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pubblicato: domenica, 14 settembre, 2014

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L’Imperatore Costantino I raccontato da Alessandro Barbero

A scorrere tra i ricordi del liceo, ce ne vengono in mente tanti: Nerone, Augusto, Tito, ma Costantino è sicuramente il più famoso degli Imperatori romani perché, come ci ricorda Alessandro Barbero nel suo intervento, il segno della croce, in hoc signo vinces, l’apparizione e la conversione hanno fatto di lui l’iniziatore indiscusso della cristianità in Occidente.

Ma c’è stato un tempo nel passato (la fine del Settecento) in cui, di fronte alla vulgata costruita attorno a Costantino, si storceva il naso: l’interpretazione dominante diventa così quella di un Costantino politicante, pro-cristiano per ragioni di consenso elettorale. E’ solo con la fine della Seconda Guerra Mondiale che comincia a soffiare un vento di ammirazione e di ossequio per un Imperatore che avviò la strada verso il cristianesimo per l’Impero e per l’Europa.

La forbice si divide: da una parte Costantino che si è avvicinato al cristianesimo e ha messo fine alle persecuzioni privilegiando la chiesa, dall’altro un usurpatore, un generale che diventa Imperatore, costretto a condividere il potere con dei colleghi (che fa tutti fuori) e che negli ultimi anni del suo immenso potere fa uccidere il figlio maggiore e la seconda moglie per motivi affatto chiari.

Se siamo arrivati a sapere così tanto di un uomo vissuto 1700 anni fa è grazie alle fonti che, tuttavia, sono assai differenziate: c’è chi lo osanna e lo innalza a mo’ di Cristo (Eusebio), chi lo smaschera nella sua debolezza carnale (Giuliano l’Apostata) e chi ne esalta caratteristiche positive senza tralasciarne le leggerezze. Tra queste fonti vi è anche la propaganda di Costantino, una comunicazione rivolta ai sudditi attraverso epigrafi (lapidi, iscrizioni su pietra) e cippi stradali: questi sono a suo nome, senza che quelli dei suoi colleghi appaiano.

A ciò si aggiungono le monete, il cui ruolo è importante per due motivi: fanno conoscere il volto dell’Imperatore e ne divulgano un messaggio attraverso uno slogan continuamente aggiornato. Costantino emana slogan dedicati al suo dio preferito, Marte, ai soldati (dai quali riceve sostegno), al dio Sole, per poi preferire i figli onde evitare il riferimento agli dei pagani. Manza tuttavia l’apparizione vistosa della dimensione cristiana ed è come se la dimensione religiosa sia scomparsa. La novità sta nel recto della moneta, nel ritratto di Costantino: se prima gli Imperatori guardavano fisso davanti a sé, Costantino ora guarda in alto, verso Dio. Infine, negli ultimi sette anni Costantino fa battere monete dedicate unicamente all’esercito, ma allo stesso tempo parla ai suoi sudditi di una divinità cristiana buona e venerabile. Non esattamente l’atteggiamento di un onesto cristiano.

 

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