Lara Comi arrestata: le intercettazioni e i messaggi Telegram

Pubblicato il 15 Novembre 2019 alle 18:50 Autore: Giuseppe Spadaro
Lara Comi arrestata: le intercettazioni e i messaggi Telegram

Lara Comi, ex eurodeputata parlamentare, di Forza Italia è stata arrestata con l’accusa di aver intascato tangenti sotto forma di consulenze. E non solo. I reati contestati sono: corruzione, false fatture, finanziamento illecito e truffa aggravata al Parlamento europeo. Il lavoro dei giudici, contenuto nelle 125 pagine dell’ordinanza, passa anche da alcuni messaggi inviati dall’esponente politico ad alcuni suoi collaboratori nelle stesse settimane in cui si è poi avuta notizia dell’indagine a suo carico, a maggio scorso.

Lunedì 18 novembre 3029 sono in programma gli interrogatori di garanzia per l’ex europarlamentare Comi, l’amministratore delegato di Tigros Orrigoni, per l’ex direttore di Afol Zingale.

I messaggi inviati da Lara Comi

La ricostruzione degli illeciti, secondo i giudici, trova conferma anche nelle parole scritte da Lara Comi all’avvocato Maria Teresa Bergamaschi esperta di fondi pubblici e vicina all’europarlamentare che il 10 maggio le chiede: “Secondo te mi possono indagare?”. L’avvocato Bergamaschi, presidente della Camera penale di Savona, risponde così: “Per potere possono, ma sarebbe una porcheria: in una giustizia corretta non dovrebbero, ma se vogliono crearti danni per la campagna elettorale…”.

Pochi giorni dopo, a seguito di un primo interrogatorio da teste, è la stessa Bergamaschi che consegna il telefono, contenente anche le chat Whatsapp con Lara Comi, alla Procura.

In alcuni dei messaggi scambiati tra Comi e Bergamaschi emergono riferimenti ad altri episodi. A scrivere è sempre Lara Comi. “Comunque oggi io dirò che non ho mai preso 17k (17mila euro, ndr), non ho mai avuto consulenze con Afol né società a me collegate che non esistono…”).

Lara Comi dà anche istruzioni circa le modalità di comunicazione: “Se dovessero chiamarti non rispondere, poi ti spiego” e di usare le “chat di Telegram che è più comodo”. Il riferimento a Telegram è dovuto alla possibilità di distruzione delle chat. Ci sono poi anche altri episodi contestati come la maggiorazione dello stipendio dell’addetto stampa dell’allora eurodeputata Comi con l’intesa di retrocederne una parte per finanziare le attività di Forza Italia.

Ad ammetterlo davanti ai giudici è stata un’altra persona coinvolta nell’inchiesta ovvero Nino Caianello, referente di Forza Italia a Varese. “Comi era recalcitrante a retrocedere una parte del suo stipendio per finanziare le strutture del partito di Forza Italia”. Caianello ai giudici ha spiegato: “in vista delle imminenti elezioni europee escogitammo lo stratagemma di far maggiorare lo stipendio del giornalista Aliverti” sino alla cifra di 3.495 euro più Iva con l’intesa di restituire 1.500 euro per i costi sostenuti dal partito di fatto gestito da Caianello.

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L'autore: Giuseppe Spadaro

Direttore Responsabile di Termometro Politico. Iscritto all'Ordine dei Giornalisti (Tessera n. 149305) Nato a Barletta, mi sono laureato in Comunicazione Politica e Sociale presso l'Università degli Studi di Milano. Da sempre interessato ai temi sociali e politici ho trasformato la mia passione per la scrittura (e la lettura) nel mio mestiere che coltivo insieme all'amore per il mare e alla musica.
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