Pubblicato il 06/09/2019

Una rivalità che finisce in matrimonio

autore: Nicolò Zuliani
Una rivalità che finisce in matrimonio

Dato che venerdì scorso ho finito di parlare degli unici due after dinner degni di essere bevuti – Stinger e Rusty nail – oggi passiamo all’aperitivo. Qui a Milano i novellini lo chiamano apericena, inconsapevoli che a Milano l’aperitivo è sostanzialmente la prima cena.

Dopo o non si cena, o si cena verso mezzanotte.

In caso contrario si va a letto e la mattina c’è il brunch, una tortura inventata da JigSaw: consiste nel mettere 140 culi che si sono sbronzati la sera prima dentro un locale che ha solo due bagni.

“Wendy, sarebbe urgentino”

L’aperitivo, invece, è una cosa seria.

Difatti l’abbiamo inventato noi, e ne esiste uno solo: si chiama Mito, acronimo di Milano Torino. Nasce a metà del 1800 quando milanesi e torinesi stavano sviluppando la stessa idea, ed è la storia di una rivalità che si conclude con un matrimonio. Nel 1786 a Torino c’era Carpano che dopo migliaia di tentativi era riuscito a inventare il vermut (sì, abbiamo inventato noi pure quello), un insieme di erbe aromatiche con un goccio di vino bianco.

È una bevanda deliziosa, che si può bere da sola con ghiaccio e limone come digestivo. Oggi sta venendo riscoperto e in Italia qui e lì spuntano aziende della madonna che lo esportano in tutto il mondo.

Il primo, comunque, è puro Torino

Prima si chiamava Punto e mezzo (in dialetto torinese Punt e mes). Il nome gli fu dato da un agente di borsa nel 1870 che beveva nella bottega di Carpano, e ordinava un vermut con aggiunta mezza dose di China Martini (fino dai tempi dei garibaldiiiniii…).

Fare cerimonie indu vestiti da imbecilli in un resort a Bali sarà pure un’esperienza che ti cambia la vita, ma vi assicuro che passeggiare per il centro storico di Torino, sbavare guardando secoli di Storia, fermarsi in un bar e bere un Punt e mes non solo è un’esperienza sublime: ti insegna anche molto di più.

Il secondo è l’essenza di Milano

Campari. Solo i milanesi potevano inventarsi un liquore capace di sbronzarti ammerda in tre sorsate, ma anche di farti svegliare la mattina dopo in grado di lavorare. È proprio la filosofia di Milano. Campari quando venne a sapere che a Torino c’era qualcosa che faceva fatturare si era precipitato a studiare, imparare e migliorare.

Nel 1860 torna nel suo bar in galleria a Milano e assieme a suo figlio si mette a miscelare, creando IL bitter. Campari sono 60 erbe segrete più zucchero, alcool e acqua (domani a pranzo guardatevi questo capolavoro).

Dolce e amaro sono fatti per incontrarsi

Nessuno sa chi l’abbia fatto per primo, ma qualche intraprendente barman prova a metterli insieme. Il motivo è abbastanza intuitivo, perché si basa sullo stesso principio del sour o della Coca Cola: dolce e amaro insieme. Il cocktail viene chiamato Milano Torino e il suo successo è più che meritato. Con il tempo, da questa base in giro per il mondo sono nate tante variazioni che lo potenziavano.

Ma sempre l’unico, vero, primo cocktail da aperitivo è. Non so chi abbia messo l’ombrellino, ma non ho voglia di toglierlo con Photoshop.

Arriva l’Americano, che è un’aggiunta di soda. Il Negroni, inventato dal Conte Negroni, che ci aggiunge il gin e tira fuori il ginepro. Lo sbagliato, che ci aggiunge prosecco e lo rende più vellutato. Il boulevardier, che ci aggiunge il bourbon e lo rende più amabile – ma non meno assassino. Il Rob Roy, che invece ci aggiunge lo scotch ed è una coltellata, ma deliziosa.

Sono tutti figli di Milano e Torino.
Ed è un ottimo punto di partenza.

Autore: Nicolò Zuliani

Veneziano, vivo a Milano. Ho scritto su Men's Health, GQ.it, Cosmopolitan, The Vision. Mi piacciono le giacche di tweed.
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