Pensioni: bonus busta paga se non si sfrutta Quota 103. Importo

Pubblicato il 29 Aprile 2023 alle 12:27
Aggiornato il: 4 Maggio 2023 alle 16:34
Autore: Guglielmo Sano
Pensioni: bonus busta paga se non si sfrutta Quota 103. Importo

Pensioni: bonus busta paga se non si sfrutta Quota 103. Importo

Pensioni: un decreto in arrivo introdurrà un incentivo per chi, pur avendo maturato i requisiti necessari, rinuncia a sfruttare il pensionamento anticipato con Quota 103. Riscuotere il bonus busta paga durante la vita lavorativa, però, comporta la riduzione dell’assegno previdenziale una volta usciti dal lavoro. Una panoramica su quello che si sa al momento.

Pensioni: bonus busta paga se non si sfrutta Quota 103. Importo

Pensioni: dovrebbe arrivare nelle prossime settimane, manca solo il via libera della Corte dei Conti, il decreto che introdurrà un Bonus in busta paga per chi, pur avendo maturato i requisiti necessari, rinuncia ad andare in pensione anticipata con Quota 103. La modalità di prepensionamento prevede l’uscita dal lavoro per chi ha compiuto 62 anni di età e ha maturato almeno 41 anni di contributi.

L’incentivo si muove sulla stessa linea del cosiddetto Bonus Maroni messo in campo qualche decennio fa: nello specifico, prevede per i lavoratori dipendenti del settore pubblico e privato con 62 anni di età e 41 anni di contributi – alla data del 31 dicembre 2023 – che rinunciano alla pensione anticipata di richiedere al datore di lavoro un “premio” pari a un aumento della busta paga di poco meno del 10%.

Aumento stipendio ma riduzione dell’assegno previdenziale

Pensioni: in pratica, per chi resta al lavoro pur avendo i requisiti necessari per uscire con Quota 103 sarà prevista la possibilità di trasformare in stipendio una quota di contributi che equivale ad un aumento della retribuzione pari al 9,19% fino al compimento dei 67 anni, cioè fino alla maturazione del requisito anagrafico per la pensione di vecchiaia. Per esempio, un lavoratore con 2mila euro di stipendio che richiede il bonus si vedrà aggiungere in busta paga circa 70 euro mensili dai 62 ai 67 anni.

Per il datore di lavoro non cambia nulla: dovrà continuare a versare la stessa quota di contribuzione all’Inps (intorno al 24%). Qualcosa, invece, cambia per il lavoratore: chi fruisce del bonus durante la vita lavorativa si troverà una riduzione dell’assegno previdenziale una volta in pensione. Più o meno la metà dell’ammontare del bonus gli verrà sottratta dall’assegno mensile una volta in pensione. Detto ciò, al lavoratore che non sfrutta Quota 103 viene data anche la possibilità di recedere dall’accordo in qualsiasi momento e, in ogni caso, di rimanere al lavoro anche senza richiedere l’accredito del Bonus.

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L'autore: Guglielmo Sano

Nato nel 1989 a Palermo, si laurea in Filosofia della conoscenza e della comunicazione per poi proseguire i suoi studi in Scienze filosofiche a Bologna. Giornalista pubblicista dal 2018 (Odg Sicilia), si occupa principalmente di politica e attualità
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