Spagna, Felipe VI si affida alla consuetudine: Feijóo candidato premier

Pubblicato il 23 Agosto 2023 alle 11:59 Autore: Alessandro Faggiano
Spagna, Felipe VI si affida alla consuetudine: Feijóo candidato premier

Felipe VI si affida alla consuetudine e sceglie il vincitore delle elezioni Alberto Núñez Feijóo per formare un nuovo governo

La Spagna si è (politicamente) italianizzata da qualche anno. Con l’entrata in scena di Podemos (sinistra), Ciudadanos (destra liberale) e Vox (destra ultraconservatrice e di ispirazione franchista), il sistema politico iberico ha subito un autentico shock, passando da un bipartitismo praticamente perfetto e massima governabilità, a un bipolarismo maggiormente rappresentativo ma caratterizzato da una forte instabilità.

Così come in Italia il Presidente della Repubblica svolge un ruolo da protagonista nella formazione del governo – con la consultazione dei leader di partito e proponendo il candidato premier -, così in Spagna il monarca convoca i rappresentanti dei partiti entrati in Parlamento per determinare chi riceverà l’incarico di trovare una maggioranza e formare un nuovo esecutivo. E se finora, dai tempi della transizione franchista del ’78, la scelta del candidato da parte del Re era una mera formalità (i numeri davano sempre la maggioranza assoluta all’uno o all’altro schieramento), questa volta Felipe VI ha avuto la possibilità di dare un indirizzo preciso al Paese.

QUI, L’ANALISI DELLE ELEZIONI GENERALI SPAGNOLE DEL 23 LUGLIO 2023

La destra di Feijóo parte da 172 voti, la sinistra socialista di Sánchez da 171

Tirando le somme degli appoggi parlamentari che sarebbero garantiti al Partito Popolare di Alberto Feijóo e al Partito Socialista di Pedro Sánchez, la destra parte con un appoggio di vantaggio (172 a 171). Tuttavia, chi ha maggiori possibilità di giungere al magic number (176) è proprio il presidente uscente Sánchez, che mantiene viva la speranza di trovare un accordo con gli indipendentisti catalani di destra (Junts x Cat, partito di Carles Puigdemont e promotore del referendum del 2017 sull’indipendenza della Catalogna).

Il Re si decanta per la consuetudine: incarico di trovare una maggioranza affidata a Alberto Núñez Feijóo

E dopo la ronda di lunedì 21 e martedì 22, a spuntarla come candidato alla presidenza è proprio il leader dei popolari di destra, Alberto Núñez Feijóo. L’ex presidente della Galizia aveva rimarcato fin dalle prime dichiarazioni post-elettorali il suo diritto a trovare una quadra per il nuovo governo e una nuova maggioranza. Nonostante l’ammissione esplicita delle difficoltà (l’appoggio di Vox implica un voto contrario da parte di quasi tutti i partiti regionalisti) Feijóo comincerà, da lunedì 28 agosto, a dialogare con quelle forze restie a far partire il governo di minoranza del Partido Popular. La discussione parlamentare avverrà tra poco più di un mese: il 26 e il 27 settembre.

Felipe VI si decanta per la consuetudine di affidare l’incarico di formare il prossimo governo al presidente del partito vincitore. In questo caso, quindi, non si rileva alcuno strappo alla regola e al di là delle possibilità concrete di Feijóo, il re ha voluto mantenere una consuetudine che, probabilmente, accontenta un po’ tutti. La richiesta principale del primo partito del paese è stata accolta, mentre i socialisti – insieme alla sinistra di Sumar, che include Podemos – possono continuare il dialogo sottotraccia, dopo aver ottenuto un primo punto a favore nell’elezione del president, 4 vice-presidenti e 4 segretari della mesa della Camera dei Deputati (trovando un accordo con i partiti regionalisti e ottenendo 178 voti a favore: due in più di quelli che servono per far partire l’esecutivo).

Vox potrebbe cambiare strategia, ma tutto dipende dai nazionalisti baschi

Pedro Sánchez attenderà comunque col fiato sospeso, sapendo che per quanto le opportunità dei popolari di ottenere la maggioranza siano estremamente ridotte, i colpi di scena sono sempre dietro l’angolo. Lo scoglio principale (e forse più che scoglio è una autentica montagna) è quella inconciliabilità tra Vox – che vuole mettere al bando i partiti indipendentisti e con spinte autonomiste – e i nazionalisti baschi e catalani. L’estrema destra guidata da Santiago Abascal tende nuovamente la mano ai popolari, dopo le reazioni a caldo post-voto in cui annunciava che non avrebbe esitato nel tornare al voto. Dall’altro lato, Feijóo ha teso immediatamente la sua (di mano) parlando delle convergenze tra i due partiti e che la loro azione rimarrebbe inquadrata in una cornice costituzionale. Parole che provano a tranquillizzare il Partito Nazionalista Vasco (PNV), ago della bilancia per l’investitura di Feijóo. Ma la storica formazione regionalista ha già detto di no e chiude anche a ogni forma di dialogo, fintanto che Vox rimarrà socio – anche esterno – dei popolari.

Lo scenario più probabile e lo spauracchio di nuove elezioni

Quello che si prospetta, come scenario più probabile, vede il fallimento di Alberto Núnez Feijóo nelle due votazioni della sua sessione di investitura, il conseguente incarico di formare un governo affidato a Pedro Sánchez e qui, dopo un sicuro primo fallimento alla prima votazione, si prospetta il via al nuovo esecutivo grazie ad una vittoria per maggioranza semplice. I tempi dovrebbero essere abbastanza stretti e nel giro di due mesi potremmo avere già un nuovo governo alla Moncloa (sede dell’esecutivo).

Qualora, invece, non si dovesse trovare una maggioranza né con Feijóo né con Sánchez, il ritorno alle urne sarà un passaggio obbligato, e si potrebbe votare già a gennaio 2024.

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L'autore: Alessandro Faggiano

Caporedattore di Termometro Sportivo e Termometro Quotidiano. Analista politico e politologo. Laureato in Relazioni Internazionali presso l'Università degli studi di Salerno e con un master in analisi politica conseguito presso l'Universidad Complutense de Madrid (UCM).
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