Cosa serve per la fase 2 coronavirus: test, mascherine e app. Il piano

Pubblicato il 3 Luglio 2020 alle 06:27 Autore: Daniele Sforza

Cosa serve per iniziare la fase 2 e convivere così con il Coronavirus? Tra test sierologici, mascherine e applicazioni, il piano prende forma.

Cosa serve per la fase 2 coronavirus
Cosa serve per la fase 2 coronavirus: test, mascherine e app. Il piano

Il direttore del dipartimento di malattie infettive dell’Istituto Superiore di Sanità Giovanni Rezza, intervenuto nel corso della trasmissione Agorà in onda su Rai 3, ha affermato che ci troviamo ancora nella Fase 1 e che non dobbiamo dimenticarlo. Promemoria fondamentale in un Paese che ha fretta di far partire la Fase 2, senza però avere ancora tutto quello che serve per iniziare davvero e concretamente la fase 2: quella della convivenza con il Coronavirus. La seconda fase, infatti, non sta ancora iniziando perché come spiegato da Rezza non sono stati ancora debellati tutti i rischi e, seppur con qualche miglioramento, siamo ancora nella Fase 1. Inoltre bisogna capire cosa serve esattamente per affrontare il post-fase 1 e, soprattutto, se quello che ci serve è già disponibile o dobbiamo ancora procurarlo.

Fase 2: test sierologici

Cominciamo dai test sierologici. Ne abbiamo parlato in questo articolo, ma c’è anche da precisare una cosa. Sempre Rezza ha infatti affermato che i test sierologici da soli non bastano a dare il patentino d’immunità e andrebbero accompagnati eventualmente da un tampone. “I vari test, se affidabili, ci dicono solo se una persona ha sviluppato o no degli anticorpi contro il virus”. Fatto sta che i test saranno somministrati a un campione di 150 mila persone su scala nazionale, ripartiti per profilo professionale, fascia anagrafica (saranno in tutto 6) e genere. Serviranno soprattutto a fornire un risultato statistico su chi ha sviluppato gli anticorpi nel nostro Paese e chi non lo ha ancora fatto, per arricchire l’archivio di informazioni sul Sars-CoV-2, noto da appena 3 mesi, con un altro dato importante a livello territoriale.

Fase 2: le mascherine

È successo più o meno in gran parte dei Paesi: quando c’era penuria di mascherine, è stato detto che queste tanto non servivano. Quando sono iniziati i rifornimenti, invece, hanno detto che è utile indossarla, per sé e per gli altri. Quando finalmente si troveranno ovunque e non ci sarà più alcun problema di rifornimenti e probabilmente diventeranno obbligatorie. Gli italiani le stanno indossando da diverse settimane, comunque, ma visto che tali dispositivi non sono riutilizzabili più volte perché perdono di efficacia protettiva e diventano inutili, bisognerà vigilare sui rifornimenti e soprattutto sui prezzi. Nelle zone più ad alto rischio dovrebbero venire distribuite gratuitamente, mentre in altri territori, dove il rischio di essere contagiati è stato finora molto basso, le mascherine si acquistano in farmacia, a volte a costi piuttosto importanti. Dalla Protezione Civile si rende noto che ci sarà bisogno di 2-300 milioni di mascherine al mese, più della metà delle quali serviranno alle persone che rientreranno a lavoro una volta finito l’isolamento.

L’applicazione e il tracciamento

Altro aspetto importante è quello dell’applicazione da scaricare per tracciare gli spostamenti e valutare eventuali contatti con persone positive. In Corea del Sud l’applicazione è servita moltissimo per far continuare un ritmo di vita regolare, in Italia ancora si discute. La task force presieduta da Vittorio Colao punta sulla geolocalizzazione delle persone, mentre per il Ministero dell’Innovazione sarebbe meglio concentrarsi sul bluetooth.

I punti oscuri

Ci sono alcuni punti ancora oscuri e per i quali urge chiarezza. Il primo tema è quello delle grandi aziende, dove il distanziamento sociale rischia di essere tradito a ogni spostamento. Qui si pensa a una turnazione, con la possibilità, per chi può, di continuare a lavorare in smart working. Certi i controlli costanti e continui finalizzati a monitorare il rispetto delle regole.

Altro interrogativo riguarda i mezzi di trasporto pubblico, quelli che le persone dovranno ritornare a prendere per recarsi a lavoro. Non si potrà stare in piedi e ovviamente nemmeno seduti uno a fianco dell’altro. Bisognerà aumentare le corse e quindi aumenterà anche il costo. Anche qui, dunque, rientrano nuovi turni, per diradare gli afflussi durante la giornata e scaglionarli a più riprese.

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L'autore: Daniele Sforza

Romano, classe 1985. Dal 2006 scrivo per riviste, per poi orientarmi sulla redazione di testi pubblicitari per siti aziendali. Quindi lavoro come redattore SEO per alcune testate online, specializzandomi in temi quali lavoro, previdenza e attualità.
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