Altra sparatoria di un Incel, altro discorso che non vogliamo fare

Pubblicato il 11 Ottobre 2019 alle 19:56
Aggiornato il: 30 Ottobre 2019 alle 15:36
Autore: Nicolò Zuliani
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Altra sparatoria di un Incel, altro discorso che non vogliamo fare

Da quando gli autoproclamatisi terroristi di Daesh non riescono più ad assassinarci, hanno ricominciato a farlo i giovani occidentali, seppur con meno impegno. Chris Harper Mercer, Elliott Rodger, Alek Minassian, Brenton Tarrant e da qualche giorno s’è aggiunto tale Stephan Balliet, un 27enne che voleva fare un massacro in una sinagoga ma s’è accontentato di sparare a una serratura, a una vecchia per strada e a un kebabbaro. È l’epilogo di quasi tutti i giovani pazzi; invidia, rancore, grandiosi sogni di distruzione, epiloghi fantozziani.

Oggi gli autori di queste miserie vengono chiamati Incel, “celibi involontari” che a quanto pare odiano donne e immigrati perché “traviati dall’ideologia di destra” che permea alcuni forum. Negli anni ’70 erano traviati dalla droga, negli ’80 dai giochi di ruolo, nei ’90 da Marilyn Manson, nel 2000 da World of Warcraft, e oggi dai forum.

È nella natura umana cercare una logica davanti a qualcosa di emotivo o imprevedibile, ci aiuta a combattere la sensazione di essere irrilevanti o di non avere il controllo di ciò che ci circonda. È davvero colpa di un forum, se esci ad ammazzare gente inerme? Non credo.

Asne Seierstad, giornalista e scrittrice, ha fatto un’attenta ricerca sulla vita di Breivik. Ha parlato con la madre, letto le 1000 e passa pagine di memoriale, scandagliato la sua infanzia e rintracciato molti suoi scritti nei forum. Alla fine ha trovato copiose analogie tra la farneticante ideologia suprematista e quella di Daesh; entrambi immaginano un’imminente guerra globale a cui seguirà l’estinzione del proprio gruppo d’appartenenza o il paradiso in Terra libero dal Grande Male. Tutti gli stragisti si credono patrioti che verranno riabilitati. Ma nel concreto, erano degli emarginati dalla comunità in cui vivevano.

Passavano molto tempo in Internet, sì.
Come buona parte della popolazione mondiale, del resto.

Breivik alternava estenuanti sessioni di World of warcraft ai forum dove scriveva Wall of text illeggibili proprio come Elliot Rodger, ma non è che guardando dei pixel a forma di orco che cavalca un drago volante sono impazziti; forum, giochi, venivano usati per mettere a tacere la propria voce interiore che gli gridava di evolvere. Di trovare il coraggio di affrontare le proprie paure, andare incontro alla realtà e superarla.

Il diario di Rodger è un documento straordinario, se letto con occhio critico. Era un ragazzo altoborghese, vergine, che non riusciva a trovare il coraggio per approcciare le ragazze o trovare un lavoro, e invece di fare autocritica ed evolvere si è rannicchiato in un cantuccio digitale finché il cervello è collassato.

Se togliessimo alcool, psicofarmaci, droghe, di persone così ne avremmo milioni.

Non c’entrano ideologie, videogiochi, musica, forum; sono bende che si mettono sugli occhi mentre si siedono sui binari. Bugie per nobilitare e legittimare la solita, banalissima vigliaccheria e pusillanimità di chi vuole distruggere quello che non ha il coraggio di prendere. Se non sei amato, provi a essere ammirato. Se non puoi essere ammirato, provi a essere temuto. E se non riesci nemmeno a essere temuto, allora provi a essere ricordato.

Io non so se esiste una spiegazione a questo orrore, ma se c’è, non è lì che bisogna cercarla. Forse bisogna cercare in quei vicoli che nessuno vuole percorrere oggi, senza una scorta di antidepressivi, lontano dalle photoshoppatissime versioni di noi stessi sotto cui potremmo scoprire di somigliare parecchio a Stephan Ballet.

Solo che noi siamo capaci di crescere, o almeno di fare finta bene.

L'autore: Nicolò Zuliani

Veneziano, vivo a Milano. Ho scritto su Men's Health, GQ.it, Cosmopolitan, The Vision. Mi piacciono le giacche di tweed.
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