Pubblicato il 26/08/2019

Ma se invece di lamentarci dei turisti creassimo un software che ci rende miliardari?

autore: Nicolò Zuliani
Ma se invece di lamentarci dei turisti creassimo un software che ci rende miliardari?

Ooooh, è ufficialmente finita l’estate quando i giornali del bispensiero si lamentano dei troppi turisti in giro per il mondo. È buffo, a pensarci. Per anni ci hanno scartavetrato gli zebedei col fatto che viaggiare apre la mente, che bisogna essere cittadini del mondo, che vedere le Grandi Capitali Europee ci farà cambiare idea sulle tisane alla curcuma e apprezzare gli scritti di Saverio Tommasi.

Ora la gente dovrebbe restare a casa

Perché il turismo rovina tutto. Da veneziano, posso garantire che le orde di persone che si riversano in laguna sono zombie inconsapevoli di dove sono, qual è la storia che calpestano, perché dovrebbe essere interessante o come mai ha un costo. A loro basta vedere nello schermo del telefonino il loro viso con la stessa cornice che hanno visto attorno al viso di un altro zombie, che ha fatto lo stesso ragionamento prima di lui.

Ma sono tutte palle

Le location venerate dai nuovi turisti (detti Instagrammer) sono fasulle. Solo una persona mentalmente disabile può credere che se una foto geotaggata viene vista da 2 milioni di persone, lui sarà l’unico a volerci andare. Tutte le foto paradisiache ed evocative che hanno sostituito le agenzie di viaggi sono in realtà un inferno. Qualche esempio:

Roma di Instagram
Roma reale
Venezia di Instagram
Venezia reale

Santorini di Instagram
Santorini reale

Polinesia di Instagram
Polinesia reale (v’ammazzerei tutti)
L’egitto di Instagram
L’egitto reale

E come queste ce ne sono a migliaia. Grazie ai voli low cost, i bed and breakfast abusivi, Booking ed Expedia, oggi anche il supercafone di Detroit può permettersi di fare un selfie travel, così da pavoneggiarsi in Internet di un posto che non esiste per compiacere tizi che non conosce e insieme fingere di credere di fare belle vacanze, mentre il potere d’acquisto collassa e la qualità della vita sprofonda, sì, ma nel mondo reale.

Un romantico pic nic a Parigi

Le paradisiache spiagge di Rio de Janeiro
L’immacolata cima dell’Everest
Le incontaminate spiagge della Thailandia

No, scusate

Allora, invece di lamentarsi: parliamo di soldi

Buona parte di questi ecosistemi e queste città sono irrimediabilmente fottuti, perché gli abitanti sono fuggiti (tipo Santorini, dove non esistono greci, solo inglesi, americani e italiani) oppure si sono convertiti all’industria del turismo di massa come Venezia, dove i piatti tipici non esistono più e ci sono più negozi di pattumiera cosmopolita che botteghe vere. È andata, inutile piangerci.

Visitare l’Egitto o la valle dei faraoni a Gardaland garantisce gli stessi selfie, e almeno l’acqua è potabile.

Quello che possiamo fare è creare un’app capace di fare fotomontaggi credibili con un click, magari usando lo stesso principio di quella che c’invecchiava. A quel punto miliardi di persone scopriranno che farsi un selfie nel bagno li fa sembrare più a Venezia che nella Venezia vera, e da lì in poi si vende come il pane. Se qualche programmatore è interessato, si diventa il nuovo Facebook con niente.

Propositivi, raghe, il turismo virtuale è la nuova frontiera.

Autore: Nicolò Zuliani

Veneziano, vivo a Milano. Ho scritto su Men's Health, GQ.it, Cosmopolitan, The Vision. Mi piacciono le giacche di tweed.
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