Sondaggi TP: italiani divisi su antisemitismo e conflitti internazionali

Pubblicato il 10 Novembre 2023 alle 16:30 Autore: Alessandro Faggiano

Sondaggi TP: italiani divisi su antisemitismo e conflitti internazionali

Nell’ultimo sondaggio settimanale abbiamo sottoposto domande sia di politica interna che di politica estera. Partiamo da quest’ultima, con il conflitto israelo-palestinese al centro e il paragone con la guerra in Ucraina.

QUI, trovi l’ultimo sondaggio di TP con il commento del presidente di Termometro Politico Gianluca Borrelli

Sondaggi TP: invasione in Palestina diversa da invasione dell’Ucraina per più della metà dei rispondenti

Cominciando, quindi, proprio dalla dinamica dell’invasione da parte di Russia e Israele, rispettivamente nei confronti di Ucraina e Palestina. Abbiamo chiesto se “Israele sta invadendo i territori palestinesi come la Russia ha invaso l’Ucraina”. La risposta più frequente è quella che non vede tale analogia: “Israele sta agendo in chiave difensiva dopo i massacri di Hamas, non vuole occupare stabilmente Gaza come i russi vogliono fare con i territori invasi”. Questa risposta viene data dal 41,2% del campione, risultando l’opzione di gran lunga più gettonata tra quelle proposte. Segue, con un 23%, quella che afferma che “sì, si tratta in entrambi i casi di aggressioni, anche se spesso i media usano un doppio standard a favore di Israele”. Per altri, un 18,6%, “L’aggressione di Israele è più violenta, più brutale e meno giustificabile di quella russa”. Infine, c’è l’opzione meno selezionata (11,4%) che affermata che “Israele si sta difendendo dopo l’attacco di Hamas come anche i russi, che hanno agito contro l’espansionismo di Nato e Ucraina”.

Il parallelismo Putin-Netanyahu e l’antisemitismo in Occidente

Proseguendo su questa linea, abbiamo chiesto ai nostri lettori se anche Netanyahu debba essere giudicato come criminale di guerra (così come per Putin su cui pende un mandato di arresto internazionale del tribunale dell’Aja). Le risposte sono molto variegate ma quella più gettonate afferma che il leader israeliano “sta difendendo il proprio Paese, mentre Putin ne ha aggredito brutalmente un altro” (36,2%). Per quasi un quarto dei rispondenti (24,4%), invece, è un criminale come Putin e vanno trattati allo stesso modo. Per un 19,4% invece va giudicato come criminale di guerra (come le vittime di Gaza dimostrano) e pensa che solo Netanyahu “dovrebbe essere processato, non Putin, che non ha compiuto gli stessi crimini”. Infine, una importante minoranza (12,1%) crede che non ci dovrebbe essere nessun mandato di cattura per entrambi in quanto stanno difendendo i propri Paesi.

Molta divisione anche sul tema antisemitismo, che è stato rilanciato a più riprese dai media. Abbiamo posto una domanda secca: “Lei pensa che oggi in Occidente ci sia antisemitismo?” E secondo il 30,1%, “Sì, è ancora ben presente e spesso emerge, come ora con gli attacchi a Israele”. A seguire, ravvicinata, la risposta in cui si afferma che sia “Molto poco, si confonde per antisemitismo quello che è antisionismo, in relazione al conflitto tra israeliani e palestinesi”. C’è anche una buona parte (25,3%) che conferma che sia minoritario ma che si debba comunque vigilare. Infine, un 13,6% crede che non ci sia minimamente antisemitismo e che questo sia solo un pretesto degli israeliani per far tacere ogni critica alle proprie politiche, e che c’è più islamofobia nella società che antisemitismo”.

Sondaggi TP, politica interna: le modifiche a quota 103 e le ragioni della stagnazione economica

Passando a due domande di politica interna, ci siamo soffermati sulle modifiche proposte a quota 103 e le ragioni della crescita zero (dati Istat). Per tema pensioni, c’è una netta spaccatura tra chi appoggia queste modifiche, parlando di giusto compromesso (40,8%), e chi, invece, la ritiene una ingiustizia. il 26,8% crede che si dovrebbe poter andare in pensione a 60 o 62 anni indipendentemente dai contributi, e un 26,2% invece ritiene che non si dovrebbe spendere ulteriormente per questi pensionamenti anticipati ma destinare tali fondi a sanità, istruzione e taglio delle tasse.

Sulle ragioni della “crescita zero”, molti italiani (42,5%) concordano sulle difficoltà ataviche e strutturali dell’Italia, tra cui vi è anche la bassa produttività. A seguire, un buon 33,4% ritiene invece che la crescita zero sia colpa dell’incapacità del governo Meloni, che prende provvedimenti dannosi e non ispira fiducia agli investitori. Un altro 16,1%, invece, crede che l’inflazione sia ciò che sta rallentando maggiormente l’economia italiana. Per ultimo, un 5,8% opta per il focus sulla crisi demografica, che affligge il nostro Paese con sempre maggior forza.

In chiusura, abbiamo rilevato il grado di fiducia nei confronti della presidente del Consiglio Giorgia Meloni. I risultati sono in linea con le ultime rilevazioni.

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L'autore: Alessandro Faggiano

Caporedattore di Termometro Sportivo e Termometro Quotidiano. Analista politico e politologo. Laureato in Relazioni Internazionali presso l'Università degli studi di Salerno e con un master in analisi politica conseguito presso l'Universidad Complutense de Madrid (UCM).
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