Preppy come Imen Jane

Pubblicato il 23 Giugno 2020 alle 17:42 Autore: Nicolò Zuliani

Ciclicamente saltano fuori lauree inventate, cialtroni, fanfaroni e mitomani. Ci scandalizziamo in massa: poi tornano al loro posto e nessuno fiata.

Preppy come Imen Jane

Iman Boulahrajane è una influencer di Instagram che fa storie di 15 secondi in cui sostiene d’insegnare l’economia. Negli anni fa successo, si presenta e rilascia interviste come economista laureata in Bicocca, fonda la IS Media srl che promuove un canale social, Will, definito da loro come “giornalismo del futuro”. Finisce su Forbes tra i 30 under 30 più influenti. Gira per le università, si fa foto coi VIP, viene dipinta come business woman di successo. Su Twitter attacca e deride chi non è laureato.

A un evento organizzato dalla Goldman Sachs uno spettatore la sente parlare e storce il naso; non ha un linguaggio da economista. Quando le domanda in cosa si è laureata, lei tace. Salta fuori che il giornalismo del futuro non è stato manco capace di scoprire che la sua fondatrice non era quello che diceva di essere. Iman non ha mai preso la laurea in economia.

Messa alle strette, si giustifica dicendo che i suoi impegni l’hanno allontanata dagli studi (leggi: stava sui social invece di studiare) e che nemmeno Steve Jobs o Bill Gates sono laureati. Solo che loro non hanno mai detto di esserlo. Alla fine si dimette da ogni incarico nella sua azienda e promette che si laureerà quanto prima. La laurea fa vittime da anni. Chi ce l’ha dice che è solo un pezzo di carta, peccato che per non riuscire a ottenerlo si uccidono svariati ragazzi ogni anno.

11 marzo 2003, L.V., 24 anni, università di Lecce.
3 settembre 2004, C.S., 22 anni, università di Parma.
6 luglio 2006, Stefano Fier, 28 anni, università di Padova.
27 marzo 2007, Nicola Pescatori, 35 anni, università di Palermo.
10 ottobre 2008, Ada Bovienzo, 25 anni, università di Milano.
29 ottobre 2009, N.N., 25 anni, università di Roma.
20 gennaio 2010, Ruben Beniamino, 28 anni, università di Bologna.
4 aprile 2011, N.N., 25 anni, università di Napoli.
3 febbraio 2014, C.C., 29 anni, università di Napoli.
18 marzo 2014, Carlo Simioni, 23 anni, università di Udine.
12 novembre 2014 P.S., 28 anni, università di Roma.
13 marzo 2015, N.N., 23 anni, università di Torino.
20 aprile 2016, M.M., 26 anni, università di Roma.
17 giugno 2016, M.F., 27 anni, università di Genova.
15 febbraio 2017, Alberto Duò, 22 anni, università di Ferrara.
8 aprile 2018, Giada Di Filippo, 25 anni, università di Napoli.
14 novembre 2018, Patrick Ceccomanni, 23 anni, università di Urbino.

E a questi si aggiungono decine di studenti che mentono, scappano, falsificano la laurea o addirittura tentano di falsificare la cerimonia.

Perché, se è solo un pezzo di carta?

Perché i soldi li può avere anche il contadino. Non contano, non ti rendono speciale. Una volta per entrare nell’alta società bisognava essere well educated, well fitted, well dressed, well traveled, well known. Poi l’estetica è diventata un nemico, le palestre si son popolate di grezzi, i voli low cost hanno permesso a chiunque di andare ovunque e i social permettono a supercafone di diventare dee pagane.

Nel 2020 i borghesi possono misurare la propria superiorità o inferiorità solo con scuole e università frequentate da loro e dai figli; più elitarie e costose sono, meglio è. Più titoli di studio, master e nomi blasonati ci sono sul muro, più quella persona è considerata migliore delle altre. Non più competente, occhio: migliore. La vuoi vicino quando appari in società perché ti certifica come appartenente a una elite. Un vero borghese lo riconosci perché preferisce suo figlio sia un mediocre manager piuttosto di un grande pasticcere.

È quel che resta della vita dei preppy, dell’Ivy league, che fin dal dopoguerra ha affascinato e formato il cervello dei ricchi ma non troppo; sia quelli di idee tradizionaliste con blazer e pantaloni bianchi che quelli di idee liberali con giacche di velluto e pantaloni di tweed.

Ed è previsto mentano.

Il ruolo dell’impostore è parte della borghesia. Oscar Giannino, quando si scoprì che non aveva né laurea in giurisprudenza, né laurea in economia, né master a Chicago, causò la distruzione del suo partito e mise in imbarazzo Il Sole 24. Oggi continua a non avere titoli accademici, ma viene presentato come economista e a scrivere di economia su Il Messaggero; del resto, sua moglie lavora alla SOGEI. La deputata Marta Grande continua a stare in parlamento nonostante chi l’ha votata si basasse su un curriculum fasullo. E del resto l’Italia pullula di imprenditori bancarottieri che vanno in giro a fare conferenze su come si amministra un’azienda.

Quindi a breve vedremo l’economista di Instagram riprendere con i suoi video, le sue interviste e le sue conferenze.

Perché i borghesi cadono sempre in piedi.

L'autore: Nicolò Zuliani

Veneziano, vivo a Milano. Ho scritto su Men's Health, GQ.it, Cosmopolitan, The Vision. Mi piacciono le giacche di tweed.
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