Ecuador: Fassina (SI) e Cabras (M5S) accolgono Espinel alla Camera

Pubblicato il 21 Novembre 2019 alle 17:25 Autore: Alessandro Faggiano
Ecuador Fassina (SI) e Cabras (M5S) accolgono Norma Espinel alla Camera
Ecuador: Fassina (SI) e Cabras (M5S) accolgono Espinel alla Camera

Alla sala conferenze di Montecitorio, alle ore 16:00 di oggi 21 novembre 2019, la madre del vicepresidente ecuadoriano Jorge Glas (detenuto da circa due anni) è intervenuta chiedendo l’appoggio della comunità internazionale. Ad accompagnarla, Maurizio Acerbo, Pino Cabras e Stefano Fassina. Si parla della giudiziarizzazione della politica (lawfare) e, più in generale, della situazione politica nella regione latinoamericana.

Ecuador: Norma Espinel si affida alla comunità internazionale

Norma Espinel, ottuagenaria madre di Jorge Glas, interviene aprendo questa breve conferenza stampa. “Vi dirò quello che sta succedendo nel mio Paese. Io dico sempre che nel mondo siamo più buoni che cattivi. Mio figlio è detenuto ingiustamente da quasi tre anni: non c’è alcuna prova contro di lui e non ne troveranno. Nel mio Paese non c’è giustizia: tutti si vendono per denaro o per un posto. Io mi appello a voi, all’ONU… anche alla Germania (mio figlio ha la cittadinanza tedesca) ormai si può solo chiedere aiuto internazionale. Io confido nella giustizia internazionale. Io ve lo chiedo in ginocchio, con le lacrime agli occhi. Non so più che fare: mio figlio ha bisogno di stare con la sua famiglia. Confido in Dio, in voi legislatori e in tutti i connazionali che mostrano solidarietà in tutto il mondo.”

Ecuador, Maurizio Acerbo chiede di ristabilire stato di diritto

Dopo Norma Espinel, prende la parola Maurizio Acerbo. “Esprimo la nostra solidarietà alla signorina Espinel, a Jorge Glas, alla Revolución Ciudadana. Ciò che accade in Ecuador è che è in atto un grave colpo ai diritti umani, e sul quale c’è troppa poca attenzione. È stato merito di Correa e Glas l’asilo concesso ad Assange nella propria ambasciata a Londra. I nostri governi, invece, non stanno muovendo un dito per garantire la democrazia nel continente latinoamericano. Prima è stato colpito l’Ecuador, poi il Brasile fino alla Bolivia. È evidente che dirigenti politici come Glas che hanno cercato di difendere i diritti e dare una prospettiva di futuro al proprio popolo hanno dato fastidio ai grandi interessi nazionali e internazionali. Ed è per questo che vengono colpiti, come venne colpito Lula e altri grandi dirigenti del continente latinoamericano. C’è bisogno di ristabilire lo Stato di diritto in Ecuador: molti compagni di Jorge Glas sono liberi solo perché hanno chiesto asilo altrove. Dobbiamo inserire questo tema nell’agenda politica e mediatica italiana.”

Norma Espinel riprende la parola per ringraziare, in maniera decisamente commossa, tutte le persone che hanno dato – e continuano a dare – il loro appoggio alla causa di Glas. Espinel ricorda che il vicepresidente eletto dell’Ecuador si è consegnato di sua spontanea volontà alla giustizia, rinunciando all’immunità. “El culpable, nunca se entrega“, ovvero: il colpevole non si consegna mai.

Pino Cabras (M5S): “fenomeni che vanno letti in modo unitario”

Dopo Acerbo e le ultime parole di Espinel, tocca a Pino Cabras, esponente del Movimento 5 Stelle. “Qualsiasi considerazione politica io possa fare sarà sicuramente una pallida imitazione della forza di questa donna, Norma Espinel. Le donne hanno demolito la dittatura in Argentina e questa donna vincerà la sua battaglia. L’analisi che faccio è quella di una tendenza generale dell’America Latina. Il tentativo della destra di riprendere il potere è arrivata con il revanchismo e con l’intento di demolire tutto. E questo porta a conseguenze drammatiche. E quelle classi dirigenti – che poi erano legate alle vecchie dittature – riprendono quei modelli particolarmente problematici per i diritti umani, e sono fallimentari anche dal punto di vista economico: si veda il caso di Macri in Argentina. È davvero difficile trovare, in questa circostanza storica, un punto di mediazione. Vedo una gran divisione delle società in America Latina e in questo l’Europa dovrebbe alzare la voce, ponendo l’attenzione sui diritti umani. Ci sono molte carenze da parte di alcuni personaggi come, per esempio, la Bachelet, che non ha speso nemmeno una parola per le persone che hanno perso letteralmente un’occhio in Cile, o sulla repressione in Bolivia e in Ecuador. Le forme di vendetta e repressione adottate nei loro confronti hanno fatto soffrire i sistemi costituzionali. In Brasile ci sono state forzature, c’è stato un mezzo golpe e così definirei anche quello che è successo in Bolivia. Dovremmo leggere in modo unitario questi fenomeni e come Europa dovremmo cercare di offrire mediazione e tutela dell’esercizio della politica.

Fassina (SI) afferma che “il lawfare è diventato uno strumento davvero insidioso di battaglia politica”

Infine, interviene Stefano Fassina di Sinistra Italiana, che in primo luogo ringrazia Norma Espinel, che “ha portato sì le sofferenze del proprio figlio, ma anche uno squarcio su una vicenda di diritti umani e che è allo stesso tempo indicatore di un processo involutivo dello stato di salute della politica, della democrazia, come ricordavano sia Maurizio Acerbo che Pino Acerbo. Il lawfare è diventato uno strumento davvero insidioso di battaglia politica e che si sta estendendo anche a Paesi con democrazie non propriamente fragili. Ringrazio la comunità ecuadoregna di Roma che dimostra non solo un forte attaccamento al proprio Paese, ma anche ai principi di democrazia che vogliamo tutelare insieme a loro. Il nostro compito non è solo quello di dare solidarietà, ma è di spingere – per quello che possiamo – a intervenire direttamente sul governo ecuadoregno. Voi sapete che la comunità italiana in Ecuador è numerosa e ha radici profonde. Dovremmo inoltre chiedere un intervento dell’Unione Europea. Qui siamo di fronte a una vicenda che è indicativa di ciò che avviene in America Latina: involuzione democratica e involuzione economica e sociale. L’Ecuador ha firmato un memorandum con l’FMI che ha imposto un pesante aumento della benzina, che ha portato una mobilitazione popolare e a una repressione brutale, provocando anche vari morti. Le esperienze che hanno rappresentato Glas e Correa in Ecuador, Lula in Brasile o Morales in Bolivia, hanno cambiato l’assetto sociale di quei Paesi. Esattamente un anno fa presentavamo un’interrogazione al governo italiano riguardo la conoscenza del caso di Jorge Glas. Ricevemmo una risposta qualche settimana dopo, nel quale si minimizzava su questo caso specifico. Torneremo a proporre un’interrogazione parlamentare, per mandare un messaggio molto chiaro: che è inaccettabile la violazione dei diritti umani, nel caso specifico di Jorge Glas e, più in generale, in Ecuador.”

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L'autore: Alessandro Faggiano

Caporedattore di Termometro Sportivo e Termometro Quotidiano. Analista politico e politologo. Laureato in Relazioni Internazionali presso l'Università degli studi di Salerno e con un master in analisi politica conseguito presso l'Universidad Complutense de Madrid (UCM).
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