Pubblicato il 10/07/2019 Ultimo aggiornamento: 12 Luglio 2019 alle 11:39

Regionalizzazione della scuola: cos’è, pro e contro. Ecco cosa comporta

autore: Guglielmo Sano
Regionalizzazione della scuola: cos’è, pro e contro. Ecco cosa comporta
Regionalizzazione della scuola: cos’è, pro e contro. Ecco cosa comporta

Il governo procede a barra dritta sulla cosiddetta regionalizzazione della scuola: “riuscirà a convincere anche i sindacati” ha dichiarato in queste ore il ministro dell’Istruzione Bussetti.

Regionalizzazione della scuola: cosa si intende?

Con l’espressione “regionalizzazione della scuola” si intende un progetto di modifica alle normative vigenti che doterebbe alcune regioni in particolare di maggiore autonomia su diversi aspetti legati all’offerta formativa – per esempio, si punta a differenziare i programmi di studio come i progetti di alternanza scuola-lavoro così come a differenziare l’assegnazione dei fondi statali per il diritto allo studio anche universitario e dei contributi alle scuole paritarie – e al trattamento economico degli insegnanti.  

Sicuramente è proprio quest’ultimo il tema che più sta creando le maggiori tensioni tra l’esecutivo e le associazioni di categoria: per come verrebbe messa in campo, l’autonomia differenziata comporterebbe una differenziazione degli stipendi per cui alla fine ci sarebbero insegnanti e membri del Personale Ata di prima e di seconda categoria. Inoltre, sostengono sempre i sindacati, l’iniziativa sarebbe incostituzionale perché andrebbe a favorire le scuole localizzate nelle parti più ricche del paese a scapito di quelle poste nei territori più poveri.

Per il ministro Bussetti le critiche si muovono più che altro su motivazioni ideologiche: il modello della sua riforma è il sistema attualmente operante in Trentino e Valle d’Aosta garantito tra l’altro dall’articolo 116 della Costituzione (la regionalizzazione in un certo senso lo andrebbe a estendere a tutte le altre regioni, per farla breve).

Lega-Movimento 5 Stelle: scontro o dialogo?

Per far passare la regionalizzazione della scuola sarà necessario un accordo tra Lega e Movimento 5 Stelle: nonostante diversi esponenti pentastellati abbiamo voluto sottolineare la propria contrarietà al progetto (Azzolina e Granato su tutti), arrivano rassicurazioni proprio da Bussetti per cui non solo non ci sarà rottura ma presto arriverà l’accordo con il partito partner di governo.

Bussetti d’altronde non vede alcun problema nel condurre concorsi su base regionale invece che nazionale: gli aspiranti lavoratori potranno concorrere solo nella regione di interesse, si difende il titolare del Miur, che sottolinea poi come non potranno essere previsti percorsi agevolati per le assunzioni. Se invece si considera problematico il fatto che le competenze sulla programmazione passeranno alle Regioni, il ministro risponde che le norme generali resteranno di competenza statale. Detto ciò, resta da sciogliere il nodo più intricato che, come si diceva, è quello delle retribuzioni: ancora non è chiaro se anche la quantificazione degli importi resterà o meno di competenza dell’amministrazione centrale.

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Autore: Guglielmo Sano

Nato nel 1989 a Palermo, si laurea in Filosofia della conoscenza e della comunicazione per poi proseguire i suoi studi in Scienze filosofiche a Bologna. Giornalista pubblicista dal 2018 (Odg Sicilia), si occupa principalmente di politica e attualità. Cura la sezione esteri per Termometro Politico
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