I beoti di ieri sono gli statunitensi di oggi, perché la Storia è ciclica

Pubblicato il 11 Novembre 2020 alle 14:33 Autore: Nicolò Zuliani

Ammettiamolo: gli idioti sono sempre esistiti, così come l’arte di irriderli. Politicamente corretto o meno, sempre quello è.

Gli insulti verso il prossimo sono gli stessi dall’alba dell’umanità. Per irridere Cesare e la sua bisessualità, i romani lo chiamavano “Cesarina” o “Principessa”. Con il passare dei secoli, per dare a qualcuno dell’omosessuale si citava Giangastone De’ Medici, il primo a fare coming out nella storia.

Oggi si usano vari appellativi volgari, in epoche assai più eleganti si dava del Giangastone. Le prostitute o presunte tali, all’epoca degli antichi, si chiamavano quasi tutte Laida. Con alcune celebri eccellenze, come Laida da Corinto. Da allora, “laida” è diventato un aggettivo per descrivere una persona sporca e/o immorale.

Gian Gastone De’ Medici

Un’altro aggettivo arrivato fino a noi è “laconico”, e si intende per una persona che parla in modo breve e conciso. Viene da IV secolo a.C., quando gli spartani – cioè abitanti della Laconia – amavano esprimersi da militari, cioè parlando il meno possibile e solo quando avevano qualcosa da dire. Plutarco, nel De garrulitate, racconta che quando Filippo di Macedonia scrisse agli spartani “Se invaderò la Laconia, vi ucciderò tutti” loro si limitarono a rispondergli “Se”.

Del resto, agli spartani piaceva esprimersi in altro modo

Di tutti gli insulti, però, il peggiore era essere associato a un abitante della Beozia. Oggi diremmo “statunitense”, per darvi un’idea.

La Beozia del IV secolo era una delle regioni più ricche e potenti della Grecia, ma i suoi abitanti erano tragicamente stupidi. Idioti senza misericordia, al limite del bestiale. Un aneddoto su di loro lo racconta Polieno. I traci erano stati sconfitti dai beoti dalle parti del lago Copaide, e i sopravvissuti si erano nascosti negli anfratti e nelle gole del monte Elicona.

I beoti li braccavano, così il comandante dei traci mandò un ambasciatore. Chiedeva tre giorni di tregua per consultarsi con gli altri e convincerli ad arrendersi. I beoti acconsentirono con gioia. Mentre l’ambasciatore tornava, loro organizzarono una festa in onore di Atena. Durante la notte diedero fondo alle provviste di cibo e di vino. I traci sbucarono armi in pugno e li falcidiarono, uccidendone metà e catturando gli altri.

Il comandante dei beoti, su tutte le furie, li accusò di aver violato la tregua.

I traci la respinsero con sdegno: il patto prevedeva i giorni, non le notti. Plutarco non dice come o cosa replicò il comandante dei beoti, anche se possiamo immaginarlo. Di questi aneddoti la Storia antica è piena, anche grazie alle maldicenze degli ateniesi. A distanza di millenni, negli ambienti dove ancora si usa la cravatta, per dare a qualcuno dell’ingenuo o del credulone lo si paragona a un abitante della Beozia.

La Storia la fanno gli idioti, insomma.

L'autore: Nicolò Zuliani

Veneziano, vivo a Milano. Ho scritto su Men's Health, GQ.it, Cosmopolitan, The Vision. Mi piacciono le giacche di tweed.
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