Allenarsi in palestra ai tempi del Covid-19 è poco piacevole

Pubblicato il 24 Luglio 2020 alle 18:13 Autore: Nicolò Zuliani

La situazione non è bella, ed è probabile le cose cambieranno per sempre. Qui racconto perché.

Allenarsi in palestra ai tempi del Covid-19 è poco piacevole

A 40 anni sono ormai consapevole che il mio metabolismo ha cambiato un sacco di strade, e se voglio mantenere un fisico da uomo e non interpretare una pera devo stare attento a quello che bevo e a quello che mangio, ma soprattutto dovrò sollevare cose pesanti vita natural durante. Sono uno di quelli che non crede nell’allenamento a casa, perché finisci per non farlo mai.

Credo molto nel principio “un posto, una funzione”. Dopo aver affogato per tre mesi gli addominali tra JustEat e cocktail casalinghi, appena hanno dato luce verde son schizzato nella prima palestra disponibile per rimediare ai danni.

Mi sono trovato davanti a una specie di infermieria.

La mia palestra era una di quelle senza pretese e forse l’unica in tutta Roma che prima del lockdown apriva alle 7. Adesso non è più così: le palestre aprono tutte alle 9, si può entrare con un massimo di 4 persone e allenarsi per massimo 45 minuti, poi igienizzano ambiente e attrezzi per 15. Bisogna cambiarsi fuori – quindi in strada – con obbligo mascherina, e l’istruttore ci tiene d’occhio perché nessuno si alleni usando le macchine o i pesi di fianco all’altro.

Si entra solo tramite prenotazione, ovvero ci si mette d’accordo prima il giorno e l’orario: non più di tre volte a settimana. Si paga mese per mese invece di un forfeit.

Poi ci sono sguardi, discorsi e atmosfera.

Prima allenarsi era un’esperienza anche umana: si ascoltavano le chiacchiere degli abitudinari, ci si socializzava, capitava di allenarsi assieme o di chiedersi una mano. Adesso nessuno sarebbe tanto pazzo da mettersi sopra la tua testa che espira mentre fai panca piana, in palestra c’è un silenzio tombale e l’unico suono è la musica da discoteca a basso volume.

L’istruttore un tempo allegrone e ciarliero ora passa l’intera giornata a spiegare perché non si può fare quello, perché non si può fare l’altro, cosa rischia di multa, quanti amici e colleghi hanno già chiuso e quanto sta pagando di affitto. Insomma, allenarsi è passato dall’essere uno sfogo della tensione giornaliera all’essere un’ulteriore fonte di stress.

Non ho più alcuna voglia di andarci.

È solo che ne ho bisogno, e come me milioni di altri italiani della mia età che non intendono diventare pere o melanzane. Ma se avessi un’alternativa la abbraccerei immediatamente, anche a costo di pagarla di più. Faccio attività fisica da tutta la vita, per lavoro o per piacere. Non posso stare senza, non è sano.

Quindi mi domando quale sia il futuro del fitness in Italia.

Il Covid19 non è sparito, continuano a esserci focolai e in molti immaginano un autunno assai poco simpatico. Quindi è probabile le cose cambieranno per sempre, dal punto di vista della pesistica. I personal trainer improvvisati verranno spazzati via, mentre i professionisti cominceranno a fare sessioni personalizzate nei loro studi o in diretta, con costi che passeranno dal popolare all’esclusivo.

E questo avrà ripercussioni più estese di quanto si pensi.

L'autore: Nicolò Zuliani

Veneziano, vivo a Milano. Ho scritto su Men's Health, GQ.it, Cosmopolitan, The Vision. Mi piacciono le giacche di tweed.
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