Trasmissione coronavirus da persona a persona: cosa dichiara l’OMS

Pubblicato il 1 Aprile 2020 alle 18:23
Aggiornato il: 6 Aprile 2020 alle 23:32
Autore: Linda Sogaro

Trasmissione coronavirus da persona a persona: cosa dichiara l’OMS, quali sono le modalità di contagio verificate sperimentalmente.

Trasmissione coronavirus da persona a persona: cosa dichiara l’OMS

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha dichiarato, confermandolo attraverso ulteriori studi, che la trasmissione del coronavirus non avviene per via aerea, ma soltanto attraverso goccioline respiratorie. Non ci sono prove, infatti, che il Covid-19 possa essere un potenziale pericolo senza contatto. Vediamo nel dettaglio le nuove dichiarazioni e gli studi che continuano ad approfondire anche l’ipotesi del contagio aereo, che finora non ha raccolto molte prove scientifiche.

Coronavirus: sono pericolose le goccioline respiratorie

Le trasmissioni di virus o malattie per vie respiratorie, avvengono soltanto quando goccioline respiratorie potenzialmente infette entrano in contatto con le mucose di naso e bocca di persone sane, attraverso tosse e starnuti, per cui entro un metro di distanza (trasmissione droplet). Nello specifico, le particelle inferiori a 5 millimetri sono definite “nuclei di goccioline”, mentre quelle di diametro compreso tra i 5 e i 10 millimetri sono delle dimensioni adatte a trasmettere il virus.

Per quanto riguarda il contagio di coronavirus tramite superfici, anche questo è un elemento che necessita di ulteriori approfondimenti: sono considerati pericolosi i fomiti, ovvero materiali appartenenti alla persona contaminata come aghi infetti, indumenti e asciugamani e altre attrezzature mediche come termometro e stetoscopio.

Anche per questo motivo l’OMS ricorda che non c’è motivo di sentirsi esposti al pericolo nello scendere di casa per pochi minuti per buttare la spazzatura o per fare la spesa, l’importante è che ci sia distanza di sicurezza tra le persone. Raccomanda inoltre di lasciare le mascherine filtrate e certificate al personale sanitario, sempre in virtù delle modalità di contagio sopra descritte.

Studi laboratoriali sulla trasmissione aerea

In un’analisi svolta su 75.465 casi Covid-19 in Cina, la trasmissione aerea non è stata segnalata. La mancanza di evidenze scientifiche è dovuta anche alla tipologia di studi che sono stati condotti a riguardo, pensati e realizzati unicamente per condizioni sperimentali e pertanto non riproducibili in natura.

Nel dettaglio, alcune riviste scientifiche avevano dichiarato che il Covid-19 fosse rilevabile nell’aria: da lì le illazioni della stampa sulla trasmissione per via aerea. Il New England Journal of Medicine, in una recente pubblicazione, ha approfondito il tempo di persistenza del virus nell’aria, producendo degli aerosol ad alta potenza con dei nebulizzatori a tre getti, che in ogni caso non riflettono la forza della tosse umana.

Quindi, viene ribadito che la vulnerabilità al contagio per modalità aerea comprende solo situazioni e contesti medici specifici dove vengono effettuati trattamenti che producono aerosol, per esempio intubazione endotracheale, broncoscopia, aspirazione aperta, ventilazione manuale prima dell’intubazione, disconnessione del paziente dal ventilatore, rianimazione cardiopolmonare.

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L'autore: Linda Sogaro

Laureata in "Psicopatologia Dinamica Dello Sviluppo" presso la Sapienza, Università di Roma. Specializzata in Social Media, ha collaborato con diversi blog e testate di critica teatrale. Appassionata di scrittura, psicologia e teatro, collabora con Termometro Politico da Maggio 2019.
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