Legalizzare la Marijuana : pro e contro del consumo

Pubblicato il 3 Gennaio 2014 alle 12:07 Autore: Marco Caffarello

La recente legalizzazione della Marijuana in due Stati USA ha riacceso l’eterno dibattito sul consumo: se si guarda tuttavia alla realtà del fenomeno di massa e alla verità delle sostanze ingerite, probabilmente la legalizzazione rappresenta un bene. Da un punto di vista ‘fisiologico’, la letteratura scientifica è in tal senso contraddittoria, c’è chi dice SI, e chi NO

 

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Com’è noto a molti, da ieri primo gennaio 2014, negli stati federali USA di Washington e Colorado, la marijuana è stata ufficialmente dichiarata legale e sarà quindi possibile acquistarla presso uno dei cd. coffee shop, un nome a noi molto noto, se non altro perchè lo associamo alla più famosa realtà di Amsterdam. Denver, infatti, capitale dello Stato del Colorado, sarà per gli americani quello che la città olandese rappresenta per gli europei: una città nella quale poter andare e cercare un po’ di svago attraverso il consumo di sostanze che hanno la facoltà di inibire il controllo del proprio sé. E stando a quanto viene riportato dai media d’oltreoceano, i pochi coffe shop che da ieri hanno aperto ( ad oggi sono solo 14), sono stati letteralmente presi d’assalto, con un boom anche di pernottamenti presso i vari alberghi presenti nelle città dei due stati. Si aggiunga a questo la già avvenuta legalizzazione nel piccolo Uruguay del presidente Mujica, una realtà questa che lascia intendere, quindi, quanto il consumo della marijuana sia popolare e ormai globalmente di massa; sotto questa luce probabilmente il consumo legale della cannabis può essere un bene. Chiudere infatti gli occhi difronte al massiccio consumo della cannabis significa sostanzialmente favorire il mercato nero della mafia internazionale e privare gli Stati di indispensabili entrate che possano aiutarne l’economia, e rimanere miopi difronte anche alle tante opportunità di lavoro che da un simile commercio ne derivano, e sopratutto significa mettere al sicuro la salute del consumatore, il quale acquistando sostanze oppiacee dai cd. ‘pusher’ di strada, è ignaro di ciò che realmente andrà ‘fumando’. Sì, perchè un recente studio dell’University of Southern California, Stato nel quale il consumo della marijuana è legale per fine terapeutici dal 1996, e dal 2010 ‘tollerata’ definitivamente, dimostra infatti la realtà tutt’altro che rassicurante dell’alta concentrazione di pesticidi e sostanze tossiche presenti nei cd. ‘spinelli‘, la classica sigaretta preparata miscelando tabacco con erba o hashish. Ebbene si è dimostrato che per ogni spinello, o ‘canna’, preparata con marijuana acquistata illegalmente è presente una concentrazione di pesticidi e sostanze tossiche equivalenti al 70% del totale dei principi contenuti, un vero pericolo per la salute, perchè se fumati arrivano al sangue praticamente con la stessa rapidità che caratterizza il processo per iniezione. Non è difficile, dunque, dedurre come sotto questa prospettiva d’indagine, la legalizzazione della marijuana non può che rappresentare un bene, tanto più se, come già avviene da tempo in alcuni Stati americani, questa sostanza viene adoperata anche per trattare terapeuticamente patologie alcune delle quali anche molto gravi, come l’epilessia. Cosa comporta, infatti, da un punto di vista ‘fisiologico’ il consumo della cannabis? Ebbene rispondere a questa domanda è tutt’altro che semplice, e sopratutto mi rendo conto che non è possibile fornire una risposta univoca se si dà uno sguardo d’insieme alla vastità della letteratura scientifica a tal riguardo; ce n’è infatti per tutti i gusti e per ogni partito, essendoci ricerche che accusano l’erba senza possibilità d’appello, ed altre che sostengono invece come il consumo della marijuana, se non trattata da pesticidi, può solo apportare benefici sostanziali alla salute. Interessante è a tal proposito riportare, per il partito del NO, una recente ricerca della Northwestern University, USA, secondo la quale i fumatori abituali della cannabis avrebbero una dimensione del proprio encefalo ‘sproporzionata’, una struttura celebrale che definiscono ‘anomala’, nonché scarsa memoria, sopratutto quella breve. Sottoponendo infatti ragazzi di vent’anni, già abituali consumatori della cannabis, a studi di neuroimmagine, i ricercatori hanno scoperto che le zone dell’encefalo destinate alla memoria sembravano restringersi e comprimere verso l’interno , possibilmente con un decremento dei neuroni’. Ovviamente il cambiamento generale della struttura encefalica, spiegano i ricercatori, comporta un cambiamento del suo funzionamento, e può mettere a repentaglio la salute stessa dell’individuo, essendo le modificazioni della corteccia genitrici di patologie come la schizofrenia. Dato che la recente legalizzazione della marijuana negli USA porterà inevitabilmente ad un rialzo del suo consumo, è tanto più urgente, spiegano i ricercatori, arrivare nel minor tempo possibile a studi che dimostrino una volta per tutte se l’erba è responsabile di cambiamenti strutturali del cervello e dei disturbi della memoria. Ma come si è detto, questa ricerca potrà ritornare utile a coloro che sostengono le ragioni del No, ma allo stesso modo potranno ricredersi se si analizzano, invece, le ragioni che sostengono i benefici derivanti dal consumo.

Una studio del maggio 2013, presso l’University of Philadelphia, pubblicato per l’American Journal of Medicine, sostiene invece che il consumo della cannabis arrechi notevoli benefici sopratutto per la concentrazione glicemica dell’organismo; le ricerche dimostrano infatti che i consumatori di marijuana hanno il 16% in meno di presenza di insulina rispetto ai non utenti. Questo perchè, l ‘uso di marijuana è associato ad un miglior controllo della presenza degli zuccheri nel sangue, in pratica il consumo della cannabis ‘aiuta’ a combattere l’obesità.

Gli studi epidemiologici precedenti hanno dimostrato tassi più bassi di obesità e diabete nei consumatori di marijuana rispetto ad altre persone che non hanno mai fatto uso, suggerendo quindi una relazione esistente tra cannabinoidi e processi metabolici periferici” spiega Murray A. Mittleman, coautore dello studio e ricercatore per l’Unità di Ricerca cardiovascolare Epidemiologia presso il Beth Israel Deaconess Medical Center, di Boston. E sorprende, inoltre, come dimostrano le indagini, che sebbene i fumatori di marijuana abbiamo normalmente un indice calorico più alto rispetto a chi non ne fa uso ( ai più conosciuta volgarmente con il termine di ‘fame chimica’ ) il consumo di marijuana è associato ad un più basso indice di massa grassa, sebbene, come ammette l’equipe di ricerca dell’Università di Philadelphia, “i meccanismi alla base di questo paradosso non sono stati ancora determinati e così come le cause dell’impatto della marijuana sulla resistenza all’insulina.”

In conclusione, la Marijuana usata per secoli come antidolorifico, come antidepressivo, essendo capace di migliorare l’umore delle persone, e, come abbiamo visto, per stimolare l’appetito, fu dichiarata fuorilegge negli Stati Uniti nel 1937, e poi definitivamente nel 1942, con l’allora famoso Decreto sotto la presidenza di Roosevelt, Marihuana Tax Act, una decisione quella adottata dall’allora establishment americano che palesa una ragione essenzialmente ‘economica’ e ‘politica’ per la quale fu intrapresa: gli USA infatti dovevano uscire dalla Grande Depressione del 29′, la linea politica che Roosevelt adottò fu quella del cd. ‘isolazionismo’, e inoltre ci si preparava all’imminente scoppio della seconda guerra mondiale, tutte realtà che fanno leva in un certo senso ‘sulla moralità’ di chi la consuma, non credo altro. A quel tempo, infatti, le masse doveveno ‘concentrarsi’ sulla ripresa economica del Paese, e per farlo era essenziale non disperdere alcuna energia; d’altronde se la marijuana è legale, nella teoria nulla mi vieta di recarmi al lavoro avendola già consumata, con inevitabili ripercussioni nella produzione. Il resto della storia poi lo conosciamo; gli USA vinsero la guerra, l’etica americana si estese anche all’Europa secondo la teoria dei ‘blocchi contrapposti’, e la marijuana divenne illegale anche in Italia a partire dagli anni 50′, fino, direi, alle forse un po’ esagerate conclusioni dell’attuale legge Giovanardi. Oggi solo negli USA sono circa 17,4 milioni i consumatori di marijuana. Una forma sintetica del suo principio attivo , il tetraidrocannabinolo , comunemente noto come il THC, è già stato approvato per il trattamento degli effetti collaterali derivanti dalla chemioterapia, ed è utilizzato per contrastare patologie riguardanti i disturbi alimentari quali l’anoressia. Con la recente legalizzazione della marijuana ricreativa in due stati e la legalizzazione della marijuana medica in 19 stati, è probabile che anche la scienza ne saprà di più.

 

 

http://www.eurekalert.org/pub_releases/2013-12/nu-hmu121013.php

http://www.eurekalert.org/pub_releases/2013-05/ehs-nsr051313.php

http://fisiomedicine.wordpress.com/2013/12/23/bravi-a-scuola-il-segreto-e-nel-dna/#more-1156

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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