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pubblicato: martedì, 12 giugno, 2018

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L’immigrazione e la mancanza di una politica sovrana – DAL BLOG

rifugiati in primo piano

L’immigrazione e la mancanza di una politica sovrana – DAL BLOG

La sovranità – italiana o europea, entrambe sono a lungo mancate – è la precondizione per un’accoglienza autentica, non di facciata, dell’essere umano. L’ospitalità è certamente sacra, se qualcuno non se ne approfitta smistandoti in continuazione ospiti al tuo portone nell’indifferenza dell’intero condominio; ci vuole però pur sempre qualcuno che garantisca che la famiglia disponibile a ricevere quegli ospiti nel migliore dei modi, altrimenti verrebbero sfruttati, abbandonati al loro destino o lasciati morire senza cibo, semplicemente in casa piuttosto che altrove.

La sfida della politica: non cedere al razzismo né ai business umanitari

Ecco che allora soprattutto il ruolo del Movimento 5 Stelle – così come quello dei cristiani impegnati in Politica e non solo nella pur meritoria assistenza tampone – è cruciale. Abbiamo l’opportunità di sostenere questo principio pensando a soluzioni strutturali di ampio respiro, senza cedere né alla finta compassione né alla xenofobia di bassa lega, malattie rispettivamente della sinistra e della destra.

Segnalo, oltre alla riflessione di Davide Penna, quella odierna di Fulvio Scaglione su Linkiesta:

La politica ha disertato. Ha preferito nutrire, con quattro soldi e tanta retorica e un grande scarico di coscienza, la strategia dell’intervento umanitario. Che è nobile, salva vite (molte meno, comunque, di quelle salvate dai mezzi militari e dalle navi mercantili) ma non cambia la situazione, non porta da nessuna parte. Quindi, alla fin fine, nemmeno aiuta i migranti, che infatti continuano ad arrivare, a naufragare e a finire nei cosiddetti centri di accoglienza.

Là inizia la seconda tragedia. Dopo il riconoscimento e la visita medica, vengono parcheggiati in condizioni precarie. Cibo non sempre conforme alla loro religione; assistenza medica carente; zero aspettative future degne per a loro vita. C’è chi ha smesso di essere complice dell’illusione che il loro permesso di soggiorno arriverà presto. In tutto questo qualcuno ci guadagna; e se un migrante scappa non c’è problema: si chiama la prefettura e gliene mandano altri.

cona politica migratoria

Personalmente ho ascoltato molte voci di donne e uomini africani, sempre più insistenti per un “Come back to Africa”; là si devono risolvere i problemi causati dagli occidentali che li sfruttano doppiamente: in Africa e in Europa. Ci chiedono di smetterla finalmente di alimentare l’illusione che quei viaggi possano condurli al paese di Bengodi. Chiedono a noi, innanzitutto, di aiutarli in modo diverso; di questa finta accoglienza per lavarci le nostre coscienze, sinceramente, non se ne fanno nulla.

La nostra sfida: non lasciarci strumentalizzare il cuore

Dovremmo quindi sottrarci alla strumentalizzazione emotivista del braccio di ferro – tutto politico e per nulla umanitario – tra la ONG che si era intestardita nell’attraccare in Italia (rifiutando inizialmente gli aiuti offerti e il porto spagnolo disponibile) e il ministro degli interni Salvini che si era intestardito nel rifiutarla. Interroghiamoci sulle autentiche motivazioni di fondo e dissociamoci da chi, a partire dai trattati europei, tratta le persone come merci.

Possiamo entrare nel vero dilemma morale; in questo tragico dramma della coscienza combattuta – come quando non sai se darglielo quel soldino a chi ti chiede l’elemosina, nel timore che possa fargli più male che bene – mai e poi mai sbeffeggiare chi pensa che le cose possano risolversi meglio cambiando il modo di affrontarle, ma avendo sempre a cuore ogni donna e ogni uomo. E, se vogliamo leggere la questione seriamente, senza moralismi da utili idioti, entriamo nel merito politico valutando l’efficacia delle azioni intraprese dal governo, come scrive Lucandrea Massaro: «Gli occhioni alla Bambi lasciamoli ad altri».

La prova vivente è la senatrice a vita Liliana Segre, reduce dal dramma della deportazione, così segnante sulla propria pelle, e non si lascia strumentalizzare né dagli uni né dagli altri.

Dal canto mio, non lascerò che il mio cuore venga inquinato né dagli squallidi #chiudiamoiporti razzisti né dagli squallidi #apriamoiporti dei business umanitari che giocano, rispettivamente, sui sentimenti più bassi o più alti dell’uomo per tirare acqua al proprio mulino; allontaniamoci dalla propaganda sulla pelle delle vere persone, fintamente respinte o fintamente accolte, ma pur sempre trattate come merci, pacchi postali, corpi da gettare contro l’avversario politico.

La sfida della Chiesa e della sinistra: non schifare il Popolo

Mi sia concessa un’ulteriore considerazione. La sinistra politica un tempo voleva essere avanguardia del Popolo; le gerarchie della Chiesa volevano essere “minoranza creativa” nel medesimo Popolo. Si sono trovate entrambe ad essere invece élite, sedicente “illuminata”, che quel Popolo lo schifa. Dagli al populista rozzo, ignorante e puzzone! Poi si lamentano che quello gli voti contro. Allora iniziano a chiedere l’abolizione del suffragio universale per coloro che va di moda chiamare “analfabeti funzionali”; l’educazione universale l’hanno demandata allo spread, che usano per disciplinarci. La superiorità morale si tramuta facilmente in superiorità culturale, in odio sociale – e, di fatto di classe, ma al contrario – e, infine, in superiorità antropologica. Riflettiamo. Torniamo ad ascoltare per davvero, e a odorare di pecora. Perché le pecore a volte conservano un fiuto per i pascoli migliore di quello del pastore.

Piotr Zygulski per il blog Nipoti di Maritain

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