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pubblicato: venerdì, 5 dicembre, 2014

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Rapporto Censis: “Jobs Act non creerà nuovo lavoro”

censis

Rapporto Censis 2014: Italia Paese del “capitale inagito”. È questa la fotografia scattata quest’anno dal Censis con il suo rapporto annuale sulla situazione sociale del Paese. Il capitale in questione oltre che quello umano è anche e soprattutto quello culturale. L’Italia avrebbe le potenzialità e le risorse per uscire dal pantano, ma preferisce restare nella crisi. Questa la triste sintesi.

Giovani ai margini del mondo del lavoro

I soldi, causa l’incertezza del momento, non vengono spesi. Ma ad essere risparmiate sono anche, come detto, le risorse umane e “la cultura come valore di sviluppo”. I giovani che in questa epoca dovrebbero trovare il loro habitat naturale vengono sempre più emarginati dal mondo del lavoro. La loro familiarità con le nuove tecnologie dovrebbe fare di loro una risorsa per un Paese come l’Italia che punta a risollevarsi. E invece i giovani sotto i 34 anni costituiscono quasi la metà degli 8 milioni di italiani “inutilizzati”.

È un mondo difficile anche per quelli che, sotto i 34 anni, lavorano già. Il Censis stima intorno ai 4,7 milioni il numero di giovani formalmente autonomi e che vivono per conto loro. Di questi un milione risulta povero ed ha difficoltà ad arrivare alla fine del mese, 2,4 milioni invece non possono prescindere dall’aiuto dei propri genitori. I giovani occupati del nostro Paese rappresentano per il Censis una classe “ibrida”: un aggettivo che ben si addice all’instabilità occupazionale. Aumentano invece del 19,1% i lavoratori over 50. A fare da complice qui la riforma previdenziale.

rapporto censis

La cultura rappresenta una spesa e non una risorsa

Ma l’altro grande capitale “inagito” è la cultura. L’Italia è il Paese della cultura per antonomasia. Nessuno al mondo può vantare i beni ed il patrimonio che può vantare il nostro paese. Eppure qui da noi la cultura rappresenta una spesa più che una risorsa. Abbiamo meno occupati (304 mila) nel settore della cultura di paesi come Regno Unito (755 mila), Germania (670 mila), Francia (556 mila) e Spagna (409 mila). È un settore quello della cultura che altrove, Francia e Germania, è in grado di produrre dai 27 ai 35 miliardi. Qui da noi si ferma a 15,5 miliardi.

I segni negativi

C’è poca fiducia nel futuro e quindi anche nell’istruzione come investimento. Diminuiscono gli iscritti all’università: dal 2008 al 2013 sono calati del 7,2%, gli immatricolati addirittura del 13,6%. E l’incertezza nel futuro non può che ripercuotersi anche sulle nascite: record minimo storico lo scorso anno con 514 mila nuovi nati. Diminuiscono anche gli investimenti: meno 23% in 5 anni. Scendono anche i consumi alimentari: registrato un crollo del 12,9%.

Rapporto Censis: “Italia paese delle sette giare”

L’Italia non cresce. Il Censis lo definisce Paese “delle sette giare”. Le giare, contenitori con una ricca potenza interna ma isolati, ben rappresenterebbero lo schema di una “società liquida che rende liquefatto il sistema”. In ogni giara, in ogni piccolo mondo, ognuno esercita i propri interessi. Piccoli mondi, ognuno a sé stante, che non dialogano tra loro: poteri sovranazionali, politica nazionale, istituzioni, gente e media. È una “profonda crisi della cultura sistemica” che non fa altro che aumentare il clima di incertezza che già intimorisce le famiglie italiane.

Il 60% degli italiani teme lo spettro della povertà: chiunque può diventare povero. Un timore che si riversa in una forma di “attendismo cinico”: non si investe e non si spende. La conseguenza è che “la gestione dei soldi da parte delle famiglie è fatta di breve e brevissimo periodo” scrive il Censis. Dal 2007 al 2013, le uniche voci delle attività finanziarie delle famiglie a non diminuire sono state quelle dei depositi bancari e dei contanti. Quasi la metà delle famiglie, il 45%, risparmia temendo spese impreviste. Spese che potrebbero arrivare a causa della perdita del lavoro o in caso di malattia. Il 36% ha invece voglia semplicemente di sentirsi più tranquillo e “con le spalle coperte” come si legge dal rapporto del Censis.

rapporto censis

Il Censis boccia il Jobs Act

I ricercatori del Censis si dimostrano scettici sull’esito del Jobs Act. Secondo loro non creerebbe posti di lavoro. Dal rapporto si legge: “Considerando la quota dei contratti part-time e a tempo determinato sul totale degli occupati nei Paesi europei, si registra una certa correlazione tra la loro diffusione e più alti tassi di occupazione”. Il tasso di occupazione in Italia nel 2013 è stato pari al 59.8%, di cui il 17,9% di part-time e il 13,2% di contratti a termine. In Paesi con un tasso di occupazione maggiore del nostro, Germania col 77,1% e Paesi bassi con il 76,5%, risulta superiore anche la percentuale di contratti a tempo determinato. Quindi, la centralità che il Jobs Act vuole dare al lavoro a tempo indeterminato non è detto che possa incrementare il tasso di occupazione.


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21 comments
Stefano Chiaramello
Stefano Chiaramello

Una legge senza ancora emendamenti... Su cosa lo deducono?? Tanto per dirne una...

Beppe Roca
Beppe Roca

Grazie Mattè sei un amico. Ah c'è da ringraziare anche quello che compare nelle foto scottanti.... grazie grazie. W il Pd.

Giovanni Bravi
Giovanni Bravi

Il Censis mi sembra l'organizzazione più adatta a parlare di posti di lavoro... farei intervenire più spesso De Rita che è un vero esperto su come creare nuovi posti di lavoro. PS: parlo ovviamente del De Rita padre, non del figlio, che per pura coincidenza è direttore generale al Censis, nominato dal presidente

Matteo Shanty De Petrillo
Matteo Shanty De Petrillo

guarda se si mettono in mostra le idee del M5S per dare lavoro... no si parla solo di grillo che sbraita, di dissidenti e di espulzioni... che merda di informazione..

Marco Corvi
Marco Corvi

Ma che scoperta..... però potrebbe creare nuova disoccupazione! Che non fosse questo l'obiettivo?

Adriano Buoso
Adriano Buoso

Angela noi siamo falliti nel 2011, ci ha salvato Draghi, comperando il nostro debito pubblico, con la contrarietà dei tedeschi. Da allora siamo commissariati dall'Europa!

Adriano Buoso
Adriano Buoso

Quella di Renzi è una riforma che andava fatta 10 anni fa!

Vincenzo Lopriore
Vincenzo Lopriore

Il jobs act è una solenne presa in giro che non solo non creerà lavoro, ma come al solito favorirà le grandi aziende ,che da gennaio potranno man mano che scadranno i contratti a tempo determinato ,non rinnovarli e sostituirli con i nuovi contratti senza pagare contributi per tre anni...

Angela Pad
Angela Pad

Cavolata, in realtà i conti erano.migliori allora. Fu un colpo di stato con attacchi finanziari estermi

Angela Pad
Angela Pad

Ancora chi.pensa che l'ITALIA stava fallendo.,.. ci fu.un.colpo.di stato e subiamo un attacco.finanziario esterno per farci paura con lo spread, in realtà i conti erano più apposto allora di adesso. Sveglia

Martina Buda
Martina Buda

Forse il Censis gufa contro la strabiliante riforma del lavoro renxiana??

Adriano Buoso
Adriano Buoso

Ci vorranno cinque anni per recuperare i danni fatti dal 2005 al 20 11, anno in cui siamo falliti e messi in amministrazione controllata dall'Europa, per non farci fallire definitivamente!

Francesco E Basta
Francesco E Basta

Certo non creerà lavoro proprio come faceva il padre di renzi con le sue aziende! Solo fufa!

Nicola Berardi
Nicola Berardi

Legge delega approvata ieri, decreti attuativi totalmente mancanti (e quindi contenuti assolutamente sconosciuti), il Censis con la sfera di cristallo riesce a fare una previsione in 24 ore. Complimenti davvero, dei fenomeni.

Niccolò Lanzoni
Niccolò Lanzoni

il rapporto lo facciamo uscire il giorno dopo che hanno approvato il provvedimento? Accidenti, utile!

Lorenzo Gucciarelli
Lorenzo Gucciarelli

Quando le macchine sostituiranno interamente gli uomini non ci sarà nemmeno più il bisogno di discutere se il jobs act consentirà o meno di creare nuovo lavoro... basta vedere nelle banche e nei supermercati... perchè mai un imprenditore dovrebbe assumere qualcuno quando lo stesso lavoro può essere svolto da una macchina che ti permette di ridurre notevolmente i costi (es: niente pensioni, costi previdenziali, etc...)?!