fare scempio de La Sirenetta, e ha deciso di affidare il ruolo della protagonista a una tizia con la pelle scura. Il personaggio originale è danese, e nel cartone animato è bianca coi capelli rossi. Apriti cielo, la folla insorge urlando in base ai propri bias politici.

A destra gridano “oh noes, minacciano la nostra cultura con la Sirenegra”, “cosa succederebbe se rifacessimo Il principe di Bel Air bianco?”. A sinistra è invece grande entusiasmo perché se una persona con la pelle scura interpreta Ariel, all’improvviso i razzisti, gli schiavisti e gli scafisti vedranno il cartone e diranno “aaaah Cristo ma siete esseri umani voi neri, scusate” e il mondo è salvo.

Frantic Kukkuni, giorno 14

La Sirenetta: unaa semplice realtà

I remake non funzionano. Mai.
A guardare gli incassi ai botteghini sono un fallimento dietro l’altro, ma Hollywood li adora per una lunga serie di motivi. Il solo modo che ha per trascinare la gente al cinema (o in libreria, o nei negozi di dischi) è crearci attorno una querelle, e il modo più semplice è prendere roba vecchia e infilarci dentro ideologie moderne; il resto viene da sé. Non che sia una novità.

Durante la seconda guerra d’Indipendenza del 1859, Lorenzini si arruolò volontario in fanteria e partecipò alla sconfitta degli austriaci. Cambiò cognome in Collodi nel 1860, quando scrisse il saggio a favore dell’Unità d’Italia, “Il signor Alberi ha ragione! Dialogo apologetico”. Scelse il nome Collodi in onore del villaggio dov’era nata sua madre. E infatti Pinocchio è ambientato nella campagna fiorentina del 1883; poverissima, analfabeta e fortemente legata alle tradizioni.

Quando la Disney fece Pinocchio nel 1940 lo ambientò in un villaggio della baviera

Non penso ci possa essere offesa peggiore, per un indipendentista, di vedere il proprio capolavoro ambientato in atmosfere nordiche. Non era un’offesa voluta: il disegnatore era svedese e della campagna fiorentina non sapeva niente, i suoi ricordi d’Italia erano legati al Trentino Alto Adige o alla Baviera e credeva l’Italia fosse tutta così.

Ci fu anche un altro problema: dal 1922, Pinocchio era diventato un’icona fascista.

Il film venne proiettato nel 1947 e non ci furono proteste quando gli americani si impadronirono del nostro personaggio, lo ambientarono nella terra nemica tanto odiata da Collodi – e rimossero la parte coi Carabinieri. Uscì senza alcun problema o critica da parte dei giornali. Alcuni potrebbero dire che la gente aveva altro a cui pensare e non sbaglierebbero; ma penso la spiegazione risieda nel personaggio, che trascende i contesti modaioli.

La Sirenetta è un personaggio mediocre.

A Pinocchio viene chiesto di essere Gesù Cristo senza essere il figlio di Dio. Di essere un uomo migliore di tutti, lui che non è nemmeno un uomo, e di esserlo ascoltando la propria coscienza in un mondo che la coscienza non ce l’ha. In cui tutti mentono e in cui lui, pur dicendo la verità, viene punito e accusato di mentire. È un personaggio enorme che incarna i bambini nel mondo degli adulti, l’eroe delle cause perse, il condannato a morte che lotta e nonostante l’orrore, l’impegno, il sudore e la fatica, perde e muore.

La Sirenetta è una figlia di papà che vuole andare in un posto dove esistono peni e vagine, ci va barando, il papi paga e tutti vivono felici e contenti.

Questo è il vero problema de La Sirenetta. Le vogliamo bene perché fa parte della nostra infanzia, ma è roba per bambini americani scemi e ha un gran bisogno di qualcosa che faccia parlare di lei. E siccome cambiar colore della pelle trascina al cinema quelle enormi masse di persone che negli USA non hanno soldi per mangiare ma hanno fame di favole rassicuranti, eccoci qui.

È il principio – e il paradosso – del cinema.

Los Angeles, Skid row – 13kmq di senzatetto

Ti metto una persona scura nei cartoni, così non ti ricordi che vivi nella Skid row o in periferia di Detroit, e intanto ti pelo i pochi soldi che hai. Senza assicurazione sanitaria puoi morire davanti a un ospedale, puoi essere giustiziato per strada in base al colore della pelle, non potrai mai avere accesso a un’istruzione e vivi in un paese dove l’ascensore sociale è azzerato ma hey: Wakanda forever.

Vincono tutti

Vincono i ricchi bianchi che vogliono fare gli alternativi con ‘ste baggianate, vincono i nullatenenti neri che vogliono cambiare le cose ma si accontentano dei simboli, vincono i frustrati in Internet che hanno la battaglia quotidiana, vincono i razzisti che possono indicare il gombloddo della sostituzione etnica, vince la Disney che porta al cinema i neri e i bianchi (o perlomeno quelli “se non lo vai a vedere sei razzista”) e alla fine farà incassi decenti, per il prodotto che offre.

Cambia davvero qualcosa?

Nah. È polvere sulla scacchiera della Storia, fa starnutire solo chi la guarda da troppo vicino. Il remake di Ghostbuster doveva cambiare il cinema, fu un disastro e oggi è tanto se qualcuno si ricorda che c’è stato. La Sirenetta farà lo stesso. I bambini una volta cresciuti scopriranno che ne esisteva una versione differente, la guarderanno e diranno quello che noi diciamo delle prime versioni di qualcosa.

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Autore: Nicolò Zuliani

Veneziano, vivo a Milano. Ho scritto su Men's Health, GQ.it, Cosmopolitan, The Vision. Mi piacciono le giacche di tweed.
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