Pensione anticipata, riforme e Recovery Plan: l’Italia volta pagina?

Pubblicato il 29 Aprile 2021 alle 11:27 Autore: Claudio Garau
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Pensione anticipata, riforme e Recovery Plan: l’Italia volta pagina?

Tra i tanti capitoli di cui è composto il Recovery Plan italiano, anche denominato Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), i temi lavoro e pensione hanno una importanza nient’affatto secondaria. Ora che il testo è pronto per essere consegnato a Bruxelles, la vera sfida dei prossimi mesi sarà attuare quanto promesso e garantito nel Recovery Plan stesso.

Ecco perchè gli osservatori già si domandano insistentemente come sarà modificato l’apparato di regole che governano il meccanismo della cassa integrazione. Ma non solo: quali iniziative il Governo adotterà per rilanciare le occasioni di lavoro in Italia? E le pensioni come cambieranno? ossia che succederà dopo la fine di quota 100? Cerchiamo di capirlo di seguito, focalizzandoci in particolare sul futuro della ‘pensione anticipata’ in Italia.

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Pensione anticipata: la riforma passa attraverso quella del lavoro

Nel quadro di una serie di riforme strutturali, che mirano a cambiare il volto del paese su più fronti (sanità, istruzione, lavoro, pensioni, ecologia ecc.), non deve stupire che il tema ‘lavoro’ e il tema ‘pensioni’ – con annesso quello della ‘pensione anticipata’ – vadano di pari passo nel calendario dei lavori delle prossime settimane. Anzi, seguendo un percorso di coerenza e logica, è assolutamente comprensibile che riforma del lavoro e riforma delle pensioni avvengano contestualmente, ossia a poca distanza l’una dall’altra.

Da rimarcare però che nella versione del Recovery Plan inviata al Parlamento non compare più il progetto di salario minimo legale, ma trova invece spazio il nuovo meccanismo di cassa integrazione, con la riforma degli ammortizzatori sociali.

La finalità è quella di dare la possibilità a tutti i lavoratori di ottenere la cassa integrazione, secondo una variabile durata ed estensione delle misure di sostegno al reddito, in rapporto alle dimensioni dell’azienda e in considerazione delle caratteristiche settoriali in cui opera. Pertanto, certamente nel Recovery Plan italiano vi è traccia di un programma di rafforzamento delle tutele contro la disoccupazione e inoccupazione.

Le riforme del lavoro, attese nei prossimi mesi, mirano altresì a garantire finalmente maggiori tutele ai lavoratori discontinui e precari, ma non solo: anche per quanto riguarda i lavoratori autonomi, il piano del Governo prevede l’elaborazione di un sistema ad hoc di tutele. E’ da ricordare infatti che alcune categorie professionali, come ad es. le imprese artigiane o alcune aree come ad esempio il commercio, non possono sfruttare le garanzie della cassa integrazione ordinaria. Dalla famigerata crisi del 2008, per questi ultimi valgono le regole della cassa integrazione in deroga – che coinvolgono le Regioni – al fine di poter aver diritto a forme di sostegno al reddito, in ipotesi di crisi aziendali.

Pensioni, nuove regole per superare il temuto ‘scalone’

Lo abbiamo visto nei giorni scorsi: Quota 100 sarà abbandonata a fine anno, anzi il Recovery Plan non contempla più l’esperimento di durata triennale, che risale al primo Governo Conte e che vide la Lega come principale promotore del progetto. Piuttosto il testo del PNRR ha rimarcato che vi saranno nuove misure rivolte a categorie di lavoratori che svolgono mansioni logoranti, ma resta per ora il pericolo scalone di 5 anni tra l’eta’ per la pensione di vecchiaia oggi a 67 anni e i 62 anni della pensione anticipata secondo lo schema leghista.

Proprio i sindacati in questi giorni hanno puntato il dito contro questo rischio, invitando le istituzioni a muoversi per tempo, con iniziative atte a evitare il temuto scalone. E anche il discusso Presidente Inps Tridico ha detto la sua in tema di pensioni con una proposta all’insegna della flessibilità, come in queste pagine evidenziato nei giorni scorsi.

Tra le ipotesi in campo in tema di nuova pensione anticipata, c’è quella che sostiene la bontà di un intervento complessivo sul sistema previdenziale che attribuisca flessibilità in uscita dal mondo del lavoro, con un’età inferiore ai 67 anni della pensione di vecchiaia, e che comunque permetta di andare in pensione prima, a chi ha svolto mansioni gravose, pericolose, usuranti o di cura e alle donne. Non solo: i sindacati spingono anche verso nuovi interventi che tutelino il potere d’acquisto delle pensioni e che garantiscano, in ogni caso, che l’età pensionabile non salga troppo nei prossimi anni.

La pensione anticipata avrà portata ridotta per garantire la sostenibilità del sistema

In buona sostanza, la riforma della pensione anticipata non dovrebbe essere onnicomprensiva, ma andrebbe organizzata nei prossimi mesi per tutelare particolari categorie di lavoratori, più a rischio di altre, così garantendo altresì la sostenibilità del sistema pensionistico italiano nel medio-lungo termine. Ed è ciò che peraltro chiede l’Europa, anche in rapporto agli stanziamenti del Recovery Fund. Secondo il programma Next Generation UE, all’Italia andrebbero più di 200 miliardi di euro nei prossimi anni, tra contributi a fondo perduto e prestiti garantiti: si tratta di cifre assai consistenti, ecco perchè l’Italia deve essere in grado di portare a termine le varie riforme, tra cui quella in materia di pensioni.

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Concludendo, proprio il Presidente dell’Inps Tridico è stato molto attivo sul fronte pensioni in questi giorni. “Bisogna fare chiarezza tra spesa previdenziale e assistenziale, perché la spesa pensionistica è sovrastimata”, ha dichiarato agli organi di informazione. Aggiungendo che “Si riporta il dato della spesa pensionistica tra 16/17% della spesa totale, tuttavia sottolineo che qualche punto percentuale non è previdenziale, ma assistenziale, integrando pensioni di alcune categorie che non sono svantaggiate ma che hanno avuto provvedimenti ad hoc che hanno finito per allargare la spesa totale“.  Per il numero uno dell’Istituto di previdenza “non si tiene conto poi dei 53 miliardi che i pensionati danno al fisco e che invece dovrebbero essere conteggiati. Alcuni studi esterni di esperti stimano una cifra per la spesa pensionistica intorno al 12%, al netto di queste voci. C’è una commissione che si sta occupando proprio di questo”.

In buona sostanza, il Recovery Plan rappresenta la base o il punto di svolta, per attuare finalmente il piano di riforme strutturali, in primis quella del sistema previdenziale e della pensione anticipata. Tanti i nodi da sciogliere, ma quanto meno l’agenda dei lavori è stata ultimata.

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L'autore: Claudio Garau

Laureato in Legge presso l'Università degli Studi di Genova e con un background nel settore legale di vari enti e realtà locali. Ha altresì conseguito la qualifica di conciliatore civile. Esperto di tematiche giuridiche legate all'attualità, cura l'area Diritto per Termometro Politico.
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