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pubblicato: venerdì, 18 aprile, 2014

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La carta Tsipras per ricostruire l’Europa (e la sinistra)

nuova sinistra tsipras

Lista Tsipras: a Roma un incontro-intervista con Nichi Vendola e Barbara Spinelli, che si sono confrontati sul programma della lista “L’altra Europa con Tsipras”, che ha (quasi) messo d’accordo le mille anime della sinistra radicale italiana.

“Tutto il resto è trojka”. È l’emblematico slogan che ha fatto da leitmotiv all’incontro tra Nichi Vendola e Barbara Spinelli, intervistati da Luca Telese mercoledì 16 aprile al Teatro Vittoria di Roma. Lo ripete dal palco anche il deputato di Sel Nicola Fratoianni, che introduce il dibattito con evidente soddisfazione. Senza dubbio, l’ingresso di Sel nell’ “Altra Europa con Tsipras”, formazione unitaria aggregatasi intorno al leader della sinistra radicale greca, è anche una sua vittoria. L’area “sinistra” che fa a capo a Fratoianni, infatti – minoritaria nel gruppo parlamentare ma nettamente maggioritaria tra la base – ha spinto in tutti i modi per evitare una confluenza dei vendoliani nel Partito Socialista Europeo, che molti già davano per scontata prima del congresso nazionale tenutosi a fine gennaio.

tsipras

Lo stesso Vendola, che fino a qualche mese fa vedeva come una preziosa opportunità un’eventuale adesione al Pse, preso atto degli esiti congressuali, oggi torna sui suoi passi. E di fronte a militanti e sostenitori lancia la sfida, invitandoli ad un’attiva mobilitazione: “Andiamo in Europa non per svolgere un ruolo di testimonianza, ma un ruolo politico. Io mi batto per cambiare l’Europa. Dobbiamo mobilitare per dimostrare a tutti che il cambiamento è alla nostra portata. E il cambiamento non si fa con il populismo. A fronte di una Barbara Spinelli rigorosa ma più aperta al dialogo con i pentastellati  in nome di una serie di interessi comuni,  Vendola non risparmia critiche al leader del M5S, esprimendo tutto il suo sdegno per quella “squallida operazione per la quale dovrebbe chiedere solo scusa. Il problema è che lui non è abituato a chiedere scusa.”  Il riferimento è, ovviamente, alla discussa rivisitazione di “Se questo è un uomo” pubblicata da Grillo sul suo blog.

Non mancano critiche a Renzi, che incarnerebbe, contrariamente a Grillo, un “populismo dall’alto”. Assai severo il giudizio sulle recentissime nomine dei manager: “del fatto che la Marcegaglia sia uomo o donna non me ne importa niente, perché c’è comunque un grave problema, che è quello del conflitto di interessi, una cancrena che il paese dopo vent’anni ancora non ha superato”. Un Pd che, secondo Vendola, avrebbe tradito le aspettative di quel popolo che si recò in massa a votare per i Referendum del 2011, che ha impedito l’alternativa e che non è stato in grado di “mettere in discussione l’egemonia tecnocratica e liberista”.

Tra il pubblico, lo stato maggiore del partito – dall’ex ministro Mussi al vicepresidente della regione Lazio Smeriglio – oltre a qualche candidato alle europee come il giornalista Curzio Maltese, che a chiusura dell’incontro interviene per ricordare che “se nelle zone industriali e nelle periferie di Parigi la Le Pen fa il pieno di voti è anche perché non c’è una sinistra. E la sinistra va ricostruita”. E chi meglio di Tsipras per farlo? “L’idea della lista Tsipras nasce dalla scoperta di come la rabbia poteva tradursi in azione positiva, afferma la Spinelli, tra i primi firmatari dell’appello di Micromega per la lista unitaria della sinistra “per il fatto che non esiste più una sinistra “ufficiale”, la critica espressa con i movimenti di base può diventare un’occasione per ricostruire un legame. La maggioranza degli italiani non vuole uscire dall’euro, ed è questo l’elettorato a cui ci rivolgiamo. Non è un elettorato solo di sinistra, perciò la nostra lista ha un’ambizione maggioritaria. Ricostruire l’Europa e farne una vera unione, perché l’Europa è oggi una disunione”.

L’impegno dunque è per un’Europa vicina ai più deboli, che garantisca i diritti, che difenda l’ambiente, che promuova il welfare. La strada appare tutta in salita, ma già il fatto di aver ricomposto i cocci delle innumerevoli fratture consumatesi negli ultimi anni nella sinistra radicale italiana può essere interpretato come un primo grande passo avanti (“C’è voluto un greco per metterli d’accordo tutti”, scherza un anziano militante in platea), seguito dal raggiungimento delle 150.000 firme necessarie per presentare la lista, obiettivo che fino a qualche settimana fa appariva tutt’altro che scontato.

Vendola continua a parlare oltre il tempo stabilito, si infiamma, seduce, con la sua indiscutibile ars oratoria, appassionato come sempre, si dice certo di un successo. Ma è il primo a sapere che la strada è tutta in salita. Nel suo partito, più di qualcuno non ha affatto condiviso la scelta di abbandonare il Pse, che comunque rimane l’interlocutore privilegiato per cambiare l’Europa (difficile capire come). Ma non è solo da Sel che emergono le criticità. C’è Rifondazione Comunista, ormai ridotta all’osso, con la quale si tenta di ricostruire un dialogo che manca da tempo. Ci sono i Comunisti Italiani, i cui candidati sono rimasti esclusi dalle liste e che non parteciperanno attivamente alla campagna elettorale. C’è quella società civile troppo spesso idolatrata e perennemente in conflitto con gli strenui difensori del partito. Ci sono i sondaggi, a dire il vero non proprio rincuoranti.

Vendola conclude con un monito che sa tanto di autocritica: “ noi abbiamo perso perché abbiamo smesso di dire che questo non è un mondo naturale, ma è un mondo fabbricato sui rapporti di dominio. Non è il migliore dei mondi possibili, lo sappiamo. E per questo abbiamo bisogno di arricchire la nostra battaglia con tanti pensieri e movimenti. Ce la faremo!”  Applausi scroscianti da parte di quella metà di pubblico che è rimasto fino alla fine, Telese prova a riprendere la parola: “Barbara vorrebbe dire un’ultima cosa…ah no, ok niente.” Sono già tutti in fila per uscire, reciproci saluti e abbracci tra i compagni di vecchia data, che si  ritrovano sempre in queste circostanze. I militanti sono convinti, ora tocca trovare i voti. L’entusiasmo, a dire il vero, non è alle stelle. Certo, il 4% è a portata di mano. Ma i fantasmi della Sinistra Arcobaleno e di Rivoluzione Civile ancora incombono, e questa potrebbe essere l’ultima occasione.

Antonio Folchetti


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