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pubblicato: venerdì, 13 gennaio, 2012

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I destini incrociati di Maroni e Bossi

maroni e bossi

Maroni è a un passo dal lasciare. Il suo addio al Carroccio sembra oramai cosa definitiva. La rottura con Bossi certa. E’ solo questione di tempo. E del resto l’ex ministro dell’interno si è preso una pausa di riflessione. E si profila per lui una candidatura di rilievo nel caso lasci il Carroccio. Tutto ciò per riflettere. E per capire realmente se la cosa più giusta per lui sia proprio quella di lasciare la Lega Nord.

[ad]Queste poche righe possono sembrare prospettive. O un esercizio di fantapolitica. Ma in realtà è storia. E’ ciò che è realmente già avvenuto nel corso della vicenda politica di Roberto Maroni.

Correva l’anno 1995. E da poco era caduto il primo governo Berlusconi.

A determinare quella caduta fu, come è noto, la Lega Nord. Ma non è questa la sede per analizzare i motivi di quello strappo che formalmente avvenne per motivi di carattere “governativo” ma che sostanzialmente era il frutto di molte incertezze sul futuro elettorale del Carroccio dopo l’improvvisa discesa in campo dell’uomo di Arcore.

Accadde però che una parte della Lega Nord decise di rimanere fedele all’esecutivo guidato da Berlusconi e diede vita ad una nuova formazione politica denominata Lega Italiana Federalista.

maroni e bossi

Un movimento politico che nel periodo del governo Dini restò fedelmente accanto a Berlusconi e a ciò che restava del Polo della Libertà (Forza Italia, An e Ccd. L’Udc di Biondi e Costa ormai era diventata una costola di Fi).

In quella fase politica Roberto Maroni visse dei momenti non facili. Non solo dal punto di vista esclusivamente politico.

Ricordiamo che allora Maroni non era solo il ministro dell’interno di quello stesso governo che il suo partito aveva deciso di sfiduciare. Ma era il vicepremier, con Tatarella, di quell’esecutivo, il massimo rappresentante del Carroccio nella compagine governativa. Una scelta, quella dei due vicepremier, che aveva portato rispettivamente Bossi e Fini a scegliere di non entrare a far parte della squadra di governo e di delegare di conseguenza l’incarico di vice di Berlusconi a Tatarella per i missini e a Maroni per la Lega Nord.

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