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pubblicato: venerdì, 31 gennaio, 2014

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La corte di Strasburgo dice “no” a Berlusconi

La corte di Strasburgo “no” a Berlusconi: ”nessun ricorso d’urgenza” contro la legge Severino

La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha rifiutato la richiesta dell’ex premier Berlusconi di esaminare, con una “procedura prioritaria”, il ricorso presentato dai suoi legali contro la Legge Severino. La notizia è stata diffusa dalla stessa Corte che, inoltre, ha reso noto di aver ricevuto un altro ricorso dagli avvocati di Berlusconi, quello contro la sentenza Mediaset, con la quale i giudici della Cassazione di Milano, l’1 Agosto scorso, hanno condannato il fondatore di Forza Italia a 4 anni di reclusione per frode fiscale, 3 anni sono stati condonati grazie all’indulto. Al momento, tengono a precisare dalla corte, quest’ultimo è stato solo registrato, in attesa che ne venga giudicata la legittimità e l’ammissibilità.

Il ricorso contro la Legge Severino venne presentato lo scorso 7 Settembre, alla Giunta per le immunità e le elezioni, quando ancora Berlusconi non era decaduto dalla carica di senatore ma era già stato condannato in Cassazione per frode fiscale. Nelle 33 pagine che costituivano il fascicolo si denunciava la presunta violazione del principio di irretroattività da parte della legge in questione – che prevede la perdita dello scranno parlamentare per i condannati in via definitiva per reati non colposi –  tra l’altro approvata nel 2012 anche grazie ai voti dall’allora partito di Berlusconi cioè il Pdl.

Per gli avvocati di Berlusconi a essere violato è in particolare l’articolo 7 della Convenzione sui Diritti dell’Uomo, poiché vengono applicate delle sanzioni penali che non possono essere retroattive. La difesa del Cavaliere nel ricorso si appellava anche agli articoli 3 e 13 della Convenzione: il primo garantisce il diritto a libere elezioni, mentre il secondo prevede che “ogni persona i cui diritti e le cui libertà riconosciuti nella presente Convenzione siano stati violati, ha diritto a un ricorso effettivo davanti a un’istanza nazionale, anche quando la violazione sia stata commessa da persone che agiscono nell’esercizio delle loro funzioni ufficiali”. Dopo poco più di due mesi, il 27 Novembre, Berlusconi avrebbe lasciato il Senato.




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