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pubblicato: venerdì, 5 Ott, 2018

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Riforma separazioni e affidi: il circolo vizioso dello sbilancio mediatico – DAL BLOG

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Riforma separazioni e affidi: il circolo vizioso dello sbilancio mediatico

In Italia infiamma il dibattito sulla possibilità che venga introdotta una nuova normativa di regolamentazione delle separazioni coniugali e dei conseguenti affidi dei minori. A memoria di chi segue queste tematiche da tempo, il confronto tra le varie opinioni sul tema non è mai stato così acceso come in questo periodo.

Secondo alcuni inoltre la discussione non è mai stata così tanto minata da elementi inquinanti; specie nell’ambito della comunicazione di massa.

Riforma separazioni e affidi: gli algoritmi

Chiamati a informare sulla delicatissima questione della tutela dei minori nelle fasi separative dei genitori, i media stanno mostrando tutti i limiti della “nuova” comunicazione; cioè, quella che passa attraverso la rete. Ossia quella giungla selvaggia cui accede l’universo mondo; dove l’universo mondo tendenzialmente grida la propria opinione, fondata e argomentata o meno che sia; dove tutto è gratis per l’utente perché egli stesso è il prodotto che viene venduto a chi paga le inserzioni pubblicitarie.

A gestire questa torre di Babele sono gli algoritmi; oggetti misteriosi e alieni, di cui si sente parlare ma di cui pochi sanno davvero. Eppure sono loro a governare i meccanismi dell’informazione sul web.

Si faccia un breve esperimento: se si raggiunge la sezione “news” di Google (dunque, l’aggregatore di notizie pubblicate dai mass media) e ci si danno 90 secondi per trovare almeno tre notizie diverse con chiavi di ricerca come “donna fa violenza a uomo”, o “moglie uccide marito”, o “donna molesta maschio”, o altre varianti simili, si avrà come risultato un elenco di notizie dove si parla di violenza di uomini contro le donne. Ovvero il contrario di ciò che si stava cercando.

In altre parole, l’algoritmo del motore di ricerca ci restituisce quello che vuole lui.

Che è poi ciò che, secondo le sue rilevazioni globali, sono le notizie che l’utenza preferisce. I non attrezzati così sono portati a pensare che news su donne che fanno violenza a uomini non ce ne siano e quindi, con un meccanismo più ampio e profondo, che il fenomeno non esista proprio.

Riforma separazioni e affidi: tutti contro tutti

Queste dinamiche basate sulle preferenze tendenziali degli utenti funzionano anche per l’agenda setting dei mass media. Prima di comporre la propria pagina web, le grandi testate rilevano quali sono i “trend-topic”, gli argomenti che vanno per la maggiore. Dopo di che scrivono e pubblicano di conseguenza, con l’unico obiettivo di creare appeal verso un’audience cui dare le notizie che preferisce, raccontate come preferisce, collocate preferibilmente accanto a inserzioni o pubbliredazionali miratissimi.

Ed è una gara, questa, all’ultimo sangue tra i mass-media. Su internet non c’è semi-monopolio come per la carta stampata o la televisione. Lì è un tutti contro tutti, all’ultimo sangue per conquistare il tanto bramato “click”.

In un mondo come quello virtuale dove, come si è detto, tutti dicono tutto, solitamente urlando e insistendo, per farsi spazio è necessario spararla grossa. Sempre più grossa. Comunque più grossa del concorrente; magari aiutati dall’utilizzo di titoli e immagini ad hoc.

In questo contesto si inserisce il dibattito in corso sulla possibile riforma della legge su separazioni e affidi. Sull’argomento, gli algoritmi utilizzati dal marketing editoriale stanno suggerendo ai media la profittabilità di pubblicare opinioni con un rateo di 3 a 1; ossia tre articoli contro per ogni singolo articolo pro. E ogni articolo contro deve essere esplosivo; mentre l’articolo pro dev’essere di modesta caratura.

Il diritto alla bigenitorialità

Ecco allora che su un tema come il diritto del fanciullo alla bigenitorialità, sancito in diverse convenzioni internazionali vincolanti per l’Italia, richiamato da diverse sentenze di condanna del nostro paese da parte della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, asseverato da numerosissimi studi scientifici e, se non basta, dalla semplice logica di buon senso per cui un bambino ha diritto a frequentare paritariamente mamma e papà, anche quando questi sono separati.

Su questo tema, si diceva, la rappresentazione predominante è eccessiva, sfiora e spesso supera il parossismo; associando in sé altre tematiche, altre cause, tutte potentemente mobilitanti.

Il Corriere della Sera, ad esempio, ha parlato di un rischio di cancellazione dei diritti civili delle donne, a fronte di una mera riforma di separazioni e affidi. Il Fatto Quotidiano ha sostenuto che una riforma ispirata alla bigenitorialità favorirebbe “i padri-padroni”, maltratterebbe i bambini e ricatterebbe le donne. La RAI ha intervistato un’ex dirigente ISTAT, ora giornalista, che si svela come militante femminista e argomenta contro la riforma citando dati che lei stessa aveva elaborato quando lavorava per l’Istituto, gettando un’ombra aggiuntiva su dati già contestatissimi e della cui oggettività è quindi ora legittimo sospettare.

Riforma separazioni: chiamata alle armi

Siamo insomma alla sublimazione dell’eccesso comunicativo; per altro potenziato con titolazioni o immagini suggestive: piedi maschili che schiacciano teste di donne; pugni maschili con donne piangenti sullo sfondo; minori disperati.

L’impressione immediata è di vero allarme, di chiamata alle armi, di mobilitazione contro una deriva “saudita”.

In realtà si tratta di un semplicissimo progetto di legge presentato da un Senatore democraticamente eletto e al momento ancora in una fase di discussione preliminare. Di contro, gli articoli favorevoli a un intervento di riforma risultano sempre un po’ fiacchi, molto tecnici, dunque incapaci, per quanto ragionati (o forse proprio in quanto ragionati), di innescare una reazione immediata di partecipazione emotiva da parte del lettore.

Lo sbilancio dunque deriva dal mix, sovente improprio, tra il tema centrale e altri temi mobilitanti.

Ossia, non attinenti ma capaci di attirare un’audience appassionata e coinvolta. Ossia una moltitudine di consumatori acritici di un’informazione già conforme alle proprie preferenze, perché proprio da esse quell’informazione trae spunto ogni giorno. Un circolo virtuoso, un meccanismo che alimenta se stesso per chi, finanziato dagli inserzionisti, si fa guidare dagli algoritmi.

Un circolo vizioso per la capacità della comunità di confrontarsi positivamente, pacificamente e costruttivamente su temi importanti. Così importanti, toccando essi l’investimento sul futuro (i figli), da dover necessariamente richiedere un approccio più tecnico che ideologico, più scientifico che partigiano, più responsabile che interessato.

Eppure, è nei fatti e riscontrabile dalla diretta osservazione di ognuno di noi, lo sbilancio predomina. Con una vera e propria dinamica da stadio, con la competizione delle curve a chi urla di più insulti più fantasiosi all’avversario, mentre di fatto si dà accesso agli spalti quasi esclusivamente ai supporter di una delle fazioni.

Al centro del campo, a guardare attoniti e sicuramente sfiduciati, resta ciò che saremo noi tra vent’anni, ossia i nostri figli.

Già spezzati dentro dall’evento separativo, continuano a guardare il mondo adulto accapigliarsi per tutt’altro che i loro interessi o diritti. In ciò spinto, ispirato, sollecitato da un’informazione tendenzialmente autoreferenziale e inquinata. Con il rischio che essa diventi una delle maggiori corresponsabili degli ulteriori traumi che quel pezzo di futuro potrebbe continuare a subire.

Davide Stasi

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