05/08/2019

Cambogia, ultime notizie: morto Noun Chea, numero due degli khmer rossi

autore: Michele Mastandrea
Cambogia, ultime notizie: morto Noun Chea, numero due degli khmer rossi
Cambogia, ultime notizie: morto Noun Chea, numero due degli khmer rossi

Si è spento all’età di 93 anni Noun Chea, uno degli esponenti di punta degli khmer rossi di Cambogia. Considerato tra i principali ideologi dell’organizzazione guidata dal più noto Pol Pot, Noun Chea è tra i protagonisti di una vicenda tra le più importanti dell’Asia del Novecento.

Una vicenda tragica, per la quale lo stesso Noun è stato condannato per genocidio, crimini contro l’umanità, tortura, riduzione in schiavitù e sterminio. Tutte accuse mosse a Noun da un Tribunale Speciale delle Nazioni Unite, dopo il suo arresto avvenuto nel 2007.

Si stima che tra 1,5 e 4 milioni di persone siano state assassinate tra il 1975 e il 1979 da parte degli khmer rossi, alla guida della nazione che fu ribattezzata Kampuchea Democratica. Noun è stato condannato all’ergastolo lo scorso anno dal Tribunale, che riunisce giudici cambogiani e internazionali.

Noun Chea: la rivoluzione degli khmer rossi

La vicenda cambogiana è strettamente legata agli esiti della guerra del Vietnam. È proprio in seguito alla sconfitta americana nella guerra contro i vietcong che gli khmer rossi prendono il potere in Cambogia. Dopo essersi resa indipendente dalla Francia nel 1953, la Cambogia era divenuta un alleato statunitense ai tempi del colpo di Stato del generale Lon Nol. Quest’ultimo è stato accusato di aver tradito la lotta di liberazione nazionale, essendosi votato agli interessi neocoloniali di Washington, a cui interessava interrompere l’appoggio logistico che la Cambogia offriva ai vietcong.

Nel 1975 la rivoluzione si afferma soprattutto grazie al contributo della popolazione rurale e alla debacle Usa contro i vietnamiti. Pol Pot assume la guida del governo, Noun diventa Presidente dell’Assemblea Rappresentativa del Popolo. Ma la stabilità al potere dura poco. Gli stessi vietnamiti, una volta riunificato il paese, attaccano il governo degli khmer rossi, giudicato troppo vicino alla Cina. In quella fase il Vietnam era infatti alleato dell’Unione Sovietica, che male aveva digerito il patto Mao-Nixon. Lo storico riavvicinamento tra i due leader nel 1971 aveva riavvicinato Usa e Cina, mettendo in difficoltà Mosca.

In quella fase Noun, noto anche come Fratello Numero Due (inferiore solo a Pol Pot nella gerarchia politica) è uno degli uomini che decide a Phnom Penh. Cerca di imporre un’ideologia maoista ortodossa, attraverso una riforma agraria fallimentare, l’ostilità manifesta contro gli intellettuali ma anche tramite il terrore e la creazione di campi di sterminio per i dissidenti. Il genocidio contro la popolazione cambogiana che segna gli ultimi anni della dittatura khmer ha anche la firma di Noun.

Una ferita ancora aperta nella Cambogia di oggi

L’utopia di liberazione diventa un incubo sanguinario. Circa un quarto della popolazione del paese perde la vita in quel frangente. La repressione è mirata in particolare contro i vietnamiti residenti in Cambogia, gli ex funzionari Khmer e la minoranza musulmana dei Cham.

Dopo la sconfitta imposta a lui e ai suoi compagni di partito da Hanoi, Noun non alza bandiera bianca. Sceglie di rifugiarsi a Pailin, una delle roccaforti degli khmer che soltanto nel 1998 si arrenderanno definitivamente alle truppe dell’esercito cambogiano. In quell’anno muore anche Pol Pot. Tra le figure di spicco del regime, ad essere in vita oggi rimane solo l’ex capo di Stato Khieu Samphan, anch’egli condannato più volte per crimini contro l’umanità.

La sconfitta contro i vietnamiti, avvenuta nel 1979, porterà al governo del paese Hun Sen, in precedenza anch’egli membro degli khmer rossi. Hun è tuttora leader del paese, a capo di una dittatura meno cruenta ma comunque fortemente pervasiva e caratterizzata dal pugno di ferro. Lo stesso Hun per anni ha cercato di rallentare l’istituzione del Tribunale Speciale. La tragica storia della Cambogia del secondo dopoguerra, molte delle cui ferite sono tuttora aperte, continua anche oggi.

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Autore: Michele Mastandrea

Nato nel 1988, vive a Bologna. Laureato in Relazioni Internazionali all'università felsinea, su Termometro Politico scrive di politica estera ed economia.
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