Rimborsi Fisco 2020: tempo accredito sul conto e quando arrivano

Pubblicato il 27 Ottobre 2020 alle 06:19 Autore: Claudio Garau

Rimborsi fisco: le novità in materia di restituzione di crediti fiscali nei confronti dei contribuenti e le tempistiche previste

Rimborsi Fisco 2020 tempo accredito sul conto e quando arrivano
Rimborsi Fisco 2020: tempo accredito sul conto e quando arrivano

L’Agenzia delle Entrate ha deciso di favorire la speditezza dei rimborsi Fisco attraverso nuove procedure. Secondo le intenzioni dell’ufficio delle imposte, infatti, il contribuente riceverà indietro il denaro, non dovuto al Fisco, secondo tempistiche ridotte rispetto al passato, ovvero entro 40-45 giorni. Ma vediamo più nel dettaglio le novità in proposito e con quali modalità il Fisco velocizza e semplifica il meccanismo di restituzione delle tasse non dovute.

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Rimborsi Fisco più veloci: cosa cambia?

La nuova procedura è stata introdotta a metà gennaio 2020, e comporta, in via prioritaria, l’accredito diretto della somma sul c/c bancario o postale del contribuente, cui il Fisco deve di fatto del denaro. Anche nel caso in cui il contribuente non abbia reso noti i dati Iban all’Agenzia delle Entrate – o più semplicemente non li abbia – quest’ultima ben potrà effettuare i rimborsi fisco dovuti, tramite assegno vidimato delle Poste Italiane e poi inserito in raccomandata destinata al contribuente creditore verso il Fisco. Va ricordato che la l’epidemia da coronavirus certamente oggi contribuisce a garantire una maggior velocità dell’iter, stanti le difficoltà economiche per aziende ed imprese, in fase lockdown ed anche dopo.

Come sopra accennato, le tempistiche per i rimborsi fisco non dovrebbero superare più i 40-45 giorni ed, anzi, il nuovo iter per ottenere i rimborsi Irpef, Irap, Ires, IVA e cedolare secca, nelle intenzioni delle ufficio delle imposte, deve concludersi entro un mese e mezzo dalla sua apertura. Insomma, una boccata d’ossigeno per titolari di partite IVA, aziende ed imprese, specialmente nell’attuale e delicata situazione socio-economica.

Rispetto alla procedura precedente, rimasta tale e quale per un ventennio, cambia anche che il Fisco abbandona la pratica dei vaglia alla Banca d’Italia. I rimborsi Fisco avverranno infatti con speditezza, proprio sui c/c dei contribuenti e creditori, in queste circostanze, verso il Fisco.

Come accennato sopra, coloro che non abbiano comunicato previamente le loro coordinate Iban, avranno presso la propria residenza l’invio della raccomandata contenente un assegno vidimato da Poste Italiane S.p.A. Peraltro, il contribuente resta garantito per tutta la durata della procedura, dato che l’iter di spedizione assegno sarà tracciato dal sito delle Poste. Di seguito l’assegno in oggetto potrà essere versato sul proprio c/c oppure potrà essere incassato in denaro contante. Tale assegno – in qualità di titolo di pagamento – includerà nome e cognome del beneficiario, la somma di fatto da incassare e l’ordine di pagamento nei confronti del MEF. In ogni caso, il pagamento in contanti avverrà soltanto a condizione che l’interessato presenti il titolo originale.

Il nuovo impulso al rimborso crediti fiscali in fase di emergenza sanitaria

La tutela del contribuente titolare di crediti fiscali passa anche per le norme emergenziali varate in questi mesi per fronteggiare l’epidemia da Covid-19. Infatti, l’Agenzia delle Entrate ha inteso adoperare tutti gli strumenti messi a disposizione dal decreto Rilancio per smaltire nel minor numero di giorni, le richieste di restituzione di Iva, Irpef, Irap e ogni altra tassa indicata in dichiarazioni dei redditi o dalle istanze avanzate dal 15 gennaio scorso, data di inizio della nuovo iter di rimborso.

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I vertici dell’ufficio delle imposte hanno infatti optato – in fase di emergenza sanitaria da Covid-19 – per la gestione a distanza di istanze e liquidazioni dei rimborsi fisco, con anche la possibilità, a favore dei contribuenti, di inviare domande e documenti idonei alla restituzione, con una comune e-mail e non per forza con posta elettronica certificata (la cosiddetta Pec).

Inoltre, il decreto Rilancio ha disposto il congelamento dell’obbligo per Agenzia delle Entrate Riscossione di proporre al contribuente e creditore verso il fisco – che fa domanda di rimborso – la compensazione con possibili somme iscritte a ruolo, per cartelle non pagate.

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L'autore: Claudio Garau

Laureato in Legge presso l'Università degli Studi di Genova e con un background nel settore legale di vari enti e realtà locali. Ha altresì conseguito la qualifica di conciliatore civile. Esperto di tematiche giuridiche legate all'attualità, cura l'area Diritto per Termometro Politico.
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