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pubblicato: giovedì, 10 aprile, 2014

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Match-Fixing, la lotta continua. Sotto esame questa volta i giocatori di Serie B

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L’ introduzione della figura di “difensore civico”, il rafforzamento del Codice Etico, l’estensione delle attività di formazione già avviate dal 2013 in funzione preventiva ed informativa, dedicate non solo alla prima squadra ma anche ai settori giovanili, sono le iniziative della Lega Serie B che troveranno compimento nel prossimo futuro. Nell’indagine conoscitiva di Transparency e di Università Cattolica di Milano emerge che il 10% dei giocatori considera elevata la reale probabilità di potersi trovare, anche involontariamente, coinvolti in situazioni di match-fixing. Il 42%, ossia la maggioranza, la ritiene di livello medio, il 29% la ritiene bassa e il 13% addirittura inesistente. Solo il 5% non riconosce però il problema come presente. A Roma il forum del progetto europeo “Stop Match-Fixing”, promosso da Transparency International, il network leader mondiale nella lotta contro la corruzione, e supportato dalla Commissione Europea, con un convegno in Unioncamere cui hanno partecipato Giancarlo Abete, Presidente FIGC,Andrea Abodi, Presidente Lega Serie B, Giovanni Panebianco, Direttore Dipartimento Sport del Governo, Roberto Helg, Presidente Camera di Commercio di Palermo, Sylvia Schenk, Senior Advisor di Transparency International Berlino, e Paolo Bertaccini Bonoli di Transparency International Italia.

Lega B e progetto “Match-Fixing”

Nel quadro delle azioni di prevenzione e contrasto al fenomeno degli illeciti sportivi la Lega Serie B ha supportato, in forma sempre più strutturata dal 2012, il progetto Stop Match-Fixing promosso da Transparency International e finanziato dalla Commissione Europea. Il progetto, in corso di realizzazione anche in Germania, Gran Bretagna, Grecia, Portogallo, Lituania, Norvegia e Polonia, ha consentito – grazie alla ricerca condotta da Transparency International Italia e Università Cattolica di Milano su 500 addetti ai lavori della Serie B, perlopiù giocatori – di mettere sempre più a fuoco la problematica e affinare le azioni ulteriori da varare. Le soluzioni prevedono la possibilità dell’introduzione della funzione/figura del cosiddetto “difensore civico” a disposizione di giocatori ed esponenti degli staff per affiancarli, consigliarli, indirizzarli, informarli in tutte quelle situazioni che possono configurare eventuali ipotesi di reati, rispetto a coinvolgimenti involontari o a minacce e pressioni che abbiano relazione con le manifestazioni sportive. Sarà attivato anche un servizio di cosiddetto “whistleblowing” di segnalazione protetta e coperta per quelle situazioni che ormai richiedono, ai sensi della legge, di essere denunciate. Lega Serie B rafforzerà inoltre il già vigente Codice Etico, meglio esplicitando le implicazioni di condotta in casi critici, e valutando con AIC in che forma possa divenire parte integrante anche del Contratto Collettivo, vale a dire l’accordo che regola i contratti di prestazione sportiva che legano le società agli atleti.

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Il sondaggio

Solo il 10% dei giocatori considera elevata la reale probabilità di potersi trovare, anche involontariamente, coinvolti in situazioni di match-fixing. Il 42%, ossia la maggioranza, la ritiene di livello medio, il 29% la ritiene bassa e il 13% addirittura inesistente. Il ruolo del manager con funzioni di procuratore nella percezione della questione è chiave. L’avvalersi o meno del procuratore genera una spaccatura nella percezione di rischio del fenomeno. Chi si avvale di tale figura, infatti, ha una percezione più bassa di potersi trovare coinvolto. Nell’ampio spettro di fattori sottoposti ai calciatori, come possibili cause del match- fixing, le risposte rilevano una generale tendenza ad attribuire il fenomeno a cause esterne al calcio e a motivazioni di ordine macro, quali gli interessi criminali generalizzati, indicati dal 63% del campione, e l’immoralità della società nel suo insieme, che si attesta al 42%. Una buona responsabilità è attribuita anche ai fattori personali che regolano il comportamento dei singoli. Si equivalgono fattori quali l’avidità di calciatori/allenatori/staff (che raggiunge il 42%), la superficialità dei giocatori, che si attesta al 40% e la dipendenza dal gioco delle scommesse di giocatori/allenatori/staff, al 39%. Anche le cause interne al mondo del calcio percepite dai giocatori sono considerate più frutto di possibili motivazioni personali, quali l’avidità-dipendenza dal gioco di giocatori/allenatori/staff e di superficialità dei giocatori. In primo luogo si registra difatti la convinzione che ogni calciatore debba dimostrare di essere una persona responsabile sul campo e fuori dal campo, col 73% di indicazioni di coloro che vi attribuiscono massima rilevanza. Per il 60% di loro si considera che la “strada giusta” sia migliorare norme e leggi attualmente esistenti, in particolare inasprendo le pene.

In collaborazione con Calcio & Finanza


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