Sanatoria migranti: la misura non ha funzionato. Le cifre deludenti

Pubblicato il 28 Agosto 2020 alle 13:12 Autore: Guglielmo Sano

Sanatoria migranti: la misura non sembra aver funzionato. Secondo le stime la procedura è stata attivata solo in un caso ogni tre

Sanatoria migranti: la misura non ha funzionato. Le cifre deludenti
Sanatoria migranti: la misura non ha funzionato. Le cifre deludenti

Sanatoria migranti: la misura fortemente voluta dal ministro Bellanova non sembra aver funzionato. Secondo le stime la procedura è stata attivata solo in un caso ogni tre, inoltre, le entrate per lo Stato sono inferiori di circa 2 miliardi rispetto alle stime iniziali.

Sanatoria migranti: dati deludenti

Sanatoria migranti – La misura fortemente voluta dal ministro delle Politiche Agricole Teresa Bellanova e quindi messa in campo con il Decreto Rilancio non sembra aver funzionato. A dirlo i dati raccolti dall’Osservatorio Nazionale Domina che arrivano fino al 15 agosto. A metà mese erano state presentate poco più di 207mila domande: alla stessa data si prevedeva di riceverne un numero ben più alto (600mila). Tra l’altro, delle circa 207mila domande, 177mila riguardano il lavoro domestico e soltanto 30mila i braccianti agricoli, la categoria di lavoratori “in nero” a cui la misura sembrava indirizzata in modo particolare. La debacle chiaramente si estende anche sulle casse dello Stato: l’operazione doveva portare oltre 3 miliardi di euro secondo le previsioni, invece, a metà agosto ne è stato incassato appena uno.

Costo e burocrazia: cosa non ha funzionato

Sanatoria migranti – Perché la misura ha disatteso così tanto le aspettative? Innanzitutto, a pesare in questo senso potrebbe essere stata la burocrazia fissata dal Decreto Rilancio: per attivare la procedura di regolarizzazione bisognava dimostrare di essere in Italia da prima dell’8 marzo 2020, per esempio; allo stesso modo, era necessario dimostrare di non aver lasciato il paese dopo la stessa data. In secondo luogo, gli uffici presso cui presentare la documentazione cambiavano a seconda del paese di provenienza: dunque, per i comunitari ci si rivolgeva all’Inps, per gli extra comunitari alle questure. Infine, relativamente ai risultati della misura non si può sottovalutare il costo della procedura di regolarizzazione: 500 euro a carico del datore di lavoro a cui bisognava aggiungere una somma forfettaria riguardante i contributi non versati.

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L'autore: Guglielmo Sano

Nato nel 1989 a Palermo, si laurea in Filosofia della conoscenza e della comunicazione per poi proseguire i suoi studi in Scienze filosofiche a Bologna. Giornalista pubblicista dal 2018 (Odg Sicilia), si occupa principalmente di politica e attualità. Cura la sezione esteri per Termometro Politico
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