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pubblicato: domenica, 10 febbraio, 2013

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Maestro tuttologo, maestro unico o maestro artigiano?

Sono un maestro di scuola elementare. Noi maestri della scuola elementare abbiamo fatto e facciamo veramente di tutto. Il Tempo Pieno poi è sempre stato il bacino preferenziale per le attività più creative. Con tutte quelle ore a disposizione.

[ad]Talvolta mi soffermo a riflettere sul concetto di tempo. Innegabilmente, il restare a scuola 40 ore a settimana permette una pianificazione delle attività più rilassata e a misura di bambino.

Ma perché questo tempo mi pare sempre meno? Prima inevitabile risposta: lavoro da quasi trentanni, sono prima di tutto le mie energie ad essere diminuite. Le idee mi vengono ancora, anzi, forse migliori, ma è la fase di applicazione che difetta.

Ricordo un’intervista al regista Pieraccioni di qualche anno fa. Gli fu chiesto che lavoro avrebbe voluto fare da grande. La sua risposta mi piacque molto: rispose che avrebbe voluto fare o il regista, come di fatto è avvenuto, oppure il maestro, oppure il falegname. Perché? Perché tutti sono lavori artigianali.

Proprio così: mi sento un artigiano. La fase intellettuale del lavoro si svolge (quasi) tutta al di fuori delle ore di insegnamento. La testa, e non il corpo, studia, programma, corregge, valuta, trova soluzioni, compila documenti, propone screening, test, progetti…ma nelle mie ore con i bambini mi metto il grembiule. Mi rimbocco le maniche e sudo.

Avete mai visto una classe elementare lavorare in palestra, in aula di musica, o alle prese con un’attività di immagine che preveda tecniche come collage, tempere e pennelli o creta? Non occorre nemmeno pensare alle cose più strane. Anche costruire tutti insieme un testo collettivo (cosa che si fa per esempio in seconda per imparare a scrivere un tema) è davvero fisicamente faticoso.

Allora, come dicevo, mettiamoci l’età che avanza e aggiungiamo le classi sempre più numerose, l’assenza delle compresenze e quell’altra bella trovata del maestro unico (ovvero il ritorno di un unico maestro per classe, come quando eravamo piccoli noi). Per capire il senso di questo concetto bisogna proprio sprecare qualche parola.

Con la Riforma Gelmini è girato di bocca in bocca questo termine, accompagnato da un bel grado di confusione. Ora la confusione non poteva che esserci, visto soprattutto che l’applicazione della nuova norma è stata necessariamente lasciata all’autonomia delle istituzioni scolastiche. Perché?

Ecco, la risposta non vi piacerà. Le strombazzate finalità parlavano della necessità per i bambini più piccoli e per le loro famiglie di avere punti di riferimento forti, un approdo sicuro, una maestra tutor che potesse accompagnare come un faro la formazione della piccola persona. Quando la Gelmini veniva intervistata su Raiuno a “Porta a Porta”, tutte quelle frasi fatte rotolavano dalla sua fronte a terra passando per la bocca come le bugie di “Giacomo di cristallo”.

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