Prendete una birra e ricordiamo i bei vecchi tempi del M5S

Pubblicato il 6 Ottobre 2020 alle 13:53 Autore: Nicolò Zuliani

A volte farsi un giro sul viale dei ricordi è un bel modo di passare una serata tra amici. Facciamolo insieme.

Di quanto sta accadendo nel circo a cinque stelle si parla poco volentieri, perché il 98% dell’informazione è simpatizzante centrosinistra, e il centrosinistra ha utilizzato il mio voto per allearsi con il M5S dopo avermi promesso che l’avrebbe sradicato. Quindi non troverete questa storia spernacchiata, al massimo accennata.

Eppure contiene al suo interno un insegnamento sublime.

Nel movimento dei ragazzi meravigliosi che puntava ad andare in parlamento in bicicletta, scortati solo dalla gente, aprirlo come una scatoletta di tonno, trasmettere in streaming ogni incontro, rendicontare anche gli scontrini del caffè, restituire gli stipendi, evitare inciuci e premier “non eletti da nessuno”, le cose non stanno andando come previsto.

Dopo le masse oceaniche che nel 2007, assieme al nuovo (all’epoca) Savonarola, leggevano liste di proscrizione in piazza, finalmente i ragazzi meravigliosi hanno messo piede in parlamento. È stato come aprire la porta allo tsunami, dove al posto dell’acqua c’è ritardo mentale. Le prime avvisaglie si erano viste prima ancora di formare il governo, quando gli elettori erano divisi se ciucciare la matita copiativa o meno, altri fotografavano la scheda e la postavano su Facebook.

Non importa.
Alle elezioni il M5S prende il 37%.

È ora di dare la parola ai semplici cittadini honesti

Paolo Bernini, uno convinto l’11 settembre sia un gombloddo, dice che in USA ci sono già i microchip sottopelle per il controllo globale e dubita della morte di Osama Bin Laden. Fu allora la volta di Giulia Sarti, la quale si fece hackerare il PC appena messo piede dentro; uscirono le sue mail dove Sexytravy (Travaglio) le dettava la linea. Poi il suo ex, un informatico, raccontò che lei aveva la casa infestata di telecamere con cui filmava e registrava tutto, “anche in camera da letto” in una storia mai chiarita tra bonifici e rimborsi che odorava vagamente di estorsione.

Saltò poi fuori che gli autori dell’hacking erano altri del M5S.

La senatrice Paola Taverna, donna di grande classe che rappresenta splendidamente il nostro paese, si scopre avere una madre che vive in una casa abusiva, e inizialmente rifiuta di farla sloggiare mentre spiega che i vaccini causano l’autismo. Spuntano tizie che credono all’esistenza di un complotto per nascondere l’esistenza delle sirene, tizi che dichiarano la priorità del governo “i detersivi al limone”, anzi, le coppette mestruali e i pannolini lavabili. Alla commemorazione dei caduti di Nassiryia, Emanuela Corda dice:

“Nessuno ricorda però il giovane marocchino che si suicidò per portare a compimento quella strage. Quando si parla di lui se ne parla solo come di un assassino e non, anche, come di una vittima. Perché anch’egli fu vittima, oltre che carnefice.”

HEY PERO’ RAGA BISOGNA ANCHE PENSARE AL GIOVANE MAROCCHINO
“Signora non pensi solo a suo figlio, su, anche l’assassino è una vittima”

Poi si scusa.

Roberta Lombardi spiega che il fascismo all’inizio era buono. L’azienda del padre di Di Maio ha operai in nero, rifiuti inerti buttati a caso, quattro fabbricati abusivi su cinque intestati alla moglie che però era insegnante, e non pagava le tasse dal 2010. Alla Casaleggio Associati si rendono presto conto di avere raccattato una ciurma di casi umani che se aprono bocca causano disastri; quel che è peggio, negli armadi dei cantori dell’honestà ci sono più scheletri che nelle catacombe di Parigi.

La figlia di Grillo viene segnalata per possesso di cocaina.
Il figlio di Grillo viene indagato per una storia assai più grave.

I parlamentari appena entrati si affrettano a sistemare zii, genitori, amanti, parenti, per esempio. Eleggono Conte, ennesimo premier mai votato dal popolo (non che il popolo possa farlo, ma vabbè). Dopodiché smettono di fare streaming (oggi di che parlate? “Sono affari nostri”), smettono di rendicontare scontrini, smettono di restituire soldi (la Taverna quest’anno non ha restituito un centesimo), vanno in auto blu “per questioni di sicurezza” e ogni volta che qualcuno fa loro notare queste ipocrisie, rispondono:

“E allora il PD?”

Quando a Di Battista chiesero se era vero che si alleavano con la Lega, lui rispose “l’hanno scritto i giornali di Caltagirone, quindi è falsa. Il M5S non si alleerà mai con i partiti che hanno portato disastri in Italia”. Lo ribadisce: «Il giorno in cui il M5S – ma non succederà mai – si dovesse alleare con partiti responsabilielladistfruvzione dell’Italia, io lascerei il M5S».

Il M5S si allea con la Lega

Dal Sudamerica, Di Battista scrive ben 136 pagine di libro, “Politicamente scorretto”, per dire che dalla Lega bisogna assolutamente separarsi, ma si guarda bene dal lasciare il M5S. Almeno sono stati coerenti con le parole dell’uomo nell’ombra che aveva reso possibile la nascita del partito destinato a cambiare l’Italia. Gianroberto Casaleggio era stato chiaro: se il M5S si fosse alleato con il PD, lui sarebbe uscito dal movimento.

Del resto i “pidioti” sono sempre stati il nemico giurato dell’elettorato a cinque stelle, che mai, per nessuna ragione al mondo, farebbe un’alleanza con loro. Salvini fa una capperata clamorosa e si corre il rischio di tornare a elezioni. Il M5S ha due possibilità: o fa cadere il governo e i suoi miracolati rischiano di tornare alla disoccupazione, o sia allea con il PD.

Si allea con il PD

E il PD ne è felice, perché può finalmente soddisfare il suo malcelato anelito patriarcale, quello che spiega le cose ai poveri idioti. Gli attivisti protestano, e Grillo risponde che i tempi, i cinesi, la tecnologia, gli smartphone, siamo i numeri uno come creatività, poi li manda tutti affanculo. È come se chiedessi a mia moglie se mi ha messo le corna e lei rispondesse la grande bellezza di Roma, il clima migliore, la vita di quartiere, i pappagalli, comunque ho fatto un’orgia con tua sorella e il tuo migliore amico.

Di Battista lascia interviste di fuoco dove spiega che l’alleanza con il PD li indebolisce, è male, è la morte nera, ma quando gli domandano se intende lasciare il movimento come tanto ripetuto, lui guarda dall’altra parte. La piattaforma online Rousseau, nata per aiutare la nascita della democrazia diretta, annuncia di non ricevere abbastanza soldi per continuare a fare referendum fasulli.

È bizzarro: uno degli ideologhi del M5S, che incitava tutti a lavorare gratis “per fare la rivoluzione”, non ha commentato questo sviluppo. Però si può trovare il suo libro “lavorare gratis, lavorare tutti” su Amazon a 11,40 euro. Travolti da idiozie, ipocrisie, contraddizioni, siamo oggi davanti a una meraviglia.

Il M5S era nato come movimento, non come partito.

Il risultato è che il simbolo appartiene a uno, il sito appartiene a un altro e i parlamentari, in tutto questo, non c’entrano nulla ma devono obbedienza e denaro al secondo. In tutto questo ci sono sconosciuti che gestiscono Twitter e altri sconosciuti che gestiscono Facebook, e si lasciano messaggi minatori e/o passivo aggressivi.

L’Italia ora è piena di ex elettori che da un lato si sentono traditi, dall’altro avevano gridato urbi et orbi la loro fede politica ad amici e conoscenti, che ora li deridono tanto che “grillino” è diventato un modo comune per dare a qualcuno dell’imbecille e/o del fannullone. E non possono farci niente, tranne aspettare le prossime elezioni e in gran silenzio sfogare l’odio votando centrodestra.

L'autore: Nicolò Zuliani

Veneziano, vivo a Milano. Ho scritto su Men's Health, GQ.it, Cosmopolitan, The Vision. Mi piacciono le giacche di tweed.
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