Reato penale: è giusta o sbagliata questa espressione?

Pubblicato il 5 Dicembre 2020 alle 06:32 Autore: Claudio Garau

Reato penale: è giusto dire così oppure no? Qual è la differenza tra illecito penale, illecito amministrativo ed illecito civile?

Reato penale è giusta o sbagliata questa espressione
Reato penale: è giusta o sbagliata questa espressione?

Sentiamo spesso, nei telegiornali, oppure leggiamo con frequenza, nelle notizie dei quotidiani, l’espressione “reato penale”. Ma è davvero corretto dal punto di vista giuridico, parlare di “reato penale“? oppure si tratta di una forzatura, anzi un vero e proprio errore che va contro il sistema delle regole del Codice Penale? Di seguito vogliamo fare chiarezza su questo, in modo da capire se il gergo comune di chi dà le notizie, questa volta si scontra con la logica del diritto.

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Reato penale ed illecito amministrativo: la differenza

Chiariamolo subito: parlare di “reato penale” è scorretto giuridicamente ed anzi privo di senso. Un reato è sempre penale, in quanto.. reato. In altre parole, non serve una sotto-categoria come il “reato penale”, dato che non esistono i “reati civili” o i “reati amministrativi”. Dire “reato penale” significa ripetere due volte lo stesso identico concetto, dando appunto al concetto “reato” un aggettivo qualificativo, che si trova già nella sua stessa definizione e che quindi non serve.

Per fare ulteriore chiarezza prendiamo in considerazione le cosiddette multe stradali, ovvero le infrazioni agli articoli del Codice della Strada. Esse costituiscono degli illeciti amministrativi e non comportano quindi conseguenze sulla fedina penale del trasgressore, ma soltanto di tipo economico, essendo puniti con una sanzione pecuniaria (o talvolta con il ritiro della patente).

Se in materia di reato, la fonte per antonomasia è il Codice Penale italiano, un essenziale riferimento normativo in tema di illeciti amministrativi è la legge n. 689 del 1981, la quale ha allargato molto il numero degli illeciti amministrativi, a seguito alla depenalizzazione di illeciti penali di scarsa gravità. In buona sostanza, si può affermare che per i fatti socialmente più gravi e/o pericolosi, è in gioco un reato, mentre nelle situazioni in cui sono violati interessi non specificamente tutelati dalla Costituzione (tra questi ultimi ad es. diritto alla salute), sono in gioco illeciti di natura amministrativa.

Le norme penali insomma puniscono gli illeciti – ovvero i reati – che costituiscono un pericolo per la collettività ed un vero e proprio allarme sociale. Ad essi sono legate infatti le sanzioni più gravi che, come ben sappiamo, possono anche comportare la reclusione in carcere. Invece, gli illeciti amministrativi sono sì anch’essi delle violazioni a norme di tutela della collettività e della sicurezza, che trovano disciplina nelle leggi italiane, ma, in via generale, gli illeciti amministrativi sono oggettivamente meno gravi degli illeciti penali, e quindi conducono a sanzioni meno pesanti di quelle tipicamente penali. Pensiamo, ad esempio, alle multe per passaggio col semaforo rosso, che comportano la mera sanzione pecuniaria amministrativa. Invece, per restare in ambito stradale, la guida in stato di ebbrezza – sopra determinate soglie – comporta un reato e non un illecito amministrativo (come abbiamo già avuto modo di segnalare qui).

La distinzione tra reato ed illecito civile

Sopra abbiamo rimarcato che è giuridicamente improprio parlare di “reato penale” e di “reato civile”. È invece corretto parlare di “illecito civile”. Ma che cos’è un illecito civile e come si differenzia dai reati?  Ebbene, gli illeciti civili sono originati dalla trasgressione a norme previste negli interessi dei privati cittadini ed a tutela dei rapporti intercorrenti tra essi (ad esempio le regole in materia di contratto di affitto). Lo Stato in queste circostanze non è coinvolto, e quindi non si parla nè di illeciti penali, nè di illeciti amministrativi.

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Anzi, chiedere giustizia perché un soggetto ha commesso un illecito civile (ad esempio non ha saldato un debito), spetta soltanto all’iniziativa del privato cittadino (leso nei suoi diritti a causa dell’illecito civile altrui), e mai allo Stato (come invece succede nel penale). In queste circostanze, le sanzioni possibili sono tutte correlate alla richiesta risarcimento danni, che vanno quantificati dal Tribunale, ed alla domanda di cessazione della condotta pregiudizievole.

Concludendo, dovrebbe essere ben chiaro che dire “reato penale” è giuridicamente improprio (sarebbe come dire “giraffa quadrupede” o “obbligo doveroso”). Ovvero si tratta di un errore grammaticale, che chi si occupa di diritto non si sognerebbe mai di commettere. Ma tant’è, nei giornali e nei tg, spesso si parla di “reato penale”, ovvero di una imprecisione che ormai è comunque entrata nel gergo giornalistico.

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L'autore: Claudio Garau

Laureato in Legge presso l'Università degli Studi di Genova e con un background nel settore legale di vari enti e realtà locali. Ha altresì conseguito la qualifica di conciliatore civile. Esperto di tematiche giuridiche legate all'attualità, cura l'area Diritto per Termometro Politico.
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