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pubblicato: sabato, 13 febbraio, 2010

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Recensione: «Meglio del sesso. Confessioni di un drogato della politica»

Recensione: «Meglio del sesso. Confessioni di un drogato della politica» 

 

 

Recensione: «Meglio del sesso. Confessioni di un drogato della politica»

 

Nella più totale disperazione, i sondaggi lo danno perdente contro il candidato repubblicano per le elezioni del 1948, il deputato del Texas Lyndon B. Johnson ha un’idea geniale. Chiama il suo stratega della campagna elettorale e gli illustra il suo piano: annunciare alla stampa che l’avversario repubblicano è stato un violentatore di maiali. “Ma sei pazzo?!?” gli risponde lo stratega “è una follia assolutamente non vera!”. “Certo” risponde il candidato “ma mi spieghi come potrà dimostrare il contrario?”

 

 

Il deputato Johnson confermò il suo seggio a Washington. Nel 1963 divenne 36° presidente degli Stati Uniti d’America.

 

Realtà o finzione? Satira o cattiveria? Come definire questa come le altre “esclusive” informazioni sulla politica americana presenti in questo libro?

 

“Meglio del sesso. Confessioni di un malato della politica” di Hunter S. Thompson è la massima rappresentazione di quello che negli Stati Uniti definiscono “Gonzo Journalism”, ovvero uno stile di scrittura composto da vari elementi: giornalismo tradizionale, cronaca, ricordi, considerazioni personali, pezzi satirici, missive e fantasia. L’autore è il capostipite, se non forse l’unico autorevole esponente, di questa corrente letteraria divenuta famosa grazie al libro, da cui poi fu tratto anche un film, “Paura e disgusto a Las Vegas”.

 

Il fatto che si bolli il libro come testo del genere “Gonzo Journalism” non è solo un modo per esporre un’opera ai lettori di un genere di nicchia, ma anche una necessità.

 

Sarebbe infatti difficile trovare altri aggettivi o nomi di generi per descrivere il libro. Ma possiamo dire senza dubbio che si tratta di un testo che ha un grandissimo merito: offrici delle vere e proprie perle. Politiche e di saggezza.

 

Il libro infatti narra dell’autore, giornalista per la rivista “Rolling Stone”, e della sua grande passione: la politica e le campagne elettorali.

 

Un passione che più che “passionale” sarebbe corretto definire come “viscerale”, logorante e a tratti simile a qualcosa di cui risente anche lo stato fisico e psicologico del soggetto. E la cosa aumenta di intensità coi vari riferimenti ai vizi dell’autore nel consumo di droghe, pesanti o leggere che siano, che lo hanno reso celebre anche con altri suoi lavori.

 

Democratico da sempre, Thompson ha un odio viscerale verso il presidente George Bush (l’azione infatti si svolge tra il 1991 e il 1993) e continua a giudicare negativamente o positivamente le persone che incontra nella vita a seconda di chi hanno votato alle presidenziali del 1960 (Kennedy-Nixon).

 

Queste sue idee però non gli hanno fatto rinunciare a partecipare, nel corso delle elezioni di mid-term del1990, alla task force repubblicana per far vincere il partito dell’elefantino sia alla camera dei rappresentanti sia al senato. Ed anche a correre, contro democratici e repubblicani, alla carica di Sceriffo presso Aspen, sua città di residenza in Colorado.

 

Da qui inizia la prima parte del libro che ricorda come tra l’altro il buon Thompson abbia avuto modo di partecipare, come membro dello staff elettorale, ad un epico evento della storia del XX° secolo: la campagna elettorale di George McGovern.

 

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