Lavoro: le categorie protette e il loro inserimento nelle aziende

Pubblicato il 6 Settembre 2021 alle 17:05 Autore: Redazione
categorie protette

I lavoratori che sono tutelati dalla legge 68 fanno parte di quelle che vengono definite categorie protette. La legge 68 è proprio la norma che intende supportare nell’inserimento nel mercato del lavoro le persone svantaggiare tramite il collocamento mirato. Ebbene, secondo questa legge, nelle imprese in cui ci sono oltre 15 dipendenti uno o più posti di lavoro devono essere destinati a dipendenti svantaggiati, cioè che facciano parte delle categorie protette. Si parla di quota di riserva per indicare tale beneficio, per mezzo del quale le categorie protette hanno a disposizione un inserimento prioritario nelle aziende, che corrisponde al collocamento obbligatorio.

Il collocamento mirato

Anzi, al giorno d’oggi non si parla più di collocamento obbligatorio, dal momento che tale espressione è stata rimpiazzata da quella che menziona il cosiddetto collocamento mirato. Ciò è frutto dell’evoluzione a cui è andata incontro la tutela in tema di collocamento, per effetto della quale non si valuta più il lavoratore svantaggiato in funzione dei suoi limiti, ma piuttosto si prova a valorizzare il bagaglio delle sue capacità e delle sue competenze. Dei servizi per l’impiego ad hoc sono stati istituiti da un lato con l’intento di assicurare una tutela completa e dall’altro lato allo scopo di promuovere il coinvolgimento attivo dei soggetti svantaggiati.

Come nascono le categorie protette

Sono proprio questi servizi per l’impiego che formano gli elenchi che riguardano le categorie protette con la collaborazione dei servizi formativi, educativi, sanitari e sociali. Al tempo stesso, essi pianificano degli interventi mirati e ne favoriscono l’attuazione; inoltre si occupano di avviare i soggetti nelle liste al lavoro. È lungo l’elenco dei soggetti che rientrano nelle categorie protette e a cui di conseguenza viene concessa la facoltà di registrarsi alle liste speciali: per esempio gli individui con un residuo visivo a tutti e due gli occhi uguale o inferiore a un decimo, i ciechi assoluti, gli invalidi di guerra e gli invalidi per servizio. Delle categorie protette fanno parte anche coloro che ricevono un assegno di invalidità civile per una riduzione permanente della capacità lavorativa a meno di un terzo che sia stata accertata dall’Inps. Infine, è necessario citare i sordomuti (vale a dire i soggetti colpiti da sordità prima dell’apprendimento della parola o dalla nascita) e gli invalidi del lavoro a cui l’Inail abbia accertato un grado di invalidità di oltre il 33%, senza dimenticare le persone con una riduzione della capacità lavorativa di oltre il 45% a causa di minorazioni sensoriali, psichiche o fisiche.

categorie protette

Le altre categorie soggette a tutela

Ci sono anche altre categorie soggette a una specifica tutela: per esempio i profughi italiani rimpatriati, i figli e i coniugi dei grandi invalidi di guerra, i familiari delle vittime della criminalità organizzata e del terrorismo e i coniugi e gli organi dei lavoratori morti per causa di servizio, di guerra o di lavoro. Vale la pena di ricordare, poi, che gli invalidi totali – cioè quelli che hanno il 100% di invalidità – hanno la possibilità di essere iscritti nelle liste speciali, in modo da usufruire di percorsi di inserimento mirato o di accesso al lavoro, unicamente a patto che abbiano ancora una capacità lavorativa residua.

La ricerca del lavoro

Consultare le offerte lavoro categorie protette è il primo passo da compiere per trovare un impiego, ma ci sono anche altri aspetti che devono essere presi in considerazione. Infatti, i lavoratori che fanno parte delle categorie protette che vogliono essere iscritti negli elenchi della Legge 68 devono essere disoccupati o comunque risultare in una situazione lavorativa che sia compatibile con lo stato di disoccupazione. Questo può essere mantenuto nel caso in cui si svolga un lavoro che genera un reddito di non più di 4.800 euro lordi all’anno se si tratta di un lavoro autonomo o di 8.000 euro lordi all’anno se si tratta di un lavoro subordinato o parasubordinato.

Le iscrizioni alle liste di collocamento

Ma come si fa in concreto a iscriversi alle liste di collocamento mirato e a farsi rilasciare tutti i documenti del caso? L’ente a cui si deve fare riferimento è il centro per l’impiego della provincia in cui risiede il soggetto interessato. Nello specifico ci si deve rivolgere al servizio per l’inserimento mirato dei disabili. Le liste di collocamento mirato – o liste speciali, a seconda di come le si voglia chiamare – sono elenchi pubblici creati sulla base di una graduatoria unica in cui vengono raggruppate le diverse disabilità. L’inserimento lavorativo di un soggetto disabile è possibile solo previa l’iscrizione nelle liste speciali. La graduatoria viene formata in considerazione di molteplici parametri, come per esempio il carico familiare, la condizione economica e l’anzianità di iscrizione nelle liste. Non è previsto un limite di età, a differenza di quel che accadeva in passato quando si era eliminati dalle liste al compimento dei 55 anni.

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