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pubblicato: lunedì, 8 settembre, 2014

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Lite Caselli-Guzzanti su ‘La trattativa’

Giancarlo Caselli

“La trattativa”, Caselli scrive al Fatto e attacca la Guzzanti:  “Non si può fare cabaret su un tema così delicato”. Uno sprovveduto, una persone che si fa manovrare dai carabinieri di Mori per non perquisire il covo di Riina. E’ questa l’immagine di Gian Carlo Caselli, ex capo della Procura di Palermo, che emerge da “La trattativa” di Sabina Guzzanti, film sui rapporti “indicibili” tra mafia e Stato. Caselli non ha potuto far finta di niente di fronte a un simile affronto e ha espresso tutta la sua indignazione in una lettera indirizzata al direttore del Fatto Quotidiano.

Giancarlo Caselli

“Gentile direttore,” scrive Caselli, “raccontare con tecnica da ‘cabaret’ la pagina grave e oscura della mancata sorveglianza (certamente non addebitabile alla Procura) e della conseguente mancata perquisizione del covo di Riina è offensivo e non può cancellare né far dimenticare gli importanti positivi risultati ottenuti in quei sette anni di duro e pericoloso lavoro degli Uffici giudiziari palermitani, in stretta collaborazione con le forze di Polizia’. L’ex capo della Procura di Palermo continua elencando tutti i colpi inferti alla mafia negli anni della sua gestione: i boss arrestati, i processi conclusi e i beni confiscati.  Nella lettera vengono citate anche le indagini su Dell’Utri e Andreotti, che hanno suscitato molte controversie ma che rappresentano uno dei simboli di un’attività giudiziaria importante, che secondo Caselli sono presentate dalla Guzzanti come una sequenza di cedimenti che avrebbero ‘inquinato’ gli anni della ‘Seconda Repubblica’. E aggiunge:  “Non tenere conto di questo incontestabile dato di fatto, limitandosi a un piglio di dileggio gratuito equivale a rendere un pessimo servizio alla rigorosa e completa ricostruzione di quanto realmente accaduto che l’autrice del film ritiene essere rigorosa e completa”.

Nell’intervista che Sabina Guzzanti ha dato a Marco Travaglio durante la festa del Fatto a Marina di Pietrasanta, viene mandata sullo schermo la scena in cui Caselli si fa abbindolare dai “trattativisti” che non vogliono perquisire il covo di Riina. La Guzzanti derubrica il tutto a una semplice “licenza poetica”, con l’obiettivo di dare spettacolo ai fatti della storia. Una giustificazione che non ha convinto Caselli, Il quale, negli ultimi tempi, ha avuto qualche attrito con una parte della sinistra di cui la Guzzanti è espressione.

L’attrito nasce dall’inchiesta sui “No Tav” e per la scelta di Magistratura democratica di pubblicare sull’agenda 2014 uno scritto di Erri De Luca troppo “tenero” con la deriva violenta di parte del movimento e continuato quando Caselli ha ricordato il silenzio di alcuni intellettuali compiacenti mentre la magistratura combatteva contro il terrorismo. Attriti compensati però dal sostegno  ricevuto dal Fatto nella polemica che lo ha contrapposto a Pietro Grasso dopo la sia elezione a Palazzo Madama. Una parziale riconciliazione che non ha cancellato le tensioni sul tema della eventuale trattativa Stato-mafia ha generato, in particolare dopo le polemiche con il presidente della Repubblica.

Ilaria Porrone


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3 comments
Michelangelo Romano
Michelangelo Romano

Non si doveva fare la trattativa. Lo stato non doveva essere mafia. La classe politica di oggi é il risultato. Le intercettazioni del capo dello stato dovevano essere pubbliche