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pubblicato: mercoledì, 22 gennaio, 2014

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Cuba, a 55 anni dalla ‘Operación Verdad’, la libertà di informazione è fallita?

Cuba, a 55 anni dalla 'Operación Verdad'

Sono trascorsi 55 anni dai fatti che hanno segnato non solo l’isola di Cuba, ma un’intera epoca. Dopo appena tre settimane dal trionfo della Rivoluzione cubana, il governo castrista avviò la nota “Operación Verdad”, ovvero la lunga battaglia condotta contro la disinformazione. Infatti, i processi dei tribunali rivoluzionari contro gli uomini legati al precedente governo guidato da Fulgencio Batista avevano suscitato un particolare scalpore all’opinione pubblica mondiale, in particolare a quella statunitense.

Di conseguenza, furono avviate le prime pressioni da parte degli stessi Stati Uniti e dell’OAS (Organization of American States) nei riguardi di Cuba, esigendo di analizzare gli affari interni del Paese. Il governo cubano, allora, decise di convocare circa 400 giornalisti stranieri all’Avana, affinché potessero conoscere maggiori verità sul nascente regime castrista.

55 anni fa, il 21 e il 22 gennaio 1959, giornalisti di diverse testate e di varie nazionalità erano presenti alla manifestazione di oltre un milione di cubani e alla successiva conferenza stampa del leader rivoluzionario Fidel Castro. Egli non esitò a rispondere alle domande dei giornalisti cosicché fosse nota la verità su quanto stesse accadendo a Cuba e, a tal fine, i giornalisti poterono assistere ai processi contro gli esponenti del regime di Batista e conversare con la popolazione nelle strade.

cuba a 55 anni dalla operaciòn verdad

Durante la conferenza stampa, Castro dichiarò: “Da parte mia, personalmente, sono disposto a fare tutto quello che è necessario per la buona informazione sui Paesi dell’America Latina”. Tuttavia, a distanza di oltre cinquant’anni, il governo castrista è ancora criticato per non permettere alcuna libertà di informazione, decidendo quali notizie rendere note tramite i principali organi di informazione del Paese, come “Granma” e “Juventud Rebelde”, in difesa della rivoluzione cubana.

A tal proposito, la giornalista e dissidente cubana Yoani Sánchez ha commentato: “La rivoluzione va fatta, ogni giorno. Chi sta al potere non vuole nessuna rivoluzione, ma solo l’incancrenirsi dello status quo”.

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