Senato, decreto elezioni: dopo il voto nullo, il governo incassa la fiducia

Pubblicato il 19 Giugno 2020 alle 18:45
Aggiornato il: 24 Giugno 2020 alle 23:25
Autore: Eugenio Galioto

Senato, decreto elezioni: dopo il voto nullo, il governo incassa la fiducia

Aula del Senato della repubblica
Senato, decreto elezioni: dopo il voto nullo, il governo incassa la fiducia

Giovedì sera si è svolto al Senato il voto di fiducia sul “decreto elezioni”, annullato in seguito a causa di un errore tecnico del sistema. Al momento del voto erano presenti in Senato 149 senatori, ma il calcolo del numero legale necessario per ratificare il voto è stato ricalcolato. Secondo l’Ansa si sarebbe trattato di un caso estremamente raro che non capitava dal 1989.

Dei 149 senatori presenti, 145 avevano votato a favore del decreto, confermando dunque la fiducia al governo Conte. L’opposizione di centrodestra non aveva partecipato al voto, sulla base del calcolo tra presenti e assenti, con l’intenzione di far fallire il raggiungimento del numero legale e inficiare così la validità della votazione.

L’esito del voto, però, è stato contrario alle aspettative del centro-destra che, alla guida di Roberto Calderoli, noto esperto di “tattiche” parlamentari, ha cominciato a protestare contro l’esito inaspettato della votazione. Al che la vicepresidente del Senato Paola Taverna ha dato annuncio dell’errore informatico, per cui il voto era da considerarsi non valido e avrebbe dovuto ripetersi.

Il tanto discusso “decreto elezioni” prevede lo svolgimento delle elezioni amministrative, regionali e del referendum sulla riduzione del numero dei parlamentari in un’unica giornata a settembre ed è stato criticato dalle opposizioni e da alcuni membri della maggioranza (tra cui la Bonino) per la difficoltà di svolgere tra campagne elettorali contemporaneamente, per di più nel mese delle vacanze agostane e con le regole del distanziamento anti-coronavirus ancora in vigore.

Senato, decreto elezioni: il voto di oggi e lo scontro Casellati-Taverna

La votazione di fiducia sul “decreto elezioni” in Senato è stata ripetuta oggi. Il governo ha incassato la fiducia, con 158 voti a favore, nessun contrario e nessun astenuto. Anche questa mattina, le opposizioni non hanno partecipato al voto. Passa così il decreto, convertito in legge in extremis, che accorpa in un’unica tornata elettorale le elezioni amministrative, regionali e sul referendum costituzionale.

Tuttavia, non si sono placate le polemiche su quanto avvenuto ieri sera. Nella mattinata di oggi si è consumato un duro scontro tra la Casellati e la vicepresidente del Senato Paola Taverna che presiedeva ieri, durante l’annullamento del voto. «Sono profondamente amareggiata di quanto accaduto, – ha detto con costernazione la Presidente del Senato Casellati – non c’ero io ma mi assumo le mie responsabilità. Chiedo scusa per quanto è avvenuto ma non accetto lezioni da nessuno sulla conduzione dell’Aula. C’è stato un errore tecnico non imputabile a nessuno». Poi, si rivolge alla maggioranza per placare le polemiche «se mancava la maggioranza non è attribuibile alla presidenza, non è certo attribuibile alla presidenza se ieri non c’era il numero legale.Che si imputi alla Presidenza un errore informatico mi pare eccessivo. Io sono stata avvisata di quanto era accaduto alle 20.45. E poi non c’ero nel voto del pomeriggio. C’era la vicepresidente Taverna».

Chiamata in causa, la senatrice pentastellata ha chiarito: «l’ufficio di presidenza del Senato è impersonale, presidente – ha puntualizzato – E poi io ieri presiedevo in sostituzione del vicepresidente La Russa che mi aveva chiesto il cambio sapendo cosa sarebbe successo, ossia la volontà di far mancare il numero legale da parte delle opposizioni, e quindi di minare l’Istituzione stessa». Ma alla Casellati la replica della Taverna non è andata giù: «Lei ha sostituito e basta, – ha rimarcato – lei è una vicepresidente. La sua è una volontà di polemica inaccettabile»; mentre La Russa, prendendo la parola a fine seduta, ha chiarito ulteriormente la vicenda: «Io ho chiesto la sostituzione due giorni prima perché dovevo partecipare a un vertice. Chiedo pubbliche scuse della senatrice Taverna. Altrimenti voglio un giurì d’onore».

Tuttavia, non è bastato a placare il polverone sollevato dal centro-destra che si è spinto a chiedere persino la “testa” della Taverna. Tra i più agguerriti, Gasparri che ha chiesto le dimissioni della vicepresidente del Senato, la quale a sua volta replica: «voglio denunciare il comportamento vergognoso del senatore Gasparri che in televisione andava a raccontare che la presidenza del Senato, nella figura della vice presidente, aveva mistificato il risultato dell’Aula. Io ero alla presidenza per far rispettare quest’aula e sostituivo un collega proprio per difendere l’onore del Senato».

A placare lo J’accuse di Gasparri e del centro-destra è infine intervenuta la Casellati stessa che ha difeso l’istituzione: «L’errore c’è stato e non è imputabile a chi presiedeva l’Aula. La senatrice Taverna ha solo proclamato il risultato come elaborato dagli uffici».

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L'autore: Eugenio Galioto

Sociologo, un passato da ricercatore sociale e un presente da analista politico. Scrivo principalmente di economia e politica interna. Amo il jazz, ma considero l'improvvisazione qualcosa che solo i virtuosi possono permettersi.
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