Il ballo delle debuttanti e un problema non raccontato

Pubblicato il 21 Ottobre 2019 alle 19:51
Aggiornato il: 22 Ottobre 2019 alle 23:16
Autore: Nicolò Zuliani
Il ballo delle debuttanti e un problema non raccontato

Da una parte ci sono i cadetti con le guance ancora sprovviste di barba a cui mancano 100 giorni per diventare ufficiali, poi verranno dislocati in tutta Italia o all’estero a comandare quelli che comandano le truppe. Vengono dall’accademia militare di Modena, dalla Nunziatella, dal Morosini, dalla Scuola militare Teuliè. Dall’altra parte ci sono ragazze dai 16 ai 19 anni che da tutta Italia vogliono “entrare in società”, cioè presentarsi agli occhi dell’alta borghesia e vivere per una sera un’atmosfera “da fiaba”, “ottocentesca”, insomma civile per cui molte donne tengono in armadio un abito lungo.

Questi due gruppi, insieme, formano il ballo delle debuttanti.

Una ragazza per entrare deve rispondere a requisiti ben precisi che spaziano dai tatuaggi alla fedina penale. Mia sorella, per dire, non ci sarebbe mai potuta andare. Devono versare una quota di partecipazione discreta il cui ricavato andrà in parte nella creazione del vestito, del trucco e della messa in piega e della messa in opera del ballo, il restante verrà devoluto a un ente benefico riconosciuto. Le donne vengono scelte per età, aspetto e comportamento a insindacabile giudizio della commissione. Se passano gli viene affidato un cadetto e cominceranno a provare il ballo due volte a settimana.

Alla fine, la coppia che verrà meglio valutata finirà al gran ballo delle debuttanti di Vienna, uno spettacolo trasmesso in mondovisione che sembra uscito da Guerra e pace a cui presenzia l’alta borghesia di tutto il mondo (quest’anno ci andranno la debuttante Alessia Veggo e l’allievo ufficiale Simone Rizzo).

Fin dalla nascita del ballo dietro le quinte ci sono storie allucinanti. Famiglie che fanno l’impossibile per riuscire a mettere la figlia in un certo posto della fila, tangenti per sapere chi sarà su quale palco, lamette da barba nascoste per rovinare il vestito alla rivale, perquisizioni per evitare fialette d’inchiostro, crisi isteriche, mazzi di fiori anonimi, un paio di duelli, proposte di matrimonio e scene madri.

Insomma, lo standard adolescente ma a livello Anna Karenina.

Tuttavia – tranne Francesca Saragatta, che è un caso a parte – dal 4 gennaio 2000 nelle accademie militari possono entrare anche le donne. A Modena quell’anno arrivarono 22,692 domande, di cui il 54,9% donne. A Livorno 7,444, di cui 57% donne. Accademia aeronautica di Pozzuoli, 12,546 di cui il 50,8% donne. In totale, oggi, sono circa il 5% delle forze armate, ma questo crea un corollario divertente: il ballo delle debuttanti, appunto.

Per sacrosante questioni di parità i cadetti sono tutti uguali, quindi le donne hanno lo stesso diritto di parteciparvi dei colleghi maschi. Ma c’è il rischio la debuttante non abbia molta voglia di ballare con una ragazza. Inoltre le forze armate sono assai tradizionaliste, e le regole dei cadetti sono chiare: devono indossare l’alta uniforme storica, senza eccezioni.

Incuriosito, sono andato a vedere.

A palazzo Ducale i cadetti del 199° corso hanno ballato per tutta la notte con una settantina di ragazze, e tra queste c’erano delle cadette con una novità, non pubblicizzata né raccontata dai giornali: l’alta uniforme militare da gala femminile che appare in settima fila, sostanzialmente la stessa ma con una gonna ampia senza sbuffo. Le cadette ballano coi cadetti, con la stessa espressione di imbarazzo emozionato.

Sono storie che non mi riguardano e sembrano venire da un’altra epoca, lo so. Ma c’è qualcosa di stupendo, raro, prezioso e bellissimo, in tutto questo, che non so perché mi ha messo di buon umore.

L'autore: Nicolò Zuliani

Veneziano, vivo a Milano. Ho scritto su Men's Health, GQ.it, Cosmopolitan, The Vision. Mi piacciono le giacche di tweed.
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