Causa di forza maggiore: cos’è a che serve e quando si verifica

Pubblicato il 23 Aprile 2020 alle 08:00 Autore: Claudio Garau

Causa di forza maggiore: di che si tratta e perchè rileva nei rapporti tra creditore e debitore? Entro quali condizioni è integrata?

Causa di forza maggiore cos'è a che serve e quando si verifica
Causa di forza maggiore: cos’è a che serve e quando si verifica

La causa di forza maggiore è un concetto giuridico di larghissima applicazione pratica e che trova menzione sia nel diritto civile, sia nel diritto penale (nello specifico, all’art. 45 c.p. è una causa di esclusione della colpevolezza per un fatto che altrimenti costituirebbe reato). Ecco allora che cos’è e come funziona, anche in considerazione della frequenza con cui compare nelle notizie e nei fatti di cronaca: in particolare, concentriamoci su come incide nel concreto dei rapporti civilistici tra privati. È importante fare luce su ciò, in quanto tale causa di forza maggiore può esonerare il debitore dalla responsabilità verso il creditore. Facciamo chiarezza.

Se ti interessa saperne di più sull’inadempimento contrattuale e su come il creditore può difendersi, clicca qui.

Causa di forza maggiore: di che si tratta? l’art. 1218 c.c.

I rapporti di credito-debito prevedono che all’obbligazione del creditore si contrapponga il diritto di credito. Norma essenziale in merito è l’art. 1218 del Codice Civile (“Responsabilità del debitore”), di cui per completezza riportiamo di seguito il testo: “Il debitore che non esegue esattamente la prestazione dovuta è tenuto al risarcimento del danno, se non prova che l’inadempimento o il ritardo è stato determinato da impossibilità della prestazione derivante da causa a lui non imputabile“. Tale impossibilità della prestazione prende appunto il nome di “causa di forza maggiore“. La forza maggiore può in concreto intendersi come una forza irresistibile, di origine umana o proveniente dalla natura (ad esempio un provvedimento della pubblica autorità, una tempesta o anche una rapina).

Parafrasando l’articolo citato, il debitore che non rispetta quanto previsto nei confronti del creditore e quindi non fa fronte all’obbligazione civilistica, è tenuto sempre a risarcire i danni al creditore o ai creditore, salvo che l’inadempimento o il ritardo nello svolgimento della prestazione siano legati a due fattori che debbono concorrere:

  • la prestazione diviene oggettivamente impossibile da svolgere, dopo la data di conclusione del contratto da cui sorge il rapporto di credito-debito;
  • la causa di tale sopraggiunta impossibilità deve essere non imputabile, in alcun modo, al debitore.

Che succede in concreto, dal punto di vista civilistico, laddove sussistano entrambi i presupposti e quindi la causa di forza maggiore? Ebbene, in tali circostanze, l’obbligazione ovvero il debito a carico del debitore, di fatto, si estingue e, conseguentemente, quest’ultimo viene esonerato dal qualsiasi tipo di responsabilità, non dovendo altresì indennizzare, ristorare o risarcire il creditore per quanto accaduto. È chiaro però che quanto indicato va dimostrato, ovvero il debitore – in una eventuale causa in tribunale – dovrà provare di essere esente da colpe.

Un esempio di causa forza maggiore potrebbe essere un evento naturale come un terremoto o un violentissimo temporale che distrugge l’attività artigianale o commerciale del debitore e lo costringe a non poter onorare l’obbligazione verso il creditore; viceversa non può esserlo un momento di crisi del mercato o un un possibile fallimento dell’attività del debitore.

Alcuni risvolti pratici in giudizio

È chiaro che il debitore deve riuscire a provare al giudice, in ipotesi causa contro il creditore, la sussistenza di entrambi i fattori che integrano la causa di forza maggiore. L’oggettiva impossibilità sarà dimostrata laddove si riesca a palesare in tribunale, che si è verificato un evento a causa del quale nessuna persona potrebbe più compiere quella particolare prestazione che estinguerebbe il debito.

Non è finita qui. Oltre a provare l’impossibilità sopravvenuta della prestazione, sarà necessario anche dimostrare che l’evento in oggetto non è in alcun modo riconducibile o imputabile al debitore. In altre parole, il soggetto tenuto alla prestazione deve riuscire a chiarire che, comunque, non avrebbe potuto prevedere né evitare l’evento che ha impedito di fatto la prestazione. È chiaro che fornire tale prova è, talvolta, operazione assai ardua.

Concludendo, vediamo nitidamente come il Codice Civile concede un margine di esonero di responsabilità a favore del debitore in caso di inadempimento o ritardo nella prestazione, ma soltanto entro precisi e tassativi limiti che vanno rispettati.

Segui Termometro Politico su Google News

Hai suggerimenti o correzioni da proporre?
Scrivici a
redazione@termometropolitico.it

L'autore: Claudio Garau

Laureato in Legge presso l'Università degli Studi di Genova e con un background nel settore legale di vari enti e realtà locali. Ha altresì conseguito la qualifica di conciliatore civile. Esperto di tematiche giuridiche legate all'attualità, cura l'area Diritto per Termometro Politico.
    Tutti gli articoli di Claudio Garau →