Firma digitale 2020: cos’è, come averla e a che serve al cittadino

Pubblicato il 19 Febbraio 2020 alle 17:08 Autore: Claudio Garau

Firma digitale: di che si tratta, quali caratteristiche e vantaggi ha rispetto alla firma tradizionale. Chi può richiederla e come.

Firma digitale 2020 cos'è, come averla e a che serve al cittadino
Firma digitale 2020: cos’è, come averla e a che serve al cittadino

La firma digitale costituisce uno dei tanti esempi attraverso i quali la tecnologia viene incontro al cittadino, consentendogli di risparmiare tempo e in definitiva semplificandogli la vita. Vediamo allora di preciso che cos’è, come funziona e come averla. Si tratta infatti di uno strumento assai vantaggioso, e che merita di essere di seguito considerato più nel dettaglio.

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Firma digitale: di che si tratta? quali vantaggi?

La firma digitale altro non è che l’evoluzione più moderna della tradizionale firma autografa e produce in pratica gli stessi effetti della sottoscrizione apposta su carta. Come si può ben immaginare, il grande vantaggio della firma digitale sta nella semplificazione dei rapporti tra cittadino (specialmente liberi professionisti) e PA, dato che permette di saltare le code presso sportelli ed uffici e di evitare rallentamenti burocratici e noiose pratiche cartacee.

Tale sottoscrizione trova il suo fondamento normativo all‘art. 24 del Codice dell’Amministrazione digitale, ovvero il d. lgs. n. 82 del 2005 e può definirsi come una firma elettronica qualificata, in quanto soddisfa specifici e stringenti requisiti (infatti è il risultato di una procedimento informatico legato a complesse tecniche crittografiche), che permettono di far viaggiare su internet documenti con valore o validità legale. Come accennato, ha lo stesso valore della firma autografa (mentre questo aspetto non è condiviso da altri tipi di firme elettroniche) e l’uso di essa contribuisce a snellire i rapporti tra Stato, cittadini ed imprese.

Va rimarcato che tale firma ha una grande potenzialità di utilizzo, in quanto è possibile sottoscrivere digitalmente ogni documento elettronico, come ad esempio comunicazioni alle PA di vario tipo, richieste di contributi, cambi di residenza, fatture, contratti, visure camerali ecc.

I quattro aspetti chiave di questa firma

La firma digitale sostituisce l’utilizzo e l’apposizione di timbri, contrassegni, punzoni, sigilli e marchi di ogni genere e, per sua natura, è caratterizzata da 4 fattori chiave:

  • validità legale: la firma digitale conferisce validità legale al documento firmato in questo modo;
  • autenticità: la firma digitale garantisce l’identità del sottoscrittore;
  • integrità: la firma digitale assicura che il documento non sia stato in alcun modo modificato a seguito della sottoscrizione;
  • non ripudio: in quanto il sottoscrittore con firma elettronica non può poi disconoscere il documento firmato.

In effetti, una firma digitale è qualcosa in più di una semplice firma elettronica: quest’ultima ha valore legale ma non dispone di modalità per chiarirne l’autenticità e, inoltre, è ripudiabile, in particolare se scritta male o in modo differente dalla firma usualmente apposta su carta. È chiaro che non è possibile servirsi di un’ordinaria firma elettronica per i documenti più rilevanti come i moduli fiscali o i contratti. Anzi, il minimo dubbio o incertezza potrebbe far saltare gli accordi, aprendo la strada a possibili accuse di truffa.

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Chi può richiederla e come

Sono ormai chiari i vantaggi pratici della cosiddetta firma digitale: molti si domanderanno però chi può di fatto richiederla e con quali modalità. Ebbene può essere ottenuta sia dai cittadini che dalle imprese, laddove abbiano interesse o necessità di avere dispositivi tecnologici di firma per sottoscrivere documenti informatici, in grado di viaggiare sul web. Come detto sopra, molteplici le possibili applicazioni pratiche: dagli adempimenti amministrativi alla stesura di verbali di meeting e riunioni.

Materialmente, una firma digitale è rappresentata da un dispositivo (chiavetta USB o smartcard) che include un software e un certificato digitale di sottoscrizione: con esso il titolare – ovvero colui che ha fatto la richiesta – può sottoscrivere digitalmente i documenti che gli interessano. La spesa per il pacchetto dipende dal certificatore prescelto, ma solitamente non supera mai gli 80 euro.

Per ottenerla, il soggetto interessato deve fare domanda ai cosiddetti “certificatori” o “prestatori di servizi fiduciari autorizzati” dall’Agenzia per l’Italia digitale: tra essi molti vi sono nomi noti come Poste Italiane S.p.A, Aruba S.p.A., Intesa San Paolo S.p.A. e Telecom Italia.

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L'autore: Claudio Garau

Laureato in Legge presso l'Università degli Studi di Genova e con un background nel settore legale di vari enti e realtà locali. Ha altresì conseguito la qualifica di conciliatore civile. Esperto di tematiche giuridiche legate all'attualità, cura l'area Diritto per Termometro Politico.
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