Ungheria: se Orbán si dà all’infotainment

Pubblicato il 4 Agosto 2012 alle 19:25 Autore: EaST Journal
viktor orban, ungheria

Viktor Orbán non va in vacanza e la sua voglia di sfidare la definizione di democrazia, nemmeno. Scherzi a parte, – sulle ferie, il premier ha infatti riferito che si prenderà due settimane  – nel weekend Orbán ha dato il meglio di sè :”Speriamo non sia necessario introdurre una nuova forma di governo che sostituisca la democrazia, ma abbiamo bisogno di nuovi schemi economici e nuove idee”. Un’uscita da far tremare i muri,pronunciata in Romania durante una visita presso un campus universitario in località Tusnádfürdő (parte dell’ex Regno di Ungheria fino al Trianon). Occasione in cui Viktor ha sfoderato una serie di frasi ad alto impatto mediatico, catturando di nuovo l’attenzione internazionale. Riprendiamo le più interessanti da nol.hu, versione online del quotidiano Népsabadság.

[ad]Il leader della Fidesz ha rotto il ghiaccio così: “Bruxelles è il più grande ostacolo allo sviluppo di soluzioni nazionali”. Davvero? Pensavamo che l’Unione europea servisse a incitare gli stati a fare tutto da soli! Sbaglierò, ma sembra una frase detta a sommo studio per essere ripresa dai giornali. Sparate eccessive che ingrassano gli occhi dei giornalisti pronti a riprendere pezzi dell’intervento senza accennare alle spiegazioni successive (magari cambiando anche l’ordine delle parole, come vedremo alla fine di quest’articolo). Orbán ha aggiunto che restare in Europa è importante lo stesso, che siamo tutti sulla stessa barca, anche se occupiamo estremità diverse dell’imbarcazione. Le ricette dei Paesi orientali devono quindi differire da quelle scelte per l’Ovest. Se lo sguardo si concentra sulla sola Ungheria – ha proseguito il primo ministro magiaro -, la formula è essenziale: quando governano i socialisti il Paese va alla deriva, quindi occorre spostarsi verso destra. Vilagos (luminoso, chiaro), viene da dire in ungherese.
viktor orban, ungheria
Nella stessa giornata, V.O. ha partorito un colorito repertorio di tormentoni per i comici suoi connazionali: tra l’altro ha affermato che l’Europa occidentale è gelosa di come l’Ungheria ha saputo gestire “con successo” la crisi. Può essere, ma non trovo numeri tali da far invidia agli altri governi, semmai una certa comunanza di problemi e valori negativi. In uno dei momenti migliori di una performance da palcoscenico, il pm ha asserito che i funzionari dell’Ue “perdono settimane a definire le dimensioni delle gabbie per i polli, a mettere giocattoli nei porcili e a preoccuparsi che le oche stiano tranquille, mentre centinaia di migliaia di persone perdono il loro lavoro, osservando l’avvicinarsi al collasso  del sistema che li ha retti finora e con la sensazione che andare avanti sia sempre più difficile”. (Sorvoliamo sull’agghiacciante sfoggio di modi di dire.  C’è l’attenuante che in ungherese suonano meglio). La crisi, ha proseguito il politico, viene da Occidente ed è stata covata dal sistema impersonale di Bruxelles, che non tiene conto delle specificità dei singoli Paesi. Forse un minimo di riguardo verso un’istituzione in cui lui stesso afferma di voler restare sarebbe opportuno, ma se qualcuno raccoglierà la provocazione potrebbe nascere una discussione interessante. Ancora meglio sarebbe se qualcuno approndisse l’argomento, con una bella indagine su quello che fa l’Unione europea.Controllare i controllori non guasta.
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