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pubblicato: martedì, 30 settembre, 2014

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Direzione Pd, Renzi stravince, la minoranza si spacca

jobs act

La direzione Pd ha approvato il documento finale sulla delega lavoro. Hanno votato a favore la maggioranza e i giovani turchi, si è astenuta una parte di Area riformista, ha votato contro una parte di Area riformista. I sì sono stati 130, i no 20, 11 astensioni. Spaccata la minoranza, Renzi vince con ampio margine.

RENZI – “Vi propongo di votare con chiarezza al termine del dibattito un documento – esordisce il segretario Renzi aprendo la riunione del partito – che segni il cammino del Pd sui temi del lavoro e ci consenta di superare alcuni tabù che ci hanno caratterizzato in questi anni”. Renzi chiede dunque una posizione certa su “una profonda riorganizzazione del mercato del lavoro e anche del sistema del welfare”. 

direzione pd riforma del lavoro jobs act e articolo 18

“Serve un paese che vuole investire e dare risposte ai nuovi deboli che sono tanti e hanno bisogno di risposte diverse da quelle date finora – continua Renzi –  La rete di protezione si è rotta, non va eliminata ma ricucita, sapendo che c’è uno Stato amico che li aiuta”. “Siamo l’unico partito -prosegue- che discute al proprio interno con una certa animosità, ma questo non può fare venire meno il reciproco rispetto. Chi non la pensa come la segreteria non la pensa come i Flintstones. Chi la pensa come la segreteria non è emulo di Margaret Thatcher”. E aggiunge: “Le mediazioni vanno bene, il compromesso va bene, ma non si fanno a tutti i costi i compromessi. Non siamo un club di filosofi ma un partito politico che decide, certo discute e si divide ma all’esterno è tutto insieme. Questa è per me la ditta”. 

BERSANI – Duro intervento dell’ex segretario.Noi sull’orlo del baratro non ci andiamo per l’articolo 18. Ci andiamo per il metodo Boffo, perchè se uno dice la sua, deve poterla dire senza che gli venga tolta la dignità. Ai neofiti della ditta dico che non funziona così. Io voglio poter discutere prima che ci sia un prendere o lasciare, prima che mi si carichi della responsabilità di far traballare un partito o il governo”. L’ex segretario poi chiarisce: “Secondo me in questa delega lavoro c’è un deficit di capacità riformatrice. Noi abbiamo fatto riforme hard, non mi si venga a dire che non abbiamo fatto niente. Non ci trema il polso, ma con questa riforma perdiamo un’occasione”. Per Bersani non si può “raccontare che non ci sono occupati per colpa dell’articolo 18. Dobbiamo ricostruire una base produttiva”.

D’ALEMA – “Ho sentito una serie di affermazioni senza fondamento. Il fascino dell’oratoria qualche volta non si attiene alla realtà”, afferma. “Non è vero che l’articolo 18 è un tabù da 44 anni, visto che è  stato cambiato due anni fa (dice alludendo alla riforma del 2012,) e di fatto non esiste quasi più. Esiste una tutela residuale, bisognerebbe monitorare gli effetti della norma e poi intervenire su quella norma” ha dichiarato l’ex premier.

Sulla carta i numeri sono favorevoli al segretario, che controlla il 68% dei circa 200 membri della direzione. Oggi inviterà il Pd a valutare la riforma nel complesso, farà la sua proposta che verrà messa ai voti. La minoranza non ha la forza numerica per ribaltare il risultato, ma in caso di sconfitta potrà cercare la rivincita al Senato, dove la maggioranza ha sette voti di vantaggio. Ci sarebbe bisogno quindi di un’intesa con le destre, che secondo Vannino Chiti porterebbe ad “una lacerazione grave per il Pd, il governo, il Paese”.

 direzione pd

I leader della minoranza, in vista di un’eventuale frattura, lanciano gli ultimi appelli all’unità. Bersani ha dichiarato: “Prendere o lasciare sull’articolo 18? Non esiste. Il Pd va preservato e anche il governo, ma bisogna fare ogni sforzo per trovare la miglior sintesi”. Sicuramente, promette l’ex segretario, “non ci saranno spallate.Alla fine la lealtà alla ditta c’è sempre”. Gianni Cuperlo spera in una soluzione condivisa: “Io ho posto questioni con spirito collaborativo per rendere efficace la riforma e fino all’ultimo continuerò a sperare che, da parte del segretario, ci sia l’impegno a trovare una soluzione condivisa”. Più duro Stefano Fassina: “Se il premier oggi alla direzione del Pd persisterà nell’indicare sul tema del lavoro come unica via la cancellazione dell’articolo 18 non saremo con lui. Io – dice – voterò contro”.

Sulla linea più morbida Matteo Orfini, presidente del PD e figura di spicco dei ‘giovani turchi’, che vede ancora margini per un’intesa, sul rafforzamento dei casi di reintegro: “Ci sono le condizioni per un accordo, però servono robuste correzioni“. Intanto però la mediazione di Chiamparino è stata respinta dalla sinistra del partito, D’Attorre avverte: “Se si andrà alla rottura, sarà chiaro come il sole che l’ha voluta Renzi” e continua: “se la linea è l’abolizione totale dell’articolo 18, mi pare complicato non dire di no”. Un no condiviso da Bindi, Boccia, Fassina e Pippo Civati, che vede all’orizzonte la possibilità della scissione.


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18 comments
Francesco Cannata
Francesco Cannata

Sei più falso delle tette di una pariolina quarantenne......

Tonino Proietto
Tonino Proietto

Siamo in attesa di vedere qualche testo delle tutele e delle opportunita'....c'e' da dire che gia' nella vecchia legge 223 MOBILITA' anno 1994 circa...c'erano scritti degli atti da sviluppare per garantire e ricondurre un lavoratore alle opportunita' di lavoro....RISULTATO AD OGGI........TUTTE PALLE......che la speranza si traduca in risultati reali...il tempo delle chiacchiere e' finito....buon lavoro....protoni...

Elena Gobbi
Elena Gobbi

Forza Matteo! L'Italia è con te.. Non lasciarti spaventare dagli scheletri ambulanti del partito...

Max Briganti
Max Briganti

Una pallottola in fronte a te e tutti gli extracomunitari, dopo si che l'Italia riparte

Beppe Roca
Beppe Roca

Ma lascia la riforma fornero cosi com'è e pensa a fare cose più importanti

Beppe Roca
Beppe Roca

Vabbè si ma con quest'uomo è eclatante, sembra che al governo ci sia Forza Italia......

Beppe Roca
Beppe Roca

Okkio caro pinocchio, -80% alle primarie dell'Emilia Romagna sono un chiaro avvertimento degli elettori pd che stai pisciando un po fuori dal vasino....

Trackbacks

  1. […] Il testo sul lavoro promosso da Matteo Renzi e approvato a larga maggioranza dalla direzione Pd è la notizia con cui aprono tutti i giornali oggi. […]

  2. […] paura dei franchi tiratori. E’ ottimista il premier Matteo Renzi, all’indomani della vittoriosa battaglia in direzione PD sulla riforma del lavoro. E a chi gli chiede se sullo Jobs Act si aspetta imboscate al Senato, […]

  3. […] Nel vortice delle polemiche sul Jobs Act e articolo 18 il PD sfonda al ribasso anche la soglia del 39% e si attesta al 38,6%. Dato particolarmente significativo se si considera anche l’innalzamento della astensione ai massimi da dopo le elezioni europee. Tuttavia nessuno dei partiti all’opposizione approfitta di questo scivolone del PD restando ben distanti dal partito guidato da Matteo Renzi e anzi perdendo persino qualche decimale come Forza Italia che sfonda quota 16% e si attesta a un magro 15.9%. […]

  4. […] suoi piani vengano annacquati come adesso la riforma del diritto del lavoro”. Faz scrive che dopo lo scontro col partito Renzi ha dovuto alla fine “arretrare”. Ricostruendo lo scontro sull’articolo 18, ritenuto dal premier “antiquato e […]

  5. […] Dopo la spaccatura di lunedì sera in direzione, la minoranza Pd si lecca le ferite e si riorganizza. L’occasione è quella della Festa dell’Unità di Borgo Panigale di domani, in cui i cuperliani si riuniranno nella prima assemblea nazionale dell’associazione “Sinistradem”. […]