Spinning Out, recensione e tutto sulla serie tv: un dramma ispirato ai film classici del pattinaggio

Pubblicato il 14 Gennaio 2020 alle 12:07
Aggiornato il: 15 Gennaio 2020 alle 21:06
Autore: Linda Sogaro

Spinning Out, recensione e tutto sulla serie tv, trama, personaggi e recensione del dramma sportivo a tema pattinaggio artistico.

Spinning Out, recensione e tutto sulla serie tv: un dramma ispirato ai film classici del pattinaggio

Abbiamo avuto tempo di vedere il nuovo dramma sportivo Netflix “Spinning Out”: uscito il 31 Dicembre scorso è tra i nuovi elementi in evidenza. Per tutti gli appassionati del pattinaggio artistico, è disponibile sulla piattaforma un dramma familiare, sentimentale e adolescenziale, contornato dalla bellissima estetica di paesaggi invernali e di uno degli sport più eleganti di sempre.

Spinning Out: la trama

Kat (Kaya Scodelario) è una talentuosa e giovane pattinatrice che, durante una gara, è caduta sbattendo gravemente la testa sul ghiaccio. L’incidente diventa un trauma costante che le impedisce di tornare a saltare, staccando salti doppi e tripli. Pur avendo delle movenze angeliche ed essendo molto espressiva, difficoltà tecniche così gravi la escludono dalla possibilità di competere di nuovo in gara. L’unico tentativo di rimanere attiva nel campo del pattinaggio è quello di superare il test per diventare allenatrice: cosa, anche questa, in cui fallisce.

Le viene tuttavia offerta l’opportunità di pattinare in coppia con Justin (Evan Roderick), un ragazzo apparentemente viziato e senza freni, che però si rivela il classico principe azzurro con segrete ferite emotive. Riuscirà a salvarla, non solo dalle cadute sul ghiaccio, ma anche da se stessa. Lo sport funge da sponda salvifica e limite sano per tutti quei comportamenti a rischio tipici dell’adolescenza.

Gli eventi base sono ulteriormente complicati dai problemi familiari di Kat: la madre Carol, interpretata da January Jones, soffre di un disturbo bipolare molto grave, che ancora fatica a gestire. La sorella più piccola, Serena, (Willow Shields), è stata innalzata a prossima “stella del ghiaccio”, ultima della famiglia, avendo dovuto Carol rinunciare precocemente ai suoi sogni di pattinatrice a causa della maternità non desiderata.

Anche Kat ha lo stesso disturbo bipolare della madre: se da un lato la odia per averle distrutto la vita in più momenti. Per altri versi ha le sue stesse difficoltà ad andare nel mondo e vi identifica, chiedendole aiuto. Viene così messo in scena un rapporto madre-figlia ambivalente e disturbato, in cui la protagonista dovrà imparare che le chiusure psicologiche orientate alla difesa dal suo passato traumatico, le saranno d’ostacolo per il futuro Dove per andare avanti, invece, sarà necessario aprirsi e fidarsi di altre persone di riferimento per poter costruire la propria felicità.

Spinning Out è stata etichettata da Netflix per linguaggio volgare e autolesionismo”: in effetti, in alcuni passaggi psicologicamente violenti alla “13 Reasons Why”, (di cui si sente qualche influenza stilistica per attirare le lacrime del pubblico) la protagonista si ferisce da sola, soprattutto per l’incapacità di sopportare mentalmente eventi di vita dolorosi e stressanti.

Recensione della serie tv: le influenze di “Castelli di Ghiaccio” e “Ice Princess”

In questo drammone sentimentale, si vedono le impronte dei più famosi film sul pattinaggio. Per cominciare il lieto fine disneyano alla Ice Princess”: abbiamo un’elegantissima ragazza dai grandi occhi blu che riuscirà a dimostrare a se stessa e agli altri di poter vincere qualsiasi sfida, anche con l’aiuto dell’amore (quanto Kaya Scodelario riprende il modello fisico ed espressivo di Michelle Trachtenberg?), più tutte le tematiche del controllo e le sequenze del trauma cranico già viste in “Castelli Di Ghiaccio”, il classico del 1978, seguito dal remake del 2010.

A “Castelli di Ghiaccio” del 2010, Spinning Out non ruba soltanto alcune sequenze visive e alcuni spezzoni di sceneggiatura, ma anche la controversa figura-chiave dall’allenatore: Mitch, che viene interpretato da Will Kemp. Si tratta del bel moro con gli occhi chiari dal passato vociferato e discusso: un vero e proprio fac-simile dell’allenatore di Castelli di Ghiaccio, interpretato da Morgan Kelly che, in Spinning Out, fa parte del cast come l’invecchiato padre di Serena.

Nel complesso la serie funziona: allieta l’occhio dello spettatore più esperto ma non solo, lasciando apprezzare tecnicismi e aspetti estetici. Si rivela anche molto avvincente e la tematica del bipolarismo è trattata in una modalità fruibile per lo spettatore, anche se paga il prezzo di alcune semplificazioni. La somma di una serie di drammi e macro contenuti lo rende, allo stesso tempo, del tutto poco realistico e credibile.

Spinning Out e possibile rinnovo

Netflix non ha annunciato alcun rinnovo per la seconda stagione di Spinning Out, che non è stata nemmeno cancellata. Non essendo stata pubblicizzata nei materiali promozionali nemmeno come una serie limitata, la possibilità di portare avanti il racconto rimane aperta.

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L'autore: Linda Sogaro

Laureata in "Psicopatologia Dinamica Dello Sviluppo" presso la Sapienza, Università di Roma. Specializzata in Social Media, ha collaborato con diversi blog e testate di critica teatrale. Appassionata di scrittura, psicologia e teatro, collabora con Termometro Politico da Maggio 2019.
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