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pubblicato: mercoledì, 11 febbraio, 2015

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Isis: verso l’operazione di terra

Le postazioni dell’Isis continuano a essere pesantemente bombardate ma i raid aerei sembrano non essere sufficienti. Toccherà all’esercito iracheno condurre un’operazione di terra contro lo Stato Islamico.

I raid arabi

L’esecuzione del pilota giordano Muadh Al Kasasbeh, la minaccia che la stessa sorte possa capitare ad altri piloti, hanno determinato la più grande operazione aerea che Amman abbia mai lanciato dai tempi della Guerra dei sei giorni del 1967. Anche gli Emirati Arabi, che avevano interrotto i raid in Siria per timore che i suoi piloti venissero rapiti, hanno inviato una squadriglia di caccia F 16 in supporto dei giordani.

Tuttavia, la rappresaglia giordana sembra avere più un valore simbolico e politico che delle effettive conseguenze sulle sorti della guerra al Califfato. Come ha detto al The Guardian Mustafa Alani del Gulf Research Centre di Dubai “anche se la rabbia giordana è giustificata non può aggiungere molto in termini militari”. Infatti, anche se i giordani “stanno rispondendo all’uccisione del proprio pilota, hanno pur sempre soltanto 20 F 16. Adesso che le infrastrutture e gli obiettivi fissi sono stati colpiti, i raid stanno raggiungendo il loro limite di utilità. L’efficacia degli attacchi aerei dipende da un lavoro di intelligence molto accurato che in questo momento manca”.

isis

Operazione di terra

Alani, come altri analisti, sostiene la necessità di un’operazione di terra contro l’Isis rivolta, innanzitutto, alla conquista di Mosul, seconda città dell’Iraq dall’importante posizione strategica, in mano agli jihadisti dallo scorso giugno. D’altra parte, i paesi della coalizione araba, al momento, non sembrano intenzionati a inviare i propri militari; l’Arabia Saudita si è dichiarata comunque disponibile a fornire un forte sostegno finanziario all’operazione.

Le responsabilità di condurre l’attacco di terra verso Mosul, con tutta probabilità, saranno poste sulle spalle delle deboli autorità di Baghdad. Resta da capire però quanto le monarchie sunnite siano disposte a sostenere una “liberazione” condotta dall’esercito iracheno, la cui forte componente sciita è accusata di compiere atrocità settarie nelle aree riconquistate. Per quanto riguarda la Siria, gli Usa cominceranno ad addestrare ed equipaggiare l’opposizione siriana “moderata” in primavera.

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