L’eccesso di mortalità in Italia nel 2020 e 2021, tutti i dati

Pubblicato il 26 Agosto 2021 alle 18:43 Autore: Gianni Balduzzi
eccesso di mortalità

L’eccesso di mortalità in Italia nel 2020 e 2021, tutti i dati

Fin dai primissimi giorni dal suo scoppio la pandemia di Covid in Italia e altrove nel mondo è stata alla base di innumerevoli polemiche e dibattiti sulla sua entità. Politici, giornalisti, medici stessi e naturalmente l’opinione pubblica si sono divisi tra chi riteneva che la situazione fosse anche più grave di quella presentata ufficialmente, chi al contrario riteneva che l’allarme fosse eccessivo, spesso con cambi di posizione delle stesse persone.

Tra gli indicatori meno contestabili però vi sono quelli sui decessi. Non tanto quelli specifici per Covid, su cui pure fin da subito vi è stata molta discussione (la diatriba sul morto “per Covid o con Covid”), ma quelli totali in un dato lasso di tempo e in un’area.

Il confronto tra coloro che hanno perso la vita nel periodo pre-pandemico e coloro che sono mancati nel 2020 o nel 2021 dà un’idea di come molto probabilmente il Covid ha colpito un Paese o una regione.

Naturalmente a determinare quello che si chiama eccesso di mortalità può non essere solo il Covid in modo diretto ma anche l’emergenza che ha colpito le strutture sanitarie a causa del virus. E che ha rallentato o a tratti cancellato le diagnosi e le terapie per altre malattie, come il cancro. In tanti sono morti di tumore o di altre gravi patologie perché gli ospedali sono stati di fatto chiusi alla normale attività.

Dall’altro lato vi sono stati meno decessi a causa della minore circolazione delle persone e dell’interruzione di diverse attività lavorative. Sono così diminuiti i morti per incidente stradale, del 24,5% in Italia nel 2020, e sul lavoro.

Nel complesso i dati sull’eccesso di mortalità mostrano come nel 2020 hanno perso la vita complessivamente 746,146 persone. Mediamente tra 2015 e 2019 erano state ogni anno 645.619,6. Questo vuole dire che vi sono stati poco più di 100 mila morti in più, ovvero con una crescita del 15,6%.

Quando si è realizzato l’eccesso di mortalità

Questi sono i dati medi, che però variano moltissimo a seconda dei parametri che scegliamo di esaminare, per esempio il tempo, quindi per esempio il mese, e il luogo, come la regione.

Pillole di Ottimismo ha elaborato i dati Istat sulla mortalità mettendo a confronto 2020 e 2021 con le medie 2015-2019.

Sono subito evidenti le gobbe relative al marzo e al novembre e dicembre 2020 quando i decessi hanno superato in modo visibile quelli che si sono verificati negli stessi periodi degli anni precedenti il Covid.

Nello specifico a marzo ci sono stati 86.501 morti contro i 58.257 medi. Si tratta del 48,5% in più. In novembre durante la seconda ondata sono stati 78.470 contro 51.462, mentre in dicembre 74.895 contro 58.133.

Questi eccessi sono in contrasto con quelli inesistenti o quasi degli altri mesi. Da maggio a settembre non se ne sono verificati, e a ottobre è stato più lieve. Sono del resto stati mesi con meno contagi, che in estate si erano quasi azzerati.

La linea del 2021, che arriva fino a giugno, vede la presenza di un surplus di decessi sempre in marzo, in occasione della terza ondata, ma è decisamente minore di quella del 2020. È di meno di 9 mila morti e del 15%. Aprile 2021 è analogo, con quasi 10 mila morti in più, mentre i due mesi successivi non vedono eccesso di mortalità. Che non c’è, ed questo è degno di nota, neanche in gennaio e febbraio, mesi in cui normalmente vi è il picco di decessi a causa dell’influenza.

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Quest’anno quindi per l’Istat nei primi sei mesi vi sono stati 363.548 decessi, contro i 335.035 del periodo 2015-2019, e i 378.428 del 2020. Il surplus rispetto alla media dell’8,5% esiste, ma è inferiore a quello dell’anno scorso.

Le enormi differenze regionali

Anche snocciolando i dati per mese però non si colgono abbastanza i grandissimi divari che hanno caratterizzato l’impatto della pandemia, e che hanno riguardato le diverse regioni, con ampie differenze che hanno caratterizzato anche aree tra loro vicine.

La Lombardia è naturalmente il caso più peculiare. In questo caso la gobba di marzo 2020 è evidentissima. Nella regione più colpita vi furono quel mese 25.687 morti contro gli 8778 soliti. Quasi il triplo. Un eccesso di mortalità è ben visibile anche in aprile ma scompare poi da maggio a ottobre. È di nuovo evidente a novembre, di più del 50%, ma inferiore a quello di marzo.

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Nel 2021 la Lombardia, pure vedendo un 25% di eccesso di mortalità in marzo, è molto meno colpita dell’anno precedente.

E differenze si notano con il vicino Veneto, dove è l’autunno e inverno a essere più pesante in termini di morti della primavera.

Si tratta questo di un letimotiv anche di molte altre regioni: la seconda ondata colpisce in modo più omogeneo il Paese e in molte aree è più pesante di quella primaverile, che appare invece molto più concentrata in Lombardia centrale e poche altre aree.

A dicembre in Veneto vi sono 7.632 morti contro i 4.419 medi, con un eccesso di mortalità del 72,7%, compensato da un’assenza di anomalie in gran parte degli altri mesi e da un surplus anche qui molto limitato nel marzo e aprile 2021.

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Nel Mezzogiorno l’eccesso di mortalità finora è stato maggiore nel 2021

Nel 2021 il Covid dal punto di vista della mortalità è stato invece più evidente nel Mezzogiorno. Anche se, dobbiamo sottolinearlo, non si è verificato nulla di paragonabile a quanto accaduto in Lombardia nel marzo 2020.

Il dato fondamentale è che nel 2020 fino all’autunno di fatto la pandemia è stata quasi inesistente al Sud e nelle Isole, con eccessi di mortalità quasi non pervenuti. E quelli si sono visti in primavera hanno compensato anzi il deficit di gennaio e febbraio . Solo da ottobre e poi soprattutto a novembre si è notato un incremento dei decessi. Con 23.840 morti in questo mese contro i 16.710 che si sono verificati in media nei 5 anni precedenti all’arrivo del virus.

Il 2021 ha visto dall’inizio più decessi di quelli del 2020, con un eccesso di mortalità limitato, tra il 10% e il 20%, ma costante, anche a giugno oltre che nei mesi primaverili.

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Anche in questo caso però si deve distinguere.

In Campania il gap tra 2021 e 2020 è più netto, mentre in Sicilia no. Anzi, nell’isola sembra che la pandemia si sia vista brevemente nell’autunno-inverno 2020 per poi scomparire nei propri effetti nella primavera del 2021, quando invece a Napoli, Salerno, e nelle altre province campane l’eccesso di mortalità era visibile.

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È anche per questo che in Sicilia oggi i contagi sono più che altrove? Per la presenza di più soggetti non immuni?

La realtà è che dall’analisi dei decessi appare evidente che se da un lato i picchi visti in Lombardia nel marzo 2020 sembrano essere un unicum che poi non si è ripetuto e probabilmente non si ripeterà, dall’altro l’incremento dei morti rispetto alla media è presente anche nel primo scorcio di 2021, ma in modo molto differenziato da regione a regione.

Una delle caratteristiche delle pandemie è questa, la concentrazione in zone relativamente limitate, e anche gli eventuali nuovi focolai futuri, probabilmente sempre più limitati, continueranno ad avere questa caratteristica.

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L'autore: Gianni Balduzzi

Editorialista di Termometro Politico, esperto e appassionato di economia, cattolico- liberale, da sempre appassionato di politica ma senza mai prenderla troppo seriamente. "Mai troppo zelo", diceva il grande Talleyrand. Su Twitter è @Iannis2003
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