Coronavirus. I dati e le statistiche sulla pandemia in Italia e nel mondo

Coronavirus. I dati e le statistiche sulla pandemia in Italia e nel mondo

Coronavirus. I dati e le statistiche sulla pandemia in Italia e nel mondo

A cura di Eugenio Galioto e Gianni Balduzzi

La pandemia di Coronavirus che sta colpendo il mondo, e in particolare l’Italia, segnerà probabilmente una nuova epoca storica. Vi sarà un “prima del coronavirus” e un “dopo il coronavirus”.

È allo stesso tempo la prima grande emergenza che coloro che la vivono possono seguire in diretta grazie a un’enorme quantità di dati e statistiche elaborati quasi in tempo reale. Vogliamo darne notizia, riportare i più interessanti e significativi. Quelli che magari non compaiono nella gran parte dei media.

Coronavirus. I dati sui decessi nel mondo

Di seguito la classifica dei Paesi al mondo più colpiti, in cui più alta è l’incidenza del coronavirus, per quanto riguarda i decessi, i test, i casi confermati e la letalità.

Si può vedere in cima alla classifica gli Stati Uniti che con 100.213 morti seguiti dal Regno Unito (37.048 decessi) e dal’Italia (32,955 in totale). Va detto che rapportando il numero dei decessi al totale della popolazione, l’Italia, la Spagna e il Regno Unito detengono il primato di questa triste classifica, avendo gli Stati Uniti il 70% circa degli abitanti di tutta l’Europa complessivamente. Dopo Regno Unito, italia troviamo la Francia con 28.530 decessi, seguita da Spagna, Brasile, Belgio e Germania.

Novel Coronavirus (COVID-19) Fatalities:Global | United States

CountryDeathsDeaths /
1M pop
New
Deaths
TestsConfirmed
Cases
Confirmed Case
Fatality Rate
Seasonal
Flu Deaths1
United States100,213306.3+40815,368,6431,715,5205.84%40,905
United Kingdom37,048557.2+1343,681,295265,22713.97%13,879
Italy32,955545.3+783,539,927230,55514.29%10,058
France28,530425.9+981,384,633182,72215.61%9,199
Spain27,117580.4+2803,556,567283,3399.57%8,091
Brazil23,622112.8+100735,224377,7806.25%16,910
Belgium9,334817.2+22795,44757,45516.25%2,662
Germany8,476102.2+483,595,059181,2364.68%16,876
Fonte: https://www.realclearpolitics.com/

Coronavirus: Moderna Inc. sempre più vicina al vaccino

La notizia tanto attesa finalmente è giunta: Moderna Inc., l’azienda statunitense di cui abbiamo seguito l’evoluzione nello studio sul vaccino contro il coronavirus, ha finalmente annunciato di essere vicina al completamento del vaccino.

“L’imminente inizio dello studio di Fase 2 – fa sapere l’azienda – è un passo avanti fondamentale mentre continuiamo a far progredire lo sviluppo clinico di mRNA-1273“, il vaccino contro il coronavirus.

Lo studio della Fase 3 – l’ultima fase sperimentale, consistente nella somministrazione del vaccino a diverse coorti, quindi la più importante -è prevista per l’inizio di quest’estate.

Per quest’obiettivo, fa sapere Moderna Inc., si sta potenziando la partnership con Lonza, l‘azienda farmaceutica svizzera con cui Moderna Inc. ha stretto un accordo settimane fa, proprio in vista della realizzazione e produzione del vaccino contro il coronavirus. Sarà proprio Lonza, infatti, a consentire la produzione e distribuzione di lotti del vaccino mRNA-1273,

“Stiamo continuando a progredire nella nostra pipeline di sviluppo e investendo nel nostro futuro – fa sapere Stéphane BancelAmministratore delegato di Moderna – Siamo molto soddisfatti della decisione dei nostri vertici, basata sui nostri progressi pre-clinici, di estendere la nostra collaborazione strategica lavorando allo sviluppo della tecnologia mRNA” che è una specifica forma stabilizzata di prefusione della proteina Spike (S),che si basa sulla sollecitazione da parte delle cellule umane a produrre proteine ​​intracellulari.Moderna: a luglio i primi lotti, poi 1 miliardo di dosi all’anno

Per luglio 2020 si prevede la produzione dei primi lotti del vaccino mRNA-1273 contro il coronavirus da parte delle strutture di Lonza negli Stati Uniti. Nei successivi mesi, verranno prodotti fino a 1 miliardo di dosi di mRNA-1273 all’anno, per poi diffondere e commercializzare il vaccino in tutto il mondo.

A che punto siamo col vaccino?

Lo scorso 27 aprile, Moderna Inc. ha annunciato di aver avviato gli studi della Fase 2, ovvero la fase avanzata del test del vaccino mRNA-1273, che si avvale del supporto fornito dai dati della Fase 1. Ovviamente, la rapidità dell’operazione dipenderà dalla capacità del vaccino di garantire la propria efficacia in condizioni di sicurezza e senza effetti collaterali o gravi complicazioni a danni della salute dei partecipanti sottoposti al test.

Nella fattispecie, lo studio della Fase 2 valuterà la sicurezza e l’efficacia del vaccino, vale a dire la reattogenicità e l’immunogenicità di due vaccinazioni di mRNA-1273 a distanza di 28 giorni l’uno dall’altro.

A ciascun soggetto verrà assegnato un placebo, una dose di 50 μg o 250 μg ad entrambe le vaccinazioni. La società intende avvalersi di 600 partecipanti sani, divisi in due distinti gruppi di adulti: uno di età compresa tra 18 e 55 anni e l’altro di età superiore ai 55 anni. Dopo la seconda vaccinazione, verrà monitorata la salute dei partecipanti per i successivi 12 mesi.

Secondo la stragrande maggioranza degli esperti, riuscire a trovare un vaccino, quindi, distribuirlo su larga scala, è l’unico modo per far terminare del tutto l’attuale pandemia di coronavirus: in caso contrario è quasi certo che i contagi procederanno a “ondate”, aumentando e diminuendo, insomma, senza mai scomparire del tutto, seguendo un “movimento” comparabile a quello dell’influenza stagionale. Per questo motivo, moltissime case farmaceutiche stanno lavorando a pieno regime sul progetto.

Se il progetto di Moderna e Lonza di riuscire a produrre un miliardo di dosi in un anno andrà in porto, secondo le prime stime, già all’inizio della campagna di immunizzazione si riuscirebbe a coprire il fabbisogno di un ottavo della popolazione mondiale.

Inovio: la seconda azienda in gara per il vaccino

Subito dopo Moderna Inc.Inovio è la seconda azienda biotecnologica statunitense ad aver lanciato uno studio di fase 1 sul vaccino anti-coronavirus. La fase 1 della ricerca è iniziata i primi di aprile alla Perelman School of Medicine dell’Università della Pennsylvania e al Center for Pharmaceutical Research di Kansas City, Missouri, dopo aver ricevuto l’autorizzazione del Food and Drug Administration.

Secondo la schedule dell’azienda, i volontari riceveranno due dosi del vaccino INO-4800 a distanza di quattro settimane, cosicché da poter disporre entro la fine dell’estate dei dati necessari per poter mettere a punto il vaccino.

I farmaci attualmente impiegati

I farmaci utilizzati contro il coronavirus sono antivirali come il Remdesivir, il Lopinavir combinato con Ritonavir (utilizzati insieme contro l’HIV), il Darunavir combinato con Cobicistat (anche questi utilizzati insieme contro l’HIV), il Favipiravir (il cui nome commerciale è Avigan), il Galidesivir (utilizzato anche per contrastare l’Ebola), e infine la Ivermectina che era usato per i parassiti intestinali.

Altro farmaco che si sta provando ad usare è il Plaquenil (a base di idrossiclorichina) che a differenza dei precedenti ha una funzione sia antivirale che antinfiammatoria, quindi utilizzabile anche per contrastare la seconda fase  della malattia, quando cioè la reazione delle interleuchine 1 e 6 inibiscono la funzione degli alveoli polmonari, compromettendo la respirazione. In questa fase, infatti, è necessario bloccare l’azione infiammatoria nell’organismo: si possono utilizzare, oltre al Plaquenil già citato, il Tocilizumab, il Baricitinib (utilizzato contro l’artrite reumatoide) e l’Enoxaparina. Quest’ultimo è un anticoagulante per prevenire le micro-embolie che potrebbero aggravare l’organismo.

Coronavirus in Italia: il rapporto dell’Istat e dell’Iss

L’Istat ha appena pubblicato un rapporto “Impatto dell’epidemia Covid-19 sulla mortalità totale della popolazione residente-Primo trimestre 2020”, risultato di uno studio congiunto dell’Istituto Nazionale di Statistica con l’Istituto Superiore della Sanità (Iss). L’obiettivo. si legge, è quello di “fornire una lettura integrata dei dati epidemiologici di diffusione dell’epidemia di Covid-19 e dei dati di mortalità totale acquisiti e validati da Istat”.

I risultati di questa relazione trimestrale sono presentati a livello provinciale (anche in modo aggregato) secondo criteri amministrativi (regioni, ripartizione in province) e in base alla diffusione del coronavirus all’interno delle province stesse.

Confrontando i decessi del marzo 2020 con i decessi del marzo 2017, il rapporto evidenzia come, nelle aree ad alta diffusione dell’epidemia, il numero di morti per coronavirus a inizio di marzo superi di gran lungo il numero di morti registrato nel 2017 per altre malattie come il diabete, l’Alzheimer e altre demenze senili.

Confrontando poi i dati relativi alla metà del mese (metà marzo 2017 -- metà marzo 2020), il numero dei morti per coronavirus supera la somma dei decessi causati dall’insieme delle malattie respiratorie e dei tumori.

Se si estende il confronto fino alla fine della seconda decade del marzo 2020 con l’intero mese di marzo 2017, i decessi quotidiani per coronavirus arrivano addirittura superare il numero giornaliero di morti per tutte le cause dell’intero mese di marzo 2017.

Considerando il periodo di tempo che va dal primo decesso di coronavirus (20 febbraio) fino al 31 marzo, il rapporto procede a comparare il dato sui decessi degli anni 2015-2019 (espresso in media) e quello sui decessi del 2020. Ebbene la media del periodo negli anni 2015-2019 è di 65.592 a fronte dei 90.946 casi di decesso registrati nel 2020.

Dei 25.354 decessi risultanti dalla differenza tra i due dati, il 54% è per una diagnosi di coronavirus (dunque 13.710 casi). Occorre però tenere in considerazione il fatto che i dati si riferiscono a un piano nazionale, mentre andrebbe valutato l’impatto dell’epidemia di coronavirus sulla mortalità totale, a partire dall’effettiva diffusione del fenomeno nei territori.

La maggior parte dell’eccesso di mortalità (il 91%), infatti, nel mese di marzo 2020, si concentra nel Nord e nel Nord-est, vale a dire nelle aree in cui più alta è stata la diffusione dell’epidemia di coronavirus.

Rispetto alla media del periodo 20 febbraio-31 marzo 2015-2019, nelle province lombarde, venete, emiliane-romagnole, piemontesi e in quella di Pesaro-Urbino i decessi per complesso di cause sono più che raddoppiate: si è infatti passati da 26.218 casi a 49.351 (vale a dire + 23.133).

Soltanto il 52% di questi 23.133 casi in più è stato registrato come morti per coronavirus dal Sistema di Sorveglianza Integrata (ovvero 12.156 decessi).

Se si esamina il dettaglio provinciale, il rapporto mostra come soprattutto le province lombarde ed emiliane-romagnole hanno registrato notevoli incrementi percentuali dei decessi nel marzo 2020, rispetto al marzo 2015-2019. Solo per citarne alcuni, la provincia di Bergamo mostra un incremento dei decessi del 568%, Cremona del 391%, Lodi del 371%, Brescia del 291%, Piacenza del 264%, Parma del 208%, Lecco del 174%, Pavia del 133%, Mantova del 122%, mentre solo Pesaro e Urbino del 120%.

Molto più contenuto (come c’era da attendersi) l’incremento dei decessi registrato nel periodo 20 febbraio-31 marzo 2020 rispetto al medesimo periodo nella media 2015-2019 nelle aree in cui la diffusione dell’epidemia è stata mediamente inferiore (1.778 comuni, 35 province prevalentemente del Centro-Nord).

Nel periodo considerato, nel 2020, si registra un incremento dei decessi (sempre per un complesso di cause) di solo 2.426 casi in più (17.317 decessi in media nel periodo 2015-2019 a fronte dei 19.743 casi nel periodo 2020).

Di questi 2.426 casi, solo il 47% è attribuibile direttamente al coronavirus (vale a dire 1.151 persone).

Nelle aree in cui la diffusione del coronavirus è stata fortemente limitata o bassissima (ovvero 1.817 comuni, 34 province per lo più del Centro e del Mezzogiorno) i decessi nel periodo considerato (sempre 20 febbraio-31 marzo 2020) sono stati addirittura inferiori (dell’1,8%) alla media del medesimo periodo negli anni 2015-2019.

Quanti muoiono di coronavirus (e non con il coronavirus)?

È dall’inizio dell’epidemia che sentiamo cronisti ed esperti porre questa domanda. Il report dell’Istat e del Sistema di Sorveglianza Integrata finalmente adesso ci fornisce una risposta, seppure da prendere con le pinze e, in ogni caso, sempre limitatamente al periodo 20 febbraio-31 marzo.

Ebbene, i decessi, la cui morte è attribuibile direttamente al coronavirus, ammontano a fine marzo a 13.700. Si tratta delle sole diagnosi confermate.

Esiste tuttavia una quota ulteriore di circa altri 11.600 decessi non diagnosticati direttamente riconducibili al coronavirus, per la quale si può oggi ipotizzare una forte correlazione.

Potremmo sostenere che si tratta di casi “sommersi” di decessi per coronavirus.

Si tratta in primo luogo di decessi di persone alle quali non è stato mai fatto un tampone.

In secondo luogo, di decessi la cui mortalità è probabilmente indirettamente connessa al coronavirus (si tratta per lo più di decessi provocati da disfunzioni di organi quali cuore o reni, probabili conseguenze della malattia scatenata dal virus).

Infine, di decessi la cui mortalità indiretta non è propriamente correlata al virus, ma causata dalla crisi del sistema ospedaliero (cioè dall’incapacità del sistema sanitario di rispondere alla domanda in un siffatto momento di emergenza) o più semplicemente dal timore da parte del paziente di recarsi in ospedale nelle aree maggiormente affette.

Coronavirus in Italia, cosa ci dicono i numeri ad oggi

I dati del 26 maggio confermano la discesa della curva epidemica a livello nazionale, nonostante la ripresa dei tamponi dopo lo stop del fine-settimana, come sovente accade. La curva epidemica, segna +0,17% (ieri +0,13%), con 57.674 tamponi (contro i 35.012 di ieri).

I nuovi casi positivi ammontano a 397, scende il rapporto positivi / tamponi (0,68% da 0,85%) a conferma del fatto che l’epidemia di coronavirus sembrerebbe rallentare.

Ammontano a 230.555 i casi di coronavirus dall’inizio dell’epidemia, mentre coloro che sono attualmente positivi sarebbero 52.942. I guariti o dimessi dagli ospedali sono 144.658 a fronte di 32.955 decessi (+78 nelle ultime 24 ore).

Il rapporto positivi/tamponi registra un calo (1,7% da 2,5%). I contagiati totali dall’inizio dell’epidemia ammontano a 87.417.

L’indice Rt odierno (metodo Kohlberg-Neyman) è 0.61 per l’Italia e 0.64 in Lombardia. 

ATTUALMENTE DECESSI GUARITI CASI TOTALI
POSITIVI 

52.942 32.955 144.658 230.555

-2.358  (-4,26%) +78  (+0,24%) 2.677  (+1,89%) +397  (+0,17%)

Per il 51esimo giorno consecutivo si registra un caro delle terapie intensive: oggi sono 521 i pazienti in terapia intensiva (-20 rispetto a ieri).

Buone notizie dagli ospedali lombardi, dove continua il calo dei pazienti ricoverati (-99 oggi) e le terapie intensive (-13, il dato di oggi).

Nell’infografica seguente è possibile osservare il trattamento sanitario cui sono sottoposti i contagiati per ogni Regione (prime dieci Regioni per diffusione di coronavirus in Italia), distinti in ricoverati in terapia intensiva, i ricoverati con sintomi e chi è in isolamento domiciliare.

REGIONE


Lombardia
TERAPIE INTENSIVE

183
RICOVERATI CON SINTOMI

3.622
IN ISOLAMENTO DOMICILIARE

20.672
Emilia-Romagna804933.573
Piemonte701.1625.709
Lazio591.0832.396
Toscana341451.343
Liguria192231.196
Puglia171721.350
Marche13941.468
Veneto111772.243
Sicilia10831.337
fonte: Ministero della Salute

In alto si può osservare il rapporto tra nuovi casi positivi e i guariti/dimessi dagli ospedali. Anche in questo caso, le due curve ci mostrano come l’andamento della pandemia in Italia sta evolvendo in modo tutt’altro che preoccupante, anche se i miglioramenti sono decisamente graduali.

Di seguito invece la serie storica e andamento in Italia del Coronavirus per il numero dei casi attualmente positivi e dei nuovi positivi giorno dopo giorno, per il totale dei guariti e dei decessi, per il numero dei ricoverati in terapia intensiva e per la percentuale di positivi per tamponi eseguiti.

Coronavirus, chi colpisce di più, quanti anni ha chi muore

Se all’inizio dell’epidemia, il contagio riguardava prevalentemente uomini, ora la percentuale è leggermente invertita: le donne sono il 54% dei contagiati dal coronavirus. L’età mediana è di 62 anni (range 0-100).

Nel dettaglio, la Sorveglianza integrata ci mostra come nelle fasce di età 0-9 anni, 60-69 e 70-79 anni si registri un numero maggiore di casi di sesso maschile, mentre nella fascia di età over-90 il numero di soggetti di sesso femminile è più del triplo rispetto a quello di soggetti di sesso maschile, dovuto probabilmente alla netta prevalenza di donne in questa fascia di età.

I soggetti maschili sono altresì i più vulnerabili: rispetto alle donne, la letalità negli uomini è più elevata, ad eccezione dei bambini e ragazzi di 0-19 anni.

Sempre riguardo alla letalità, il rapporto congiunto Istat-Iss pubblicato il 4 maggio mostra come il 34,7% dei casi letali corrisponda a pazienti con una patologia pregressa (diabete, obesità, deficit immunitario e patologie cardiovascolari, respiratorie, oncologiche, renali o croniche); pazienti, cioè, morti con (e non per) il coronavirus a causa del coronavirus come aggravante di una salute già compromessa da altre patologie.

Tuttavia, va detto che il rapporto tiene in considerazione il 96% dei decessi totali avvenuti entro il 31 marzo (quindi 13.710 su 14.324), sulla base delle informazioni fornite dai 6.866 Comuni selezionati dall’Istat.

Per quanto riguarda l’età il 38,8% dei contagiati ha più di 70 anni, il 30,9% ha tra i 50 ed i 70 anni, e il 28,2 tra i 19 ed i 50 anni. Solo il 2,1% ha tra 0 e 18 anni. Visto che il tampone viene effettuato solo a chi manifesta un aggravamento delle condizioni o è in stretto contatto con un positivo è possibile che la percentuale di contagiati giovani sia sottostimata perché costoro presentano sintomi più blandi oppure anche nessun sintomo.

Fonte; ISS

Tra i morti invece gli anziani prevalgono in modo molto più netto. Oltre il la metà dei decessi avviene tra le persone con più di 80 anni, con un tasso di letalità del 54%.

L’84,6% dei morti da coronavirus è nella fascia over 70 (dai 70 ai 90 ed oltre con l’86,7 % di letalità), mentre solo l’10,3% è compreso tra i 60 e i 69 anni. Sotto i 60 anni solo il 4,6%.

Fascia d’età (anni)Deceduti [n (%)]Letalità (%)
0-94 (0%)0,2%
10-190 (0%)0%
20-2912 (0%)0,1%
30-3962 (0,2%)0,3%
40-49272 (0,9%)0,9%
50-591103 (3,5%)2,7%
60-693249 (10,3%)10,5%
70-798536 (27,1%)25,8%
80-8912926 (41%)31,9%
>905382 (17,1%)29%
Non noto0 (0%)0%
Totale31546 (100%)13,7

Dove il contagio cresce di più

Vediamo ora come è cambiata la distribuzione del contagio di coronavirus dall’inizio della crisi, a partire dai casi segnalati per Regione.

I casi di coronavirus si concentrano soprattutto nel nord Italia, in particolare in Lombardia ( soprattutto provincia di Bergamo, Milano, Brescia e Cremona), Emilia-Romagna (provincia di Piacenza, Reggio Emilia, Bologna e Modena), Veneto ( provincia di Padova, Verona, Vicenza e Treviso) e Piemonte (provincia di Torino, Alessandria, Cuneo e Novara).

Avendo superato il tanto famigerato e atteso picco, è possibile fare delle previsioni (ancorché incerte) sulla fine dei contagi, regione per regione.

Vediamo, intanto, alcuni dati nel dettaglio sullo sviluppo dell’epidemia nelle quattro regioni più colpite.

TOT. ITALIACasi

230.555
in più

+397 (+0,17%)
%contagi/pop.

0,382%
guariti

144.658
decessi

32.955
tamponi

3.539.927
%positivi/tamp.

6,51%
Lombardia87.417+159 (+0,18%)0,869%47.04415.896685.05812,76%
Milano22.764+38 (+0,17%)0,700%
Brescia14.489+10 (+0,07%)1,145%
Bergamo12.977+23 (+0,18%)1,164%
Cremona6.400+4 (+0,06%)1,783%
Monza e della Brianza5.4600,625%
Pavia5.229+23 (+0,44%)0,958%
Como3.785+25 (+0,66%)0,632%
Varese3.520+9 (+0,26%)0,395%
Lodi3.412+6 (+0,18%)1,482%
Mantova3.327+7 (+0,21%)0,807%
Lecco2.7240,807%
Sondrio1.429+3 (+0,21%)0,789%
Piemonte30.314+86 (+0,28%)0,696%19.5613.812293.47310,33%
Torino15.460+47 (+0,30%)0,684%
Alessandria3.874+19 (+0,49%)0,920%
Cuneo2.752+6 (+0,22%)0,469%
Novara2.664+4 (+0,15%)0,722%
Asti1.790+9 (+0,51%)0,834%
Vercelli1.288+8 (+0,63%)0,754%
Verbano-Cusio-Ossola1.106+2 (+0,18%)0,698%
Biella1.0320,588%
Emilia-Romagna27.611+24 (+0,09%)0,619%19.3894.076297.8549,27%
Bologna4.966+10 (+0,20%)0,489%
Reggio nell’Emilia4.933+4 (+0,08%)0,927%
Piacenza4.465+1 (+0,02%)1,555%
Modena3.899+2 (+0,05%)0,553%
Parma3.4780,770%
Rimini2.142+4 (+0,19%)0,632%
Forlì-Cesena1.7190,436%
Ravenna1.023+3 (+0,29%)0,263%
Ferrara9860,285%
Veneto19.105+8 (+0,04%)0,389%14.7881.886602.2523,17%
Verona5.079+2 (+0,04%)0,548%
Padova3.929+1 (+0,03%)0,419%
Vicenza2.835+1 (+0,04%)0,329%
Venezia2.657+5 (+0,19%)0,311%
Treviso2.656+1 (+0,04%)0,299%
Belluno1.1620,573%
Rovigo4420,188%
Fonte: Ministro della Salute

Sono trascorsi 22 giorni dall’inizio della fase 2, ma fortunatamente, per il momento, i numeri sembrano confermare una diminuzione dei contagi.

Significativo l’intervento di Massimo Antonelli componente del comitato tecnico-scientifico ed in servizio presso il Policlinico Gemelli di Roma, il quale, comparando i dati della Lombardia e del Lazio, ha evidenziato l’efficacia dei trattamenti in terapia intensiva.

In Lombardia continua la tendenza all’appiattimento della curva epidemica: al 26 maggio i contagi totali scontano un incremento del +0,18%, poco più della media nazionale.

Record regionale per tamponi: 685.058 tamponi eseguiti (oltre 3 milioni e 540 mila circa i tamponi in Italia) e di contagi per tamponi effettuati (oltre il 12,76%% dell persone che hanno fatto il test è risultato positivo al coronavirus, a fronte di circa il 6,5% in Italia).

Sono 87.417 i casi totali di coronavirus (su 230.555 contagiati totali in Italia), di cui 47.044 guariti e 15.896 decessi dall’inizio dell’epidemia (circa la metà di quelli in Italia). Prima Regione d’Italia, secondo i dati analizzati, per contagi (oltre il 8 per mille contro oltre il 3 per mille sul piano nazionale), e ovviamente anche per decessi, guariti e, come detto, tamponi effettuati.

In testa spiccano le province di Milano, Brescia, Bergamo e Cremona. Come si può vedere dalla tabella, nella provincia di Cremona, Brescia, Monza-Brianza e nel lodigiano il contagio sembra essersi ridotto, ma nelle province di Milano, Bergamo, Pavia e Como il contagio cresce in modo mediamente superiore alla media nazionale.

Sembra essersi stabilizzata la situazione in Emilia Romagna, con 27.611 casi positivi di coronavirus e una percentuale di contagi sulla popolazione di oltre 6 su mille (con oltre il 9% delle persone cui è stato somministrato un tampone che risulta essere positivo). Con i suoi 297.854 tamponi, l’Emilia-Romagna effettua quasi la metà dei tamponi del Veneto (nonostante abbia circa 8.000 malati in più). I decessi dall’inizio dell’epidemia sono 4.076 a fronte di 19.389 guariti.

Dopo settimane di crescita intensa, sembrano rallentare i contagi in Regione, a parte alcuni nuovi casi nella provincia di Bologna.

Continua a crescere la diffusione del coronavirus in Piemonte (+0,28% nelle ultime 24 ore) che ha superato l’Emilia-Romagna per posizionarsi al secondo posto tra le regioni più colpite dal coronavirus.

Nella regione, si contano 30.314 casi positivi, 19.561 guariti a fronte di 3.812 decessi, per una media di contagi che riguarda quasi sette persone su mille. A preoccupare è la percentuale dei positivi per tamponi effettuati (circa 10 persone su 100 tra quelle persone che hanno ricevuto il tampone), considerando anche l’esiguo numero dei tamponi effettuati ( 293.473 tamponi, meno dell’Emilia-Romagna, circa della metà rispetto al Veneto).

Le province più coinvolte sono quelle di Torino dove il contagio cresce più rispetto alla media nazionale ), Cuneo e Alessandria (dove il contagio ha ripreso a crescere). Le altre province coinvolte sono quelle di Asti, Novara e Vercelli, in cui la situazione sembra essersi stabilizzata.

Il Piemonte ha fatto discutere per la ricerca dell’Università degli Studi di Torino e dell’Università del Piemonte Orientale su un test capace di identificare l’agente virale dai tamponi effettuati.

Migliora la situazione in Veneto che con i suoi 19.105 casi positivi al coronavirus e una crescita del 0,05% è la quarta regione in Italia per numero di contagiati. Va comunque detto che la Regione governata da Zaia è la seconda per numero di tamponi effettuati, a un passo dal numero dei tamponi in Lombardia: 602.252 tamponi, con una percentuale di contagi per tampone appena superiore al 3% (e più del 3,8 per mille i contagi sul totale della popolazione). I guariti complessivi (tra dimessi e degenti in isolamento) sono 14.788 , a fronte di 1.886 decessi.

Il Veneto fu la prima regione in Italia a presentare una stabilizzazione della curva epidemica, mostrando un arresto della crescita esponenziale. Segnale questo che mostra come evidentemente le misure di contenimento legate al distanziamento sociale, congiuntamente alla somministrazione diffusa dei tamponi alla popolazione, hanno prodotto efficacemente da tempo i loro frutti. Il contagio sembra rallentare in tutte le province del Veneto.

Nelle altre regioni il contagio sembra rallentare nella media nazionale, con l’eccezione della Liguria (con una crescita del +0,56% nelle ultime 24 ore, 53 casi in più), del Lazio (+0,24%, con 18 casi in più), Friuli Venezia Giulia (+0,34%, con 11 casi in più) e Campania (12 casi in più, cioè +0,25%).

In Molise, Calabria, Sardegna, Basilicata i contagi sembrano essersi azzerati, mentre in Val d’Aosta, Umbria, Abruzzo, Sicilia, Puglia, Marche, Toscana la diffusione del coronavirus sembrerebbe essere fortemente ridotta.

Per quanto riguarda il Lazio, c’è da dire che assieme alla Toscana, è la regione del centro Italia in cui si fanno più tamponi. Con i suoi 238.967 tamponi, il Lazio registra un numero record se confrontato con il numero dei tamponi eseguiti in Liguria (96.678), dove i contagiati sono eppure quasi 2000 in più. Non a caso nel Lazio la percentuale dei contagi sono circa l”1,3 per mille, contro oltre il 6 per mille della Liguria e la percentuale dei positivi per campione effettuato è del 3,2% contro quasi il 10% in Liguria; segno evidente che la somministrazione dei tamponi come strategia preventiva sta dando i suoi frutti. Purtroppo, Roma con i suoi 5.591 casi è una delle province dove il contagio negli ultimi giorni sta crescendo di più (+0,27%, 15 casi in più nelle ultime 24 ore).

Le altre province nazionali più colpite nelle ultime 24 ore dalla crescita del contagio del coronavirus (oltre alle province menzionate finora) sono Genova (con ben 41 casi in più, lo 0,74% in più), Trento (10 casi in più, ovvero +0,23%), Pordenone (ben 1,49% e 10 casi in più.

L’infografica seguente mostra i dati di incidenza (per 100.000 abitanti) dei casi di coronavirus, diagnosticati dai laboratori di riferimento regionale e il numero di casi segnalati con insorgenza sintomi negli ultimi 14 giorni, per Regione/Provincia di residenza (dati aggiornati al 25 maggio)

Fonte: ISS
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