Certificazione energetica dell’immobile: che cos’è e a che cosa serve

Pubblicato il 21 Settembre 2020 alle 05:37 Autore: Claudio Garau

Certificazione energetica tramite APE: perchè è necessario questo documento ed a quali finalità risponde. Requisiti, soggetti abilitati a redigerlo e durata

Certificazione energetica del'immobile: che cos'è e a che cosa serve
Certificazione energetica dell’immobile: che cos’è e a che cosa serve

Oggigiorno conoscere la certificazione energetica di un edificio è assai importante: se un privato intende infatti vendere un immobile di sua proprietà, deve sapere che anche la certificazione energetica costituirà una variabile significativa, in grado di influire sul prezzo di vendita dell’appartamento. Vediamo allora di seguito com’è fatta la certificazione energetica di un edificio e cosa deve contenere per legge.

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Certificazione energetica: di che si tratta e qual è la funzione

La certificazione energetica consiste in un attestato, ovvero in un documento scritto, che in verità serve non soltanto a chi vuole vendere casa, ma anche a chi intende acquistarla. Infatti, in tale documento si trovano incluse varie informazioni e dati rilevanti per comprendere qual è il livello di comfort nell’appartamento, e quali sono le spese, ogni anno, legate al normale utilizzo di esso. La certificazione energetica aiuta insomma a capire se l’immobile ha o meno bisogno di un qualche intervento di ristrutturazione, perché ha la funzione di “mapparlo” e di valutarne quindi alcuni parametri essenziali.

In particolare, per quanto riguarda il nostro paese, la certificazione in oggetto è fatta tramite il cosiddetto APE, ossia l’attestato di prestazione energetica. Il documento è obbligatorio e va dunque per legge ottenuto in caso di immobile da vendere o da affittare.

Il citato APE ha tre fondamentali funzioni, che richiamiamo di seguito in sintesi:

  • certifica la quantità di energia che annualmente viene consumata dall’immobile di riferimento;
  • valuta le prestazioni degli impianti presenti in detto immobile;
  • prevede delle raccomandazioni utili a migliorarne l’efficienza (con eventuali interventi di ristrutturazione).

Da ottobre 2015 l’attestato di prestazione energetica, che appunto indica la certificazione energetica, ha un formato standard in tutta Italia, e – come detto sopra – fornisce tutta una serie di informazioni relative alla prestazione energetica dell’immobile, ovvero indica qual è la quantità di energia necessaria per soddisfare, anno dopo anno, quelle che sono le esigenze di chi vi abita (ventilazione, riscaldamento, produzione di acqua calda ecc.).

Chi la redige e di che cosa deve tenere conto

Il documento che indica la certificazione energetica, come è intuibile, è caratterizzato da tecnicismi. Infatti, l’attestato dovrà essere redatto da un cosiddetto certificatore energetico, abilitato in base al D.P.R. n. 75 del 2013, e dopo avere compiuto almeno un sopralluogo.

Pertanto, coloro che possono redigerlo debbono avere determinati requisiti, ovvero debbono essere professionisti:

  • in possesso del titolo di studio previsto dalla normativa;
  • abilitati all’esercizio della professione;
  • iscritti all’albo professionale.

Per quanto riguarda, in particolare, il titolo di studio richiesto, si tratta di lauree in area tecnica come ingegneria o architettura, ma anche diplomi di area tecnica. Non ci si può improvvisare insomma, e serve sempre il contributo di un esperto del settore.

D’altra parte, una corretta certificazione energetica può aversi soltanto dopo accurati studi e valutazioni, dato che l’esperto che la redige deve considerare quale potrebbe essere il consumo di energia da parte dell’immobile, in dodici mesi. Per farlo, vanno considerati diversi elementi quali l’illuminazione, la climatizzazione e il riscaldamento dell’acqua.

Cosa non deve mai mancare nell’APE?

La legge vigente, con riferimento ai requisiti della certificazione energetica, è rigorosa in alcuni punti. Vediamo, nell’elenco a seguire, quali sono questi elementi obbligatori:

  • l’APE deve indicare tutti le informazioni utili, sia generali che di dettaglio (ed anche i dati catastali) a fare l’identikit dell’immobile cui la valutazione si ricollega;
  • in particolare, va segnalata la classe energetica di appartenenza dell’immobile, tra le dieci previste (A4, A3, A2, A1, B, C, D, E, F e G); ovviamente la scelta di una classe o dell’altra dipende dalla valutazione di efficienza che viene compiuta dal tecnico;
  • inoltre, l’APE deve indicare, per completezza, quali sono i riferimenti ad immobili di simili caratteristiche rispetto a quello oggetto di valutazione e qual è la loro classificazione media.

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Il fattore durata

Concludendo, sul piano della durata nel tempo della certificazione energetica tramite APE, va ricordato che la validità di tale documento permane per 10 anni, a meno che non siano compiuti interventi di ristrutturazione o riqualificazione attinenti agli elementi edilizi o agli impianti tecnici in modo tale da doversi riconsiderare la classe energetica dell’edificio o dell’unità immobiliare. È chiaro inoltre che la validità massima del certificato in oggetto resta comunque vincolata all’osservanza delle prescrizioni circa le operazioni di controllo di efficienza energetica degli impianti tecnici dell’immobile, ed in particolare per gli impianti termici.

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L'autore: Claudio Garau

Laureato in Legge presso l'Università degli Studi di Genova e con un background nel settore legale di vari enti e realtà locali. Ha altresì conseguito la qualifica di conciliatore civile. Esperto di tematiche giuridiche legate all'attualità, cura l'area Diritto per Termometro Politico.
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