Buoni fruttiferi postali con timbri sbagliati, il servizio di Striscia la Notizia

Pubblicato il 19 Febbraio 2020 alle 12:49 Autore: Guglielmo Sano

Un servizio di Striscia la Notizia riaccende l’attenzione, sempre viva in realtà, dei risparmiatori italiani sui buoni fruttiferi postali

Cassetta delle lettere
Buoni fruttiferi postali con timbri sbagliati, il servizio di Striscia la Notizia

Un servizio di Striscia la Notizia riaccende l’attenzione comunque sempre viva dei risparmiatori italiani sui buoni fruttiferi postali. Il caso presentato nel servizio del noto programma televisivo riguarda i titoli della serie Q/P. Alcuni di questi, infatti, riporterebbero un timbro sbagliato, per colpa del quale, al momento della liquidazione, il risparmiatore ha percepito una somma più bassa rispetto a quella promessa. Perché questa “truffa” ai danni dei risparmiatori?

Buoni fruttiferi postali: il servizio di Striscia

In una puntata di Striscia la Notizia andata in onda qualche giorno fa, un servizio dell’inviato Moreno Morello ha trattato la spinosa questione dei buoni fruttiferi postali. Il caso specifico ha riguardato un risparmiatore che, nel 1987, aveva sottoscritto un titolo della serie Q/P da 5 milioni di lire. Alla scadenza – trentennale – del buono, il risparmiatore si è visto erogare la somma di 33.332 euro: una cifra di molto inferiore a quella che effettivamente gli sarebbe spettata. Dopo essersi rivolto alla magistratura, l’importo è stato corretto in 78.404 euro, in pratica, più del doppio.

Rendimenti dell’ultimo decennio mancanti

Risale al 1986 l’emissione della serie Q/P. Tuttavia, Poste aveva in giacenza ancora molti buoni fruttiferi postali di serie precedenti che però riportavano anche rendimenti più alti in confronto a questi ultimi. Quindi, si decise di utilizzare comunque i titoli “vecchi” ma apponendo un timbro che avvertisse i sottoscrittori dell’applicazione dei rendimenti stabiliti con l’emissione della serie Q/P. Dunque, l’8% per il quinto anno, il 9% dal sesto al decimo anno, il 10,50% dall’undicesimo al quindicesimo ed il 12% dal sedicesimo al ventesimo. Il timbro, dunque, non chiariva quali fossero i rendimenti nell’ultimo decennio in base al cambiamento di serie.

Diritto all’integrazione

Ecco, allora, che al verificarsi di una situazione del genere, i buoni fruttiferi postali vanno e andranno liquidati applicando i rendimenti previsti originariamente per l’ultimo decennio. Per chi avesse già riscosso un buono (emesso dopo il mese di luglio 1987 con timbro della serie Q/P, fronte e retro, e la grigliatura fino al 20esimo anno) senza essere a conoscenza di questo non trascurabile dettaglio sarà possibile anche richiedere un’integrazione che è possibile stimare compresa tra i 3mila e i 40mila euro.

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L'autore: Guglielmo Sano

Nato nel 1989 a Palermo, si laurea in Filosofia della conoscenza e della comunicazione per poi proseguire i suoi studi in Scienze filosofiche a Bologna. Giornalista pubblicista dal 2018 (Odg Sicilia), si occupa principalmente di politica e attualità. Cura la sezione esteri per Termometro Politico
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