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pubblicato: venerdì, 26 febbraio, 2016

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Oltre al danno, la beffa di queste unioni civili

unioni civili, l'immagine di due mani che si avvicinano e sullo sfondo la bandiera coi colori arcobaleno

Se assecondassimo la retorica renziana, l’approvazione del ddl Cirinnà sulle unioni civili tra persone dello stesso sesso sarebbe un altro storico risultato che si aggiunge alla riforma costituzionale, alla riforma elettorale, alla riforma del lavoro (“Jobs act“), alla riforma della “buona” scuola.

Il testo stravolto dall’emendamento del governo è però tutt’altro che uno storico passo verso la modernizzazione del Paese: chi lo dice è un bugiardo, chi lo pensa è un ignorante. Il ddl Cirinnà lascia ancora l’Italia ultima nell’Unione Europea in quanto a tutela delle coppie omosessuali: le adozioni sono garantite infatti in tutta l’Europa occidentale, eccezion fatta per la Germania dove però è consentita l’adozione del figliastro (la cosiddetta step-child adoption). Il testo approvato dal Senato poteva forse essere accettato dieci anni fa, non oggi: il mondo ha fatto enormi passi in avanti, mentre l’Italia continua ad essere il fanalino di coda dell’occidente.

Questa legge non solo nasce vecchia e incompleta, essa, con l’incomprensibile eliminazione dell’obbligo di fedeltà imposto ai coniugi, offende le migliaia di omosessuali arrivando a liquidare le loro relazioni come “scopamicizie” particolarmente intense: appunto, cittadini di serie A e cittadini di serie B.

Preso atto dell’inaffidabilità del Movimento 5 Stelle (sul cui volgare opportunismo si possono scrivere libri), Renzi si è un’altra volta ostinato a cercare un compromesso coi più imbarazzanti scarti del berlusconismo, non ha esitato a mortificare ancora la sinistra democratica per poi subire le imposizioni di Alfano.

Il premier potrà vantarsi di aver vinto anche la battaglia dei diritti civili ma questa, come le sue altre riforme sinora approvate, per avere un impatto concreto, dovrà essere rivista, integrata o forse addirittura riscritta. Dalle mie parti si dice che “piuttosto che niente, è meglio piuttosto”: per far male, però, politicamente e sostanzialmente, è meglio non far nulla, lasciando ciascuno di fronte alla propria coscienza, alle proprie responsabilità e ai propri elettori.

Andrea Enrici

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